Giovedì 13 Dicembre 2018
   
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La mafia uccide. La cultura rende liberi

L'intervento della dott.ssa Eugenia Pontassuglia

All’Ites “Pertini” il Magistrato Antimafia Eugenia Pontassuglia

Giustizia, legalità, mafie. Sono questi gli argomenti della mattinata di lunedì 12 novembre. È l'auditorium dell’Ites “Pertini” ad ospitare il Magistrato Eugenia Pontassuglia, applaudita dai ragazzi del primo anno dell’istituto superiore e dagli studenti del terzo anno dell’Istituto Comprensivo “Resta De Donato Giannini”. Ad accogliere il Magistrato, il dirigente reggente, il prof. Tricase e la prof.ssa Savino del Comprensivo.

Il prof. Tricase, la dott.ssa Pontassuglia e la dott.ssa Savino

La nostra società si trova ad affrontare una emergenza speciale, dovuta alla continua espansione del fenomeno della criminalità organizzata. Non esistono più zone geografiche specifiche, ma il fenomeno mafioso si è esteso a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, infiltrandosi nel tessuto politico, sociale ed economico del nostro paese. E se Sicilia, Calabria e Campania sono le regioni italiane maggiormente corrotte dall'associazionismo mafioso, è l’intera penisola a essere imbruttita da ramificazioni sempre più dirompenti. Ma non solo l’Italia…

La criminalità organizzata, però, è una realtà di fronte alla quale i giovani non devono essere spettatori passivi, ma nuove sentinelle della legalità del futuro. Si spera sempre che, di generazione in generazione, qualcosa possa cambiare; lo sperano in molti e tutti coloro che spendono volentieri il loro tempo a parlare di legalità ai giovani nelle scuole. Si è soliti, erroneamente, identificare i giovani come persone un po’ superficiali, lontani dalla realtà, che vivono nel loro mondo fatto di smartphone e web invece, quando ci si ritrova di fronte a loro, a trattare temi abbastanza complessi, a volte con stupore, ci si rende conto che sono molto più profondi e coinvolti di quanto si possa pensare.

legalità ites 2018

Le mafie sono realtà spesso silenziose che si intrecciano con la vita economico-sociale del paese, grazie alla complicità di imprenditori e liberi professionisti compiacenti come certi politici facilmente corruttibili. Per questi motivi, nella lotta alla criminalità è centrale il tema culturale ed il ruolo delle nuove generazioni.

“Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Questa frase pronunciata da Paolo Borsellino è ripetuta durante la mattinata attraverso il video proposto in apertura dell’incontro e nel corso della chiacchierata. Legalità significa giustizia, libertà, rispetto, uguaglianza e coraggio. Bisogna insegnare ai ragazzi ad essere futuri adulti liberi in grado di rispettare il prossimo, capaci di esprimere le proprie opinioni liberamente avendo il coraggio di non abbassare lo sguardo di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, all’illegalità.

“L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza”. G. Falcone “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti”. P. Borsellino

L'excursus storico di Stefano de Carolis

La lotta alla mafia passa soprattutto dall’istruzione, ecco perché la formazione culturale di base deve essere accompagnata dalla cultura dell’antimafia.

Domande, interrogativi, riflessioni, parole sono scaturite dall’incontro con il Magistrato che ha lasciato ai ragazzi un compito, quello di riflettere e portare a casa il senso vero della legalità; il coraggio di parlare, la forza di dire “no” ad una barbarie che la storia insegna aver portato solo tanta sofferenza e distruzione. Una storia che è stata ripercorsa dal giornalista Stefano De Carolis, sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri autore del volume "Con un piede nella fossa", invitato dalla dott.ssa Pontassuglia ad intervenire per raccontare la genesi del fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, che affonda le sue radici in dinamiche sociologiche e rituali a molti sconosciuti.

C.D.

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