Martedì 11 Dicembre 2018
   
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Pertini, nostro concittadino!

Busto Pertini (1)

A quarant’anni dalla sua Presidenza, il ricordo della Puglia

1978-2018. Esattamente quaranta anni fa, Sandro Pertini fu eletto Presidente della Repubblica italiana. Il suo nome, la sua figura, il suo essere è impresso nelle menti e nella cultura italiana. Un Presidente, un uomo che tutti amarono e continuano ad amare e ricordare, senza distinzione di colori politici, unicamente per il suo pensiero, il suo vissuto coraggioso, la sua difesa della libertà, la sua lotta all’immoralità pubblica.

Nella giornata del 2 ottobre, nella giornata che ricorda gli Angeli custodi e festeggia i nonni, la Puglia si è fermata per ricordare il nonno degli italiani, Sandro Pertini, con appuntamenti che lo hanno visto protagonista e con ricordi che mai verranno cancellati. A farsi promotore di questa iniziativa, il “Movimento Diritti Civili di Puglia”, presieduto da Enzo Bonavita, che ha voluto dedicare un busto a Sandro Pertini nel luogo che lo ha visto imprigionato per diversi anni e dove strinse profonde amicizie. È infatti nel Carcere di Turi che prende il via la manifestazione in ricordo di Sandro Pertini, in quelle mura che lo videro fare amicizia con Antonio Gramsci. All’iniziativa hanno aderito la “Fondazione Giuseppe Di Vagno”, presieduta da Gianvito Mastroleo, l’Associazione “Murattiano” di Franco Neglia, l’Associazione “Socialistideuropa” di Onofrio Introna, l’IPSAIC, diretto da Antonio Leuzzi, l’Istituto di Studi Storici “Filippo Turati”, l’Associazione “Sandro Pertini” di Firenze e i Socialisti di Puglia.

È davanti ad un numeroso pubblico di sostenitori, scolaresche, autorità civili, politiche e militari, il Commissario Prefettizio Andrea Cantadori, i due vicecommissari Giangrande e Fantetti, il Comandante della Polizia Municipale, Raffaele Campanella, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Gioia, Ennio Maglie e il Maresciallo della locale Stazione dei Carabinieri, Mastromarino, che ha dato il benvenuto a tutti la Direttrice della Casa di reclusione di Turi, la dott.ssa Mariateresa Susca che ha accolto con piacere l’invito e la volontà di apporre, al fianco del busto di Gramsci, anche quello di Pertini. Parole celebrative sono state spese dagli intervenuti che non hanno mancato di sottolineare la grandezza della persona, del politico, dell’uomo che fu Sandro Pertini.

«Abbiamo dato vita al Comitato “Un Busto per Pertini - spiega Vincenzo Bonavita - presieduto da Simonetta Lorusso Lenoci, attraverso il quale abbiamo lavorato per organizzare una intensa giornata in onore di questo grande innovatore della politica». E il pensiero di tutti va ai giovani, a quelle scolaresche presenti all’interno del Carcere e a tutti quei ragazzi lì fuori a cui Pertini indirizzava le sue parole. È a loro che si è rivolto anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, prendendo la parola: «L’antifascismo in Puglia ha tanti luoghi importanti, ha tanti luoghi di martirio che possono costituire un momento di ricostruzione del pensiero e di seria riflessione, per onorare i valori che lo stesso Sandro Pertini incarnò nella sua vita». A fianco del sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha liberato dalla sua copertura il busto di Pertini, realizzato della scultrice Antonella Dibello, tra le note del M. trombettista Nello Salza dell’orchestra di E. Morricone.

«Sandro Pertini – ha proseguito Emiliano – senza nulla togliere a coloro che son venuti dopo, è stato il Presidente che ha incarnato l’idea stessa di Repubblica nata dai valori della Resistenza ed è stato l’espressione di un modo autentico di fare politica: strada per strada, a contatto con la gente, riuscendo a ritrovare quella connessione sentimentale con il popolo, per citare un altro gigante della storia che è stato rinchiuso anche lui in questo carcere, Antonio Gramsci».

