Mercoledì 24 Aprile 2019
   
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"Con un piede nella fossa" conquista la Capitale

Stefano de Carolis (2)

Il saggio di Stefano de Carolis è stato insignito del Premio Nazionale "AlberoAndronico"

"Con un piede nella fossa", l'opera prima di Stefano de Carolis, compie la terza trasferta a Roma e anche questa volta lascia nella città capitolina una traccia tangibile della sua portata rivoluzionaria nel mondo della storiografia contemporanea.

Stefano de Carolis (1)

Il saggio del nostro concittadino, pubblicato da LB edizioni, è stato selezionato tra i finalisti della dodicesima edizione del Premio Nazionale "AlberoAndronico", superando il severo vaglio della giuria di esperti che lo ha scelto tra oltre seicento opere provenienti da tutta Italia e dall’estero. Così, venerdì 15 marzo, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, il giornalista e Sottufficiale dell'Arma de Carolis è stato insignito del "Premio Speciale della Cultura e del Presidente".

«Un trattato di altissimo valore storico-sociale che attraverso la minuziosa ricerca di documenti d’archivio esclusivi tra cui il primo “pizzino” italiano della storia e gli aneddoti spiegano lo sviluppo della criminalità organizzata di tipo camorristico e mafioso in Puglia e in particolare della malavita e camorra barese, dal 1861 al 1914». Questa la motivazione che ha spinto i giurati a premiare gli oltre 15 anni di laboriosa ricerca che hanno portato de Carolis a ricostruire la storia della malavita barese a partire dall'Unità d'Italia, fermandosi volutamente alla soglia della Prima Guerra Mondiale, evento dirompente che muta radicalmente le dinamiche del tessuto civile e sociale del Paese.

Stefano de Carolis (1)

Un'accurata ed affascinante indagine documentale, patrocinata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e dall' Associazione Grafologi Forensi, che trova lo snodo centrale nel racconto del primo "maxiprocesso", celebrato a Bari alla fine dell'Ottocento, durante il quale oltre duecento imputati furono condotti alla sbarra poiché ritenuti affiliati alla "malavita".

Con il suo lavoro de Carolis ha avuto il merito di mettere in luce un capitolo della nostra storia sconosciuto anche negli ambienti giudiziari e di riesumare dalla polvere degli archivi documenti di straordinaria importanza storico-giudiziaria. Un esempio su tutti - come spiega de Carolis nell'intervista che segue - è il più antico "pizzino" di malavita che si conosca fino a oggi: siamo nel 1901 e il camorrista e capoclan Mauro Savino, rinchiuso nelle carceri baresi, scrive su un fazzoletto il testo della "Canzone di Amelia la disgraziata", utilizzando una serie di codici criptati per inviare ordini e messaggi ai sodali in libertà.

 

"Con un piede nella fossa" continua a riscuotere consensi. È soddisfatto di questo nuovo riconoscimento?

«Certamente! Un premio inaspettato che mi riempie di gioia e soddisfazione. La classica fortuna del principiante!».

 

Tra gli ospiti della sera c'era anche lo scrittore libanese HafezHaidar, candidato al Nobel per la Pace. Ha avuto modo di conoscerlo?

«Purtroppo non ho avuto occasione, ad ogni modo la serata è stata molto bella e lunga, con un numerosissimo pubblico. Al termine della cerimonia, Pino Acquafredda, presidente del Premio, ha concluso inquadrando egregiamente lo spirito dell'iniziativa, definendola un incontro d’arte e cultura, simbolicamente un abbraccio tra chi condivide emozioni e idee, tra generazioni diverse che si arricchiscono, formando quell’esperienza speciale che è la cultura».

 

Sappiamo che ci sono importanti novità in vista. Può anticiparci qualcosa?

«Il prossimo 28 marzo presenterò il libro presso l’Ordine degli Avvocati di Bari. L’incontro, patrocinato anche dalle camere penali di Bari e dal movimento forense, si intitola “Similitudini tra vecchio e nuovo associazionismo mafioso” e sarà accreditato dall'Ordine degli Avvocati di Bari, permettendo dunque l'acquisizione di crediti professionali. Altra importante novità è quella dell’interessamento da parte del Ministero di Giustizia al mio saggio e soprattutto all’ormai famigerato fazzoletto di cotone scritto nelle carceri di Bari, il "pizzino" di camorra più antico che oggi si conosca. Il Ministero sta pensando di organizzare una tavola rotonda dove si dibatterà sulle mafie vecchie e nuove e delle novità storiche-giudiziarie riguardanti Bari e la provincia. Il "pizzino", temporaneamente, dovrebbe essere esposto nella capitale, come simbolo di lotta e contrasto a tutte le mafie».

Foto Zhanna Stankovych

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