Domenica 17 Dicembre 2017
   
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Si torna a scuola...

Nicola Iacovazzi

La parola al direttore Nicola Iacovazzi: 90 anni e non dimostrarli

Chi non conosce il direttore Iacovazzi? È nato il 15 agosto di 90 anni fa. Parliamo con lui di scuola. Uno dei pochi abilitato a farlo. È titubante mentre ci fa entrare a casa sua e dice: “E io a macinarmi il cervello… A ce Gasparro appartieni?”. Ma subito si scioglie non appena riconosce parte dell’albero genealogico dell’intervistatore. Avevamo avvisato suo nipote dell’intervista sulla scuola. È stata per il direttore una grande sorpresa, comunque. Meglio così.

 

Che scuola era la sua quando ce l’aveva fra le mani?

"Io posso dire la mia perché l’ho vissuta dagli anni trenta in poi, fino al ‘91. Dove si sviluppò tutta la mia attività scolastica. Che dire della scuola di prima? Si basava sulla disciplina. Era la scuola del leggere, scrivere e far di conto. Essenzialmente. Scuola che trascurava le materie di carattere ricreativo come disegno, musica, canto. Il maestro era considerato in genere un maestro energico che usava la riga. Le famose spalmate, le bacchettate sulle mani e sul sedere. Scarseggiava in quei tempi l’attenzione per l’elemento umano. Le bocciature erano all’ordine del giorno. Si pensava che, ripetendo l’anno, si potesse risolvere il problema degli alunni in difficoltà. Ma i bambini con i problemi rimanevano sempre elementi difficili, di peso per i maestri di allora. Questo sino a prima del secondo conflitto mondiale. Dopo la guerra, con l’avvento della democrazia, cambiarono tante cose. Sotto l’influenza dei filosofi e pedagogisti moderni. Cambiò il rapporto fra insegnante e alunno e le nuove norme eliminarono quelle che erano vedute antiquate. E da secondo ordine, le attività ricreative diventarono di prim’ordine.

 

Vogliamo dire qualcosa sulla grande novità degli organi collegiali?

"Nel ‘74 furono introdotti a scuola gli organi collegiali, nei quali presenziavano molti genitori, con la possibilità di partecipare alle attività della scuola. La novità più clamorosa fu l’introduzione di classi miste, impensabili fino ad allora. All’inizio ci fu confusione ma, mano mano che passava il tempo, sia i maschietti che le femminucce trovarono il modo di attingere dallo stare in classe insieme solo ciò che era positivo. Ci furono contemporaneamente delle incomprensioni e nacquero contrasti fra genitori e docenti. Come non ricordare le tante riunioni infuocate! Tuttora sono nei miei ricordi. Anche con il direttore ci furono contrasti, ma io, essendo il responsabile, presi delle decisioni appropriate. Tutti quelli che partecipavano alla vita scolastica finirono per non essere contenti per come si manifestavano gli organi collegiali. I genitori non volevano a casa i compiti per i figli. Avendo autorevolezza di poter perfino suggerire a me e al corpo docente come far svolgere alcune attività".

 

Famose sono pure le lettere che lei spediva al sindaco, nelle quali elencava varie problematiche fra cui i guasti riguardanti la struttura scolastica, non ricevendo alcuna risposta.

"Quanto mi hanno fatto penare i sindaci dei nostro paese! E quanto sono rimasto colpito dal loro disinteresse nei confronti della scuola in genere. Mi irritava il fatto che non rispondevano e non mi davano retta. E i riscaldamenti restavano guasti. Molte volte è successo che andavo personalmente giù nella centrale, dove c’era la caldaia, mettevo mani, pur non essendo tecnico. E i riscaldamenti partivano. A volte… invece… era finito il gasolio o c’era un guasto… diciamo che c’era trascuratezza. Una volta il sindaco Leonardo Spada mi disse: “Vedi di darmi una mano”. Ma io, secondo lui, che mano potevo dargli se non funzionava quasi nulla? E io finivo alla fine per schierarmi dalla parte delle famiglie e dei bambini… Da che parte potevo stare?".

 

Dal ‘76 al ‘91 lei è stato Direttore didattico a Turi. Quindici anni sono tanti…

"Vivevo nella scuola. Io la-vo-ra-vo! Facevo di tutto, a volte chiamavo il bidello e gli dicevo: prendi il cacciavite che andiamo a fare una riparazione. Ma chi me lo ha fatto fare? Mentre c’era chi mi diceva: direttore, ma lei da solo non può cambiare il mondo… Nel ’91 andai in pensione. Passai il testimone al giovane e determinato dirigente, Vincenzo Tardi".

 

Ultima domanda: ho notato che lei usa molto il dialetto quando parla. Sembra che le piaccia molto. Che fa, si discolpa?

"Ma che scherza? Adoro parlare