Martedì 21 Maggio 2019
   
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Mario Avagliano e l'ANPI raccontano il 'razzismo degli italiani'

Razzismo ANPI (1)

Sabato 23, nelle sale del polivalente di Turi, si è svolto un seminario dal titolo "Che Razza di italiani siamo?". Nell'intento degli organizzatori, ANPI Turi e Didiario, c'è quello di far raccontare da Mario Avagliano, il razzismo degli italiani dal 1938 al 1944. Ma la domanda è ambivalente perché interroga oltre che il passato, il nostro presente, considerato che negli ultimi 5 anni gli episodi di razzismo documentati, aggressioni fisiche e verbali, alle persone e alle cose di persone di etnia, cultura e religione diversa, sono aumentati.

La storia dei dispositivi razziali, diventati legge nel 1936 contro le persone di colore e nel 1938 contro ebrei e altre minoranze, può illuminare il nostro presente e può permetterci di aprire una prospettiva sul futuro, o forse proprio il desiderio di vivere un futuro senza razzismo ci porta ad interrogarci sul passato. Così questo studio di Mario Avagliano, insieme a Marco Palmieri, è stato pubblicato nel libro "Di pura razza italiana" (448 pg., BaldiniCastoldi, 2013).

Il seminario nasce dalla convinzione di Renzo De Felice, storico del fascismo, che gli italiani abbiano subito passivamente i provvedimenti razzisti, oltre che la propaganda. Tutto il seminario è stato una lunga ed esaustiva descrizione, con fonti storiografiche alla mano, dell'errore che De Felice commise, mostrando invece che gli italiani si dichiararono razzisti e avanzarono una loro condotta razzista sotto vari risvolti. Le fonti interrogate dai due storici sono diari dell'epoca, lettere a Mussolini contenute nell'archivio centrale dello stato, articoli di giornali con la firma degli intellettuali razzisti e antirazzisti, verbali delle forze dell'ordine e le relazioni delle spie che il regime assunse su tutto il territorio nazionale. Il risultato è impietoso. Quello che viene fuori è un enorme rimosso di ciò che avvenne in quegli anni fino ad avere la convinzione autoassolutoria per cui gli italiani siano brava gente; ma questa affermazione è falsa.

Razzismo ANPI (3)

Le leggi razziali nascono nel '36 e sono decreti che regolano le relazioni con le persone di colore, e lo fanno all'indomani della guerra in Etiopia e della proclamazione dell'impero. Così il governo fascista sente l'esigenza e l'opportunità di affermare la superiorità della razza italiana rispetto alle popolazioni del sud del Mediterraneo e dell'Africa. La dittatura aveva la censura e impediva che ci fosse una stampa libera, il Minculpop (Ministero della cultura popolare) inviava i comunicati stampa che i giornali riportava integralmente. Era vietato che si riportassero notizie di cronaca, come rapine e uccisioni, mentre da quegli anni, cominciarono ad essere date le notizie di cronaca di reati, reali o presunti, fatti da ebrei. L'effetto che ne seguì fu che la percezione degli italiani era convinta che tutto il crimine in Italia fosse per mano degli ebrei. Molti giornalisti in ebra in quegli anni si prestarono a questa propaganda e scrissero articoli velenosissimi nei confronti degli ebrei.

Dopo la pubblicazione del "manifesto della razza" del luglio del '38, molti intellettuali italiani, storici, storici dell'arte, letterati, etc., fanno a gara nel cercare, in maniera forzosa, nella storia di Italia precursori del razzismo: così in quegli anni, Dante Alighieri diventa antisemita. Dalla propaganda si passa alle prime misure legislative razziste: vengono espulsi dalle aule scolastiche e universitarie studenti, professori e presidi. Ma come fu la reazione dei più piccoli a questo? O quale fu la reazione dei docenti? I bambini ebrei raccontano che i loro compagni di classe cambiavano marciapiede quando si incrociavano per strada, o le amiche di una ragazza non gli rivolgevano più la parola. Mentre una maestra, dopo aver fatto l'elenco e aver individuato gli alunni ebrei, facendoli uscire esclama "fuori di classe, brutta ebrea". Ma il razzismo entra anche nei programmi scolastici. Si pensi ad un tema dato ai bambini di una classe delle scuole elementari che chiedeva di far spiegare agli alunni "perché sono più civile di un bambino che vive nella giungla". I docenti universitari non dimostrarono quasi nessuna solidarietà nei confronti dei loro colleghi ebrei espulsi, accettando le cattedre ormai vacanti. Si conta un solo caso di rifiuto in tutta Italia, quella del professore Massimo Bontempelli.

