Giovedì 26 Aprile 2018
   
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Un pezzo alla volta…

Evangelisti Carcere Turi

L’esperienza in Carcere raccontata dagli evangelizzatori

“È nel vostro volto che io rivedo Gesù, è in voi che lo incontro... Solo lasciandoci amare davvero, rinunciando completamente al nostro io, al nostro egoismo potremo essere Trasfigurati e iniziare con Lui quel cammino di conversione per una vita nuova ricca di Lui e del suo Amore!”.

Sono queste le parole del Vescovo Favale che riassumono una delle esperienze più emozionanti della loro vita per alcuni ragazzi dell’Azione Pastorale giovanile della Diocesi Conversano - Monopoli. Un “cammino di doni”, se potete permetterci questo termine, durato tre giorni, dal 23 al 25 febbraio. Un'immersione totale, in “Un pezzo alla volta…”, che ha visto protagonisti nella Casa di Reclusione di Turi alcuni ragazzi della Diocesi di Conversano Monopoli.

Guidati da Don Nicola D’Onghia e Don Stefano Mazzarisi, assieme all’Associazione Fratello Lupo, due ragazzi turesi assieme ad altri di Conversano, Polignano a Mare, Putignano e Castellana Grotte, hanno “costruito il puzzle delle Beatitudini e vissuto un’esperienza che “mai potremo dimenticare”. Evangelisti Carcere Turi 2

È arduo pure per noi riportare in parole le loro emozioni, catturare in poche righe la luce dei loro occhi, non banalizzare e semplificare il nodo che ogni ricordo, ogni parola, ogni sentimento hanno scalfito nella loro esistenza.

“Siamo entrati carichi di paure, ansie, dubbi… siamo usciti lasciando una parte del nostro cuore lì dentro. Affetto, speranze, legami che resteranno fissi nella nostra mente e che mai potremo dimenticare…” - ci racconta uno dei ragazzi turesi che quest'anno ha deciso di dedicarsi a questa missione di evangelizzazione. Per lui la prima volta, per altri già consapevoli di quello che poteva accadere, per tutti un cammino che li seguirà per la vita.

“È difficile descrivere questa esperienza, tre giorni lunghi ed intensi. Giorni in cui abbiamo cercato di portare un sorriso ai nostri fratelli e momenti forti dove abbiamo imparato noi da loro. Abbiamo ricevuto un grande dono e abbiamo fatto dello stesso, un dono agli altri. Grazie Signore per tutte quelle persone, emozioni, sensazioni, parole, condivisioni, amicizie che ci hai donato e nelle quali ti abbiamo incontrato. Li porteremo sempre nel nostro cuore”.

“Con i carcerati abbiamo vissuto gran parte della loro giornata. Il primo giorno è stato quello della conoscenza. Molti ci hanno incontrato, tanti hanno continuato a seguirci, alcuni hanno interrotto il loro percorso. Siamo entrati nelle loro celle, abbiamo pranzato con loro e, se devo essere sincero, ci hanno preparato un pranzo buonissimo. Sembrava un giorno di festa, così ci hanno detto. Tutti assieme, attorno ad un tavolo, a conversare come fossimo tutti amici, anche se qui, ci ha raccontato un detenuto, non abbiamo amici”…. Evangelisti Carcere Turi 3

Attraverso i loro occhi “abbiamo conosciuto la mancanza di libertà, l'impossibilità di vedere il sole, abbiamo sentito le loro sofferenze, i loro pentimenti e la paura di ricadere in errore”.
Sono loro coetanei quelli a cui hanno parlato, sono i loro cuori quelli che hanno incontrato parole di speranza e fiducia, sono le loro mani che al termine di questo percorso hanno incrociato, abbracciato e stretto, in un pianto di emozioni per quello che ognuno di loro ha portato nelle loro vite.
“Ognuno di loro ha la consapevolezza di quel che ha fatto, ma tutti loro hanno paura di dover tornare a farlo, perché teme il rifiuto sociale, teme di essere additato, ha paura di non avere una seconda chance. Pregheremo per loro - ha aggiunto l’evangelizzatore - perché possano avere speranza.

“È difficile fidarsi di qualcuno, a volte fidandosi si percorrere la via sbagliata. Poche volte mi capita di fidarmi di qualcuno, tu sei una di quelle. Vedo in te occhi sinceri e orecchie pronte all'ascolto. Mi hai aiutato a sfogarmi. Mi hai donato un sorriso. Hai portato luce in un luogo dove prevale il buio sia esteriore che interiore. Mi hai accettato per quello che sono senza pregiudizi. Grazie, in questo luogo questa parola non c'è nel nostro vocabolario ma a te mi sento di rivolgerla perché mi hai guardato con occhi diversi. Forse mi starò sbagliando? In te ho riscoperto il vero senso dell'amicizia. Non provavo tutto questo da molto tempo. Semplicemente GRAZIE!”- è così che un detenuto ha salutato un nuovo amico, consapevole che la loro amicizia non è come si può credere, non potrà continuare, ma sarà impressa nella loro esistenza, li unirà per sempre.

Rifarai questa esperienza? Gli abbiamo chiesto. “Non so - aggiunge sospirando tra brevi secondi - non so se sarò pronto e in grado di farlo nuovamente”.

Commenti  

 
vito totire
#1 vito totire 2018-04-14 16:28
Vi ammiro per questa vostra esperienza,
anche se io non entro in carcere per "evangelizzare" ma per avvicinare il carere alle finalità sancite dalla Costituzione repubblicana;
vi ammiro anche perché, oltre alla vostra, la esperienza più forte in Italia è quella della Caritas di Benevento il che conferma che la esperienza cristiana ha il merito di molti tra i pochi raggi di luce del sistema penitenziario;
Associazione fratello lupo? Ce ne fossero in tutte le città sede di carcere mentre purtroppo (ancora oggi) c'è chi scrive spudoratamente ai g


iornali (e pubblicano pure le loro lettere) che bisogna "gettare via la chiave...";

grazie del vostro impegno.

Vito Totire

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