Mercoledì 24 Aprile 2019
   
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Insieme per affrontare il Cyberbullismo

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Con Guillermina Carcina una guida pratica per i genitori.
Esperti ed esperienze a confronto

È stato un appuntamento rivolto a grandi e bambini, al mondo scolastico, ai genitori, alle famiglie tutte, quello presentato presso la Casa delle Idee nella serata di mercoledì 16 gennaio. È la psicoterapeuta e counsellor ad orientamento analitico-transazionale Guillermina Carnicina a tessere le fila di una problematica che ha trovato spazio, in un'utile linea guida, “Il cyberbullismo spiegato ai genitori”. È stato questo l’argomento di una conversazione “a cuori aperti” - come è stata definita dagli organizzatori- presso la sala congressi della struttura turese.

La grave emergenza sociale del bullismo in tutte le sue forme ha come teatro proprio la scuola e la casa, i luoghi in cui i ragazzi dovrebbero vivere più serenamente la propria esperienza di crescita affettiva e culturale. È per questo che è importante che la scuola, come la famiglia, facciano squadra intorno a chi è vittima di maltrattamenti da parte di coetanei. Insieme, perché l’attivazione di un canale comunicativo diretto tra i diversi ordini di scuola e la famiglia può rendere tempestivi il riconoscimento del bullismo e il suo contenimento.

Sono questi gli elementi cardine della serata, aperta da Alina Laruccia, che ha visto incrociare i pensieri e i percorsi di realtà scolastiche di comuni limitrofi -assente quella turese-, di Cristina Baldi, Giudice onorario del Tribunale di Bari, Daniela Damiani, Pediatra di Turi e Patrizia Palmisano, referente Usp per il Cyberbullismo.

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“Ovviamente, il primo passo utile è quello di coglierne gli indizi, spesso volutamente occultati dalle vittime, per paura o per vergogna”. Da un dolore di pancia, ad un mal di testa, a sintomi inspiegabili che si verificano in maniera continua e senza alcuna origine fisica reale, come ha evidenziato la pediatra Daniela Damiani portando l’esperienza del suo studio medico pediatrico di base. Solo alcuni esempi di malesseri psico-fisici campanelli d’allarme per chi osserva i ragazzi. È agli adulti – gli insegnanti, i collaboratori scolastici, i genitori – che si rivolge “Il cyberbullismo spiegato ai genitori”, l’opera della dott.ssa Guillermina Carnicina. Il suo intento è quello di fornire preziose indicazioni per rendere visibile e gestibile il fenomeno del bullismo, sia esso diretto o mediato da internet.

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Un “gioco di squadra” insomma, contro una delle piaghe sociali più spinose e dilaganti ai nostri giorni. “Occorre una vera e propria rivoluzione culturale che le istituzioni dovrebbero porre in atto nei confronti delle famiglie” - ha specificato la dottoressa Carnicina. “Tra le caratteristiche che delineano il fenomeno del cyberbullismo, ci sono innanzitutto la facilissima accessibilità e la pervasività! La rete ormai è ovunque: non c’è nessun luogo in cui possiamo dirci al sicuro dai pericoli che ne derivano. Spesso dimentichiamo che, quando andiamo a postare in rete una foto oppure in video, con estrema leggerezza, noi cessiamo di essere i proprietari di quel contenuto e lo consegniamo in maniera definitiva e permanente alla rete. La rete è “gli altri” e gli altri non sempre hanno intenti sani. Altro grave errore è considerare il cyberbullismo una serie di scaramucce tra ragazzi, perché si tratta invece di una vera e propria disfunzione patologica della comunicazione sulla quale occorre intervenire in maniera intensiva e capillare” - ha concluso l’autrice.

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A difendere, se così possiamo dire, il concetto di rieducazione, la dottoressa Cristina Baldi che ha toccato gli aspetti strettamente giuridici del cyberbullismo, in rifacimento alla legge del 2017 che consta di 71 disposizioni. “Tengo a chiarire molto bene un concetto: qualunque episodio di bullismo va prontamente segnalato alle autorità preposte! Non farlo sarebbe peccare realmente di moralità e non avere il minimo senso civico, contribuendo a qualcosa di altamente distruttivo per la società” - ha puntualizzato Cristina Baldi, chiarendo che: “Non deve spaventare quella che è la giovanissima età degli aggressori. Non è un peccato che un ragazzo sia sottoposto a processo e che sia aperto un fascicolo a suo carico. Il vero peccato è che ciò non venga fatto: per la società, per lo stesso aggressore e per la vittima”.

Parole che inducono certamente a riflettere, quelle della dottoressa Baldi, spronando la scuola e magari le stesse famiglie (famiglie che spesso tendono invece ad “ammantare”, a minimizzare, o a non voler vedere) a denunciare alle autorità senza paura e senza vergogna, per quello che è veramente bene per il ragazzo. Perché infatti un grave errore e non ammettere, come è emerso nella conversazione. Siamo “vittime” di una società malata dove sono i genitori i primi “bulli” che non ammettono neanche di fronte all'evidenza le colpe dei figli. In tutto questo, la scuola sarà sempre in prima linea nella lotta al bullismo. È bene che se ne parli continuamente, ma continuamente non bisogna smettere di “fare” praticamente.

C.D.

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