Venerdì 21 Settembre 2018
   
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Pagine di storia incontrano il presente

Ruggieri a Turi (10)

Riccardo Riccardi e "La notte della Rabbia" all’Ites "Pertini"

È nella giornata che ricorda la Donna, i suoi diritti, le sue uguaglianze, la sua difficoltà a rendersi e farsi considerare pari all’Uomo, che l’Ites “Pertini” di Turi incontra e conversa con Riccardo Riccardi.
Sono i ragazzi del quarto e quinto anno che, nella mattinata di giovedì 8 marzo, presso l’auditorium scolastico, applaudono all’incontro organizzato da Stefano De Carolis che ha offerto loro, attraverso le pagine de “La notte della Rabbia”, Einaudi edizione, un’importante lezione sugli anni di piombo.

Dopo i saluti ai presenti del Dirigente Scolastico, prof. Andrea Roncone, è il professor Osvaldo Buonaccino d’Addiego ad accompagnare i presenti all’incontro con l’ultimo lavoro di Riccardi. Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, Roberto Riccardi, si spoglia della divisa d'ordinanza ed indossa i panni di scrittore. Da capo dell’Ufficio Stampa dell’Arma dei Carabinieri di Roma, Riccardi, barese di nascita, turese da parte di madre, “il mio trisavolo era Guglielmo De Donato", Riccardi si pone come scrittore e giornalista, autore di un noir che promette tensione e intrigo.

“Quello di Riccardi non è un solito thriller; è un intreccio di storie, un incrocio di tempi. È un presente, quello degli anni ‘70, che incrocia e si scontra con il passato, gli anni ‘40, gli orrori della Shoa”.

Un incrocio di epoche, un intreccio di pensieri, di memorie, di vite che sfociano in un romanzo che ha poco di fantasia e che può regalare emozioni come pochi. “Scrivo sin da quando ero un bambino… poi ho messo da parte questo mio interesse e sono diventato un Carabiniere”. “In realtà ho fatto questa scelta - ha spiegato al termine dell’incontro - dopo aver letto “Il giorno della civetta” di Sciascia. Ha scatenato in me un senso di giustizia che mi ha portato a scegliere di lavorare prima in Sicilia, poi in Calabria, risalendo la penisola”.

“L’occasione per affrontare questo argomento, invece, è giunto dopo l’incontro, a Roma, con Alberto Sed, un ottantanovenne romano sopravvissuto ad Auschwitz. Da quel giorno, le nostre vite sono cambiate. Lui è diventato un testimone, che va nelle scuole a parlare degli orrori nazisti. Io sono diventato uno scrittore”.

Sguardo fisso sui ragazzi, quello di Riccardi, su quelle vite a cui attraverso le sue parole parla Alberto Sed, lontano da Turi per problemi di salute, ma sempre vicino ai ragazzi a portare la testimonianza della sua vita. Ad accompagnarlo, sempre quel tatuaggio: la stella ebrea, la "I" che indica la sua provenienza, Italia appunto, e A 5491. "Durante il nostro primo incontro - rivela Ricciardi - mentre lui mi parlava, io non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel numero, che gli fu impresso a 17 anni”.

Chiaro e ben evidenziato, durante la mattinata, il riferimento che l'autore fa al rapimento di Aldo Moro, memoria storica di una Nazione che non dimentica e ha impresso nella sua mente i giorni tragici della sua morte. A portare un ultimo messaggio, Simeone Maggiolini, in prima fila all’incontro e ancora vigile nei suoi ricordi. Ed è infatti con un messaggio di non dimenticare la nostra storia, di non dimenticare quello che è stato e di imparare da quel che libri e parole raccontano che si è chiuso l’appuntamento con la storia italiana e mondiale, con un applauso a Riccardo Riccardi e un ringraziamento a De Carolis.

 

La trama - Un noir drammatico sullo sfondo degli Anni di Piombo e un protagonista difficile da dimenticare: un autentico eroe riluttante. Roma, 1974. I terroristi delle Sap hanno rapito il professor Marcelli, astro nascente della politica nazionale. Le indagini che il colonnello dell'Arma Leone Ascoli avvia insieme al giudice Tramontano si presentano subito complesse. L'unico appiglio è la presenza di una testimone. Come se non bastasse, alla porta dell'ufficiale bussa «Bepi», un ex partigiano che gli ha salvato la vita ad Auschwitz: l'uomo gli comunica che l'aguzzino del campo si trova in città sotto falso nome e gli chiede di consegnarglielo. Il problema è che l'ex SS è diventato un agente doppio, in bilico fra le due anime di una Germania divisa dalla conferenza di Yalta. Intanto le Sap lanciano un ultimatum: o lo Stato libera il loro capo, o Marcelli verrà giustiziato. Per Ascoli sono ore drammatiche. Nella sua mente passato e presente si rincorrono, e sono molte le cose con cui si trova a fare i conti: prima fra tutte la sua coscienza.

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