Domenica 24 Marzo 2019
   
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Un Carnevale d’altri tempi

Carnevale storico Turi (2)

Dal viale dei ricordi la memoria di una tradizione persa col tempo

Risale al 2011, l’ultimo ricordo turese del Carnevale. Quinta e ultima edizione, dopo tanti anni di oblio, in cui, su volontà del parroco Don Maurizio Caldararo della Parrocchia Maria SS. Ausiliatrice, da Largo Marchesale, un carro allegorico raffigurante l’Unità d’Italia e l’Unione tra i popoli e tante maschere colorarono le vie turesi. Una pennellata di colore, sfumature allegre e divertenti, in un paese che si spegneva sempre più, e che oggi, ricorda, nostalgico, anni passati in cui il Carnevale era vita, era incontro, era festa per tutte le famiglie.

Carnevale storico Turi (3)

“È più semplice salire in macchina, pagare un biglietto e partecipare alla grande sfilata di Putignano. Oppure guardare con invidia le vicine cittadine di Sammichele o Casamassima dove ancora, persiste, la tradizione antica della sfilata, dei festini o della pentolaccia”. Turi si spegne, sempre più. Porta la sua luce a pochi chilometri di distanza, lascia la sua allegria in feste che non le appartengono, ma che si godono con pochi sacrifici, poche spese, poca fatica.

Sono in tanti a ricordare però quei vecchi tempi. Quegli anni in cui, tanta voglia di far festa, di mettere le mani in pasta, o meglio in cartapesta e semplicità, permettevano di realizzare una sfilata che coinvolgeva famiglie intere. E sono gli stessi turesi a ricordarlo, attraverso fotografie e memorie lasciate impresse nel diario virtuale di Facebook, ritrovate, ingiallite, in cassetti che custodiscono gelosamente i ricordi più belli, di carri realizzati da Peppino Scotella è da artigiani locali e portati in strada da carri e trattori di turesi. Era festa. Era allegria. Era divertimento a poche spese. Scuole, parrocchie, associazioni, Amministrazione, un paese intero che nel pomeriggio del martedì grasso si incontrava, come in una grande festa, a colorare l’inverno turese.

È con Mino Miale che percorriamo il viale della memoria cittadina, un percorso che possiamo anche leggere tra le pagine del Quaderno 1 “Sulle tracce”. “L’inizio del Carnevale turese (quello gestito dall’Arciconfraternita del Purgatorio) apriva i festeggiamenti iI 17 gennaio, giorno dedicato alla festa di S. Antonio Abate. Turi non ha una “maschera” co­me Farinella (Putignano) e non vanta la tradizione dei “festini” (Sammichele) o quella del fischiet­to in terracotta (Rutigliano).

Carnevale storico Turi (1)

Il carnevale è stato per secoli, anche a Turi, la più importante delle feste allegoriche, festeggiato il martedì grasso fino al suono delle campane delle Ceneri, indice che iniziava la Quaresima. L’importanza del nostro carnevale è nella singolarità della trama rappresentativa, testimoniata dall’articolo del 1898, apparso sulla rivista “Illustrazione popo­lare” a firma di Carlo Orlandi. L’autore narrava che il nostro carnevale (allora centenario) trattava di un argomento storico che si intrecciava a leggendarie credenze popolari, condite di religiosità e teatralità popolare.

Il riferimento storico testimonia una delle pagine più tragiche della Puglia. È il dramma che sconvolse il meridione d’Italia nel 1799, in seguito alla proclamazione della Repubbli­ca Partenopea, durata dal 22 gennaio al 23 giugno 1799. Di conseguenza si organizzò il sanguinoso travolgimento della Repubblica Giacobina, soprattutto ad opera dei “Sanfedisti”, bande di “lazzari” guidate dal cardinale Fabrizio Ruffo, che organizzò l’ esercito denominato “Armata cristiana e reale”. Il suo compito era di scoraggiare con violente spoliazioni gli abitanti delle città repubblicane. Ruffo, conquistate Catanzaro e Crotone, puntò su Altamura coadiuvato dalla guerriglia di famosi briganti come “Fra’ Diavolo” e “Pane di grano”. Altamura fu destinata all’epopea col famigerato “sacco”.

E leggiamo da Giovanni Bruno: «…Turi non poteva temere spedizione punitiva dai sanfedisti che si muovevano da Conversano, poiché non aveva attuato alcuna iniziativa democratica, ma quando la massa apparve presso il paese, per dirigersi verso Acquaviva, il sindaco, volendo evitare l’invasione dell’abitato da tale torma di assassini, fu costretto a promettere il versamento di 1.200 ducati, i quali furono consegnati in Altamura al cardinale Ruffo e al commissario Battifarano…».

Carnevale storico Turi (4)

La somma fu chiesta in prestito al marche­se e ottenuta all’interesse dell’8%, debito che costituì motivo di tributo per i cittadini fino al 1808. Nel canovaccio, che prendeva come spunto lo scoraggiamento delle orde del cardinale Ruffo ad opera delle “Anime del Purgatorio”, si intrecciavano solidamente gli avvenimenti storici con una sorta di esorcismo collettivo (combattere la paura del brigantaggio), pronto ad agire da Largo Pozzi in posizione vantaggiosa, per disperdersi sulla strada in seguito frequentata dai trafficanti contrabbandieri, denominata “la tarantina”. Era la strada che collegava il golfo di Taranto con l’Adriatico, toccando il territorio di Gioia del Colle e di Turi nella contrada la Difesa, già contrada Selva tetra e che terminava a Mola di Bari.

Ma la chiesa cattolica mal tollerava questo spazio festivo di trasgressione extra-quotidiana sotto forma di “renovatio temporis”, in grado di rafforzare l’identità di gruppo. Il carnevale diventava un mezzo di comunicazione tra vivi e morti, mediato come era dalla nostra confraternita del Purgatorio; esso si concludeva con un simbolico banchetto, che, co­me agape, metaforicamente evocava il ricordo de “L’ultima cena”. La festa si concludeva in osteria, lasciando spazio al consumo sfrenato di cibo, vino e spensieratezza fino al tocco della campana dalle “Ceneri”, richiamo alla penitenza, contrapposta al periodo della “elevazione della carne”, inizio della quaresima, periodo in cui si aboliva l’uso della carne.

Il Carnevale di Turi seguiva una regìa raffinatissima, capace di modellare i segnali doppi, am­bivalenti. Le grossolane pitture murali rinve­nute in un locale di via XX settembre, già nel 1910 adibito ad osteria sulla “via dei Pozzi”, consentono una visione per immagini dell’ar­gomento […]”.

E se l’attualità storica era il soggetto di quegli anni, dal viale dei ricordi riaffiorano sempre nuove allegorie delle realtà politiche del tempo. Temi che si ripetono ancora oggi, ma su prodotti non turesi a cui noi stessi applaudiamo e elogiamo e che mostriamo ai nostri bambini come frutto del lavoro creativo che a Turi si è perso, ma che sarebbe bello ritrovare.

C.D.

Commenti  

 
Pendolare
#2 Pendolare 2019-03-13 20:28
Non solo il carnevale... Si pensa e si parla solo di politica in questa paese e basta. Risultati 0
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Mino Miale
#1 Mino Miale 2019-03-12 15:59
Grazie Cinzia, è fondamentale specie in questi anni distratti, TESTIMONIARE di Turi ! ;-)
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