Venerdì 17 Agosto 2018
   
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Scoperte le "vere" reliquie di Sant'Oronzo

Reliquia San'Oronzo

Sabato 11 agosto i fedeli potranno venerare la più antica immagine del Patrono di Turi

Grazie alla clamorosa scoperta di Stefano de Carolis - sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, ricercatore e giornalista - il prossimo 11 agosto Turi accoglierà le "vere" reliquie di Sant'Oronzo.

Come ricorderete, lo scorso 19 giugno una delegazione turese - composta da don Giovanni Amodio, dal sub Commissario Sebastiano Giangrande e dallo stesso de Carolis - si era recata a Zara per concordare con le autorità civili ed ecclesiastiche croate i protocolli per il trasferimento della cassettina reliquiario che, almeno fino ad oggi, si riteneva contenesse il capo del nostro Santo Patrono.

«Il giorno dopo l'incontro istituzionale - racconta de Carolis - ci siamo recati con Mons. Josip Lenkić, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Zara, nella città di Nona. Qui abbiamo visitato la chiesa di Sant'Anselmo e l'annesso museo, che raccoglie straordinarie opere d'arte sacra molto antiche. Durante la visita in questo museo, con molto stupore, ho notato un'altro "scrigno" chiaramente riferibile a Sant'Oronzo».

 

L'intuizione dei "due Santi"

Reliquia Sant'Oronzo dettaglio

In un primo momento de Carolis ipotizza che si possa trattare di un secondo reliquiario - che a quanto gli viene riferito custodirebbe una costola del Martire - riferibile sempre al Santo preservato a Zara. Poi la sorpresa: i Santi sono due.

«Nella stessa sera - prosegue il ricercatore turese - il parroco della chiesa di Sant'Anselmo ci ha mostrato un breviario risalente all'inizio dell'800 che, tra le varie orazioni ai Santi venerati in quella città, riportava anche un'orazione a devozione di Sant'Oronzo Martire. Nella premessa si precisa che la preghiera va recitata "davanti alla reliquia del capo di Sant'Oronzo, martirizzato in Gallia sotto Diocleziano".

È qui che ho intuito che la cassettina di Zara, quella che originariamente doveva arrivare a Turi, non poteva essere ricondotta al nostro Patrono. Difatti, come tramandato dall'agiografia ufficiale, il nostro Sant'Oronzo è stato martirizzato a Lecce 250 anni prima di Diocleziano (ovvero all'incirca nel I secolo d.C.); inoltre, oltre ad essere Martire, è stato il primo Vescovo di Lecce».

 

Il ritorno in Italia e l'instancabile ricerca

Appurato che ci si trovava di fronte a due reliquie differenti, de Carolis ritorna in Italia ed inizia ad approfondire la questione attraverso una scrupolosa disamina del materiale storiografico esistente. Dopo vari contatti con gli studiosi zaratini ed in accordo con don Giovanni Amodio, l'Arcidiocesi di Zara invia i documenti della "svolta": le schedature delle due cassettine (quella di Zara e quella di Nona) eseguite dal prof. Nicola Jaksic, ordinario di Storia dell'Arte altomedievale e bizantina presso l'Università di Zara.

«Il professor Jaksic - precisa de Carolis - in questi anni si è occupato di oreficeria antica, concentrandosi sul problema dei modelli usati dai vari maestri medievali per la creazione delle figure a sbalzo nell'area del Veneto e del Friuli, lungo tutta la costa orientale dell'Adriatico, fino all'odierna Montenegro. È dunque una delle fonti più accreditate per dirimere la questione in esame. Analizzando il suo lavoro, abbiamo avuto la conferma definitiva che è la cassettina conservata a Nona, risalente all'11esimo secolo, a custodire la reliquia del nostro Sant'Oronzo».

«Il reliquiario a forma di scrigno - aggiunge il ricercatore turese - è in legno rivestito in argento dorato, fregiato da sette medaglioni, collegati tra loro da nodi dai quali spuntano delle foglie stilizzate. Da un lato è inciso il busto di Cristo affiancato dagli arcangeli; dall'altra parte ci sono le immagini di San Grisogono (al centro), di San Giacomo (a sinistra) e Sant'Oronzo Vescovo (a destra) con elementi stilistici bizantini.

La scoperta incredibile dal punto di vista archeologico e storico è proprio nel medaglione di Sant'Oronzo, che ritrae il Martire con gli abiti talari vescovili in atto di benedire, accompagnato dall'incisione S. A. Ronci: si tratta della più antica immagine del Vescovo di Lecce che sia stata finora rintracciata».

Reliquia San'Oronzo


Le congratulazioni degli studiosi leccesi

Post Mario Cazzato

Il rinvenimento della delegazione turese permette a Turi di salire in cattedra e aggiungere un pregevole tassello nella storia dell'archeologia bizantina. Una scoperta tanto rilevante da non passare inosservata nel mondo accademico leccese, destando l'interesse di chi da anni si occupa di ricostruire la vicenda storiografica e agiografica di Sant'Oronzo.

Ad applaudire questo successo anche Mario Cazzato, storiografo e architetto, tra gli esponenti di spicco del panorama culturale salentino.

«Ho contattato Mario Cazzato, noto per le sue ricerche sul barocco leccese, per chiedere se ci fossero delle iconografie antiche di Sant'Oronzo. Cazzato - ci rivela de Carolis -mi ha confermato che quella ritrovata che quella ritrovata al momento è l'unica esistente; finora si poteva fare affidamento solo su una Passio Christi risalente al 1500. Inoltre, visto che la cassettina di Nona è datata all'11° secolo, lo storiografo salentino ha avanzato un probabile collegamento con la distruzione della città di Lecce operata intorno al 1150 da Guglielmo 'il Malo', sovrano normanno del Regno di Sicilia: potrebbe essere proprio in questa circostanza che le reliquie di Sant'Oronzo sarebbero state trasferite a Zara».

«Tra l'altro, tra il I e il II secolo d.C., è attestata a Lecce la presenza di argentieri molto bravi, che lavoravano per conto della Zecca. In futuro - conclude de Carolis - sarebbe interessate avviare una seria comparazione scientifica tra il reliquiario ritrovato a Nona e alcuni frammenti di oreficeria dell'epoca che sono conservati a Lecce. Potrebbero emergere inedite ed illuminanti rivelazioni sulle origini della cassettina».

F.D.

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