Secondo il Presidente della Regione «Pertini è stato un uomo del passato che ha sempre guardato al futuro. Un socialista autentico, che guardava ai giovani, ai diritti e soprattutto al principio di uguaglianza tra i popoli. Da Presidente della Repubblica riusciva a tenere insieme le cose più belle del nostro Paese e lo faceva naturalmente, senza l’aiuto di spin doctor. Riusciva a non sbagliare le battute, non perché qualcuno gli consigliava cosa dire, ma perché quelle battute venivano fuori dalla sua testa».

Un fiume di applausi hanno coronato un progetto, divenuto realtà, di dare lustro ad un uomo che “è andato via in punta di piedi” lasciando segni indelebili del suo passaggio. Ed un segno, anzi, un profondo ricordo della sua vita, è stato dedicato ai presenti da Gianvito Mastroleo, presidente della Fondazione Di Vagno che, raccontando il ritorno di Pertini al Carcere di Turi nel marzo 1980, ha fatto rivivere il momento di “incontro” con l’amico Gramsci. «Ero alla sua sinistra, percepimmo tutti il suo grande sgomento: lo lasciamo entrare da solo, curvo più che mai; rispettammo la sua emozione e il suo dolore. Giunse nei pressi del letto, chinandosi lo toccò con entrambe le mani, quasi per abbracciare ancora il suo amico; raccolto ed emozionato si soffermò alcuni minuti. A tutti noi parve un tempo interminabile.
Asciugati gli occhi umidi riuscì a pronunciare solo queste parole: “Era un fratello per me, era un fratello”; e dopo una breve pausa “.... ma litigavamo, eccome se litigavamo”. Detto questo si poggiò, meglio si abbandonò al mio braccio destro: ne avvertii, eccome, tutto il peso, che non era solo fisico.
Era il peso, tuttora intollerabile, dell’ingiustizia subita da lui e da quegli Uomini colpevoli solo di combattere la sopraffazione e il fascismo; ma era anche il materializzarsi del valore ineguagliabile e immortale che questi Uomini, colpevoli solo di amare e difendere la libertà, con il loro sacrificio, con la loro capacità di pensiero e di lotta hanno consegnato a ciascuno di noi il monito a combattere il fascismo; e che a noi tocca custodire, stare in guardia contro ogni ricorrente rigurgito».

 

Gramsci e Pertini sulla porta del Carcere

Sotto un timido sole autunnale, tra lo sguardo emozionato del Movimento Diritti Civili di Puglia, è dinanzi alla Casa di Reclusione, sotto la targa che ricorda la prigionia di Antonio Gramsci, che è stata deposta una targa in memoria di Sandro Pertini.

Flash e microfoni hanno invaso l’ingresso del Carcere dove il professor Antonio Liuzzi, presidente dell’Istituto pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, e Vincenzo Bonavita, presidente del Movimento Diritti Civili di Puglia, hanno tenuto un breve discorso commemorativo.

«Questa struttura diventa oggi un punto di riferimento nazionale per la Storia dell’antifascismo - ha preso la parola Liuzzi - attraverso Gramsci e Pertini». «Ancora oggi molti aspetti della sua vita sono ancora poco conosciuti. Pertini, a partire dal 1944, voleva unificare il Paese ancora diviso in due. Fu il primo deputato vittima della violenza. La sua visita in Puglia, si caricò di un alto significato simbolico, ricordò i caduti, i personaggi che si batterono per l’unificazione. Volle tutelare la memoria storica italiana e per questo ne siamo riconoscenti». «A Turi disse ai giovani, ricordando Moro: “La libertà l’abbiamo conquistata con la lotta al fascismo e combattendo per la liberazione. Oggi dobbiamo lottare per mantenerla. Le nuove generazioni non devono subire quello che abbiamo sofferto noi”. Grazie a Turi, a tutti gli intervenuti, alle scolaresche presenti».

Dopo "Il Silenzio" suonato dal Maestro Nello Salza, Bonavita ha fatto cadere la copertura e la targa a Sandro Pertini ha conquistato l’applauso generale.

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