Razzismo ANPI (2)

Nel settembre del '38 vengono espulsi gli ebrei stranieri e compaiono scritte come "negozio giudeo" su alcuni dei negozi di proprietà di ebrei, mentre alcuni italiani mettono cartelli con su scritto "negozio ariano". Nell'ottobre dello stesso anno, arriva un pacchetto di provvedimenti approvato all'unanimità della camera e con soli dieci contrari al senato, in cui vengono espulsi gli ebrei dai gangli dello stato. La relazione delle spie riporta che il consenso degli italiani è molto alto oltre che una parte di indifferenza.

Si riportano di discussioni in cui si dice: "dovrebbero bruciare la sinagoga" o simili. C'è approvazione anche dalle classi più benestanti. Significativa è la lettera di uno studente universitario che scrive a Mussolini: "Caro Duce, il popolo italiano attende con spasimo atroce che venga definitivamente eliminata la stirpe ebraica dal sacro suolo della patria". Mario Avagliano, nel leggere queste parole, commenta facendo notare che sembrano parole scritte da un nazista.

Gli speculatori colgono l'occasione di fare affari, acquistando la merce che i commercianti ebrei cercavano di vedere, e facendo finta di essere dispiaciuti, compravano i beni ad un terzo del loro valore. L'opposizione a questi provvedimenti fu poca anche tra gli antifascisti, ma ci fu; si ricordi tra gli altri quella del sindacalista pugliese Giuseppe Divittorio e di Benedetto Croce.

Con lo scoppio della guerra la propaganda passo da ritenere gli ebrei un corpo estraneo ad essere il nemico della "patria", arrivando ad allestire diversi campi di internamento su tutto il territorio nazionale, tra cui uno ad Alberobello ed uno a Gioia del colle. Questi arresti furono fatali per gli ebrei perché poi furono deportati nei campi di concentramento e tra gli otto mila deportati solo 827 tornarono sopravvissuti. Ma contenporaneamente a queste genocidio, continuato anche da parte dei nazisti e dei fascisti della RSI (repubblica sociale italiana), ci sono prove di almeno 500 giusti che aiutarono gli ebrei, nascondendoli o aiutandoli a fuggire. Si pensi tra questi al famoso ciclista Bartali che nascose documenti falsi nella scocca della bicicletta rischiando la sua vita.

Mario Avagliano, a conclusione della relazione e del racconto, pone una domanda a tutto l'auditorio, quella che fece Enzo Biagi a Primo Levi: come è stato possibile tutto questo? E lo scrittore torinese Primo Levi rispose: "facendo finta di niente".

ANTONIO ZITA

Commenti  

 
Piero divitini
#6 Piero divitini 2019-03-15 11:06
Piripicchio con nome anonimo come la tua storia che vuoi raccontare ,senza il fascismo tu non avresti nulla da dire o vendere i libri . i comunisti vivono grazie al fascismo .per me fascismo e comunismo sono uno peggio dell altro
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Piripicchio
#5 Piripicchio 2019-03-14 13:48
Essere definito comunista perchè antifascista per me è una medaglia.
I fascisti devono rinraziare il PCI se quella lista non si è allungata.
Tu parli per slogan sentiti o letti da qualche parte,la Storia è un'altra cosa.
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Piero divitini
#4 Piero divitini 2019-03-12 12:14
Vittime dei partigiani c e un elenco di persone uccise .difficile ammettere i vostri crimini
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Piero Divitini
#3 Piero Divitini 2019-03-11 13:19
Pirpicchio il solito comunista .
Dice ammesso vuoi nascondere delitti dei comunisti .posso darti lezione d italiano quando vuoi .questa vostra superiorita cultura vero razzismo .ci castate sempre.
Io non dimentico le foibe.
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Piripicchio
#2 Piripicchio 2019-03-10 15:35
Dico sempre che la lingua italiana viene prima di tutto. Gli italiani dell'epoca che tu citi erano così antirazzisti che mandarono ai forni crematori migliaia di italiani. Ammesso che le foibe siano stati massacri,e che li abbiano perpetrati i titini,quanti slavi hanno ucciso l'esercito italiano e le milizie fasciste dal 40 al 43?
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Piero divitini
#1 Piero divitini 2019-03-08 21:38
Quante chiacchiere !
Italiani nel 1936 al 1944 non sono mai stati razzisti .quanti italiani sono stati uccisi in croazia da tito
Oggi il razzismo non solo per colore della pelle ma anche chi crede di aver cultura superiore
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