Sabato 18 Agosto 2018
   
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Michela Marzano all’Ites “Pertini”

Marzano all'Ites di Turi (2)

Si chiude con i ragazzi delle classi quarte e quinte, sezioni A e D, nella mattinata del 14 aprile, l’incontro degli autori nelle scuole ospiti della rassegna Didiario.

Le parole traducono emozioni, veicolano messaggi, creano contatto tra le persone. Quando queste mancano, le emozioni restano intrappolate dentro di noi e, quando sono negative, possono devastarci. Con questa riflessione si è aperto l’incontro con l’autrice Michela Marzano, ordinaria di filosofia morale all’Università "Descartes" di Parigi, nonché editorialista de “la Repubblica”. L’incontro con la scrittrice, che si colloca all’interno della rassegna Didiario promossa dalla libraia Alina Laruccia, è stato fortemente voluto dalla professoressa Maria Compagnone che ogni anno coinvolge gli studenti nella lettura di romanzi dal forte impatto emotivo.

Tanti i temi trattati, tutti estremamente attuali e afferenti alla sfera adolescenziale, come la competitività, l’incapacità di riconoscere il malessere interiore, dargli un nome, tradurlo in parole e chiedere aiuto, i disturbi alimentari, il suicidio.

“L’amore che mi resta”, il romanzo presentato durante l’incontro, ha un’origine autobiografica. Come la ragazza descritta nel libro, anche l’autrice ha tentato il suicidio e, diversamente dal personaggio frutto della fantasia, Michela Marzano è stata salvata. Tutte le vicende narrate, il percorso interiore dei protagonisti, è il tentativo dell’autrice di consegnare a sua madre e ai genitori che hanno vissuto la tragedia di perdere un figlio le parole che avrebbe voluto che le fossero rivolte se fosse venuta a mancare.

È stato un incontro intenso che ha visto la partecipazione attenta degli studenti coinvolti e che ha aperto numerosi spunti di riflessione su tematiche importanti.

"L'amore che mi resta" è un commovente romanzo sulla maternità. Affondando il bisturi nel dolore assoluto, l'autrice trova le parole esatte per nominarlo. Ci racconta che siamo nudi, vulnerabili. Eppure, quando smettiamo di chiedergli salvezza, l'amore ci salva.

Con quali parole si può raccontare la storia di una madre che perde una figlia?

Come si affronta la perdita di un figlio a causa di un suicidio? Come si sopravvive all’incapacità di saper reagire?

“La sera in cui Giada si ammazza, Daria precipita in una sofferenza che nutre con devozione religiosa, perché è tutto ciò che le resta della figlia. Una sofferenza che non si deve aver paura di affrontare. Neanche il marito e l'altro figlio riescono ad aiutarla; davanti ad una simile perdita, ricominciare a vivere sembra un sacrilegio. Daria si barrica dietro i ricordi: quando non riusciva ad avere bambini e ne voleva uno a ogni costo, quando finalmente ha adottato Giada e il mondo «si è aggiustato», quando credeva di essere una mamma perfetta e che l'amore curasse ogni ferita”.

“L’importante è accogliere. È questo l’amore. Che non ripara, ma accetta. Non basta, ma soccorre. Il mio errore è stato quello di pensare che il mio amore ti avrebbe salvata, esattamente come il tuo arrivo aveva salvato me. Ma nessuno salva nessuno, nemmeno tu potevi salvarmi, dovevo solo fare pace dentro di me, come anche tu dovevi fare la pace dentro.” “L’importante è accogliere. È questo l’amore. Che non ripara niente, ma accetta. Non basta mai, ma soccorre”.

"Per anni mi sono chiesta cosa sarebbe successo a mia madre se, quella notte di ormai vent'anni fa, invece di risvegliarmi dopo molte ore di coma, fossi morta", racconta la Marzano.

"Mi ci è voluto molto tempo prima di realizzare che, se quella notte me ne fossi andata via, forse nemmeno mamma ce l'avrebbe fatta. E che trovare le parole per dire questa perdita radicale e irreversibile non era più solo un desiderio, ma un'urgenza". Michela afferma allora che questo romanzo è il libro che avrebbe voluto che sua madre avesse letto se non ce l’avesse fatta, perché qui ha trovato le parole per passare dal 'perché' sia avvenuto al 'come' uscire dal dolore: “accettazione ed il perdono di sé”… e ricominciare.

Impariamo ad Amare le nostre imperfezioni.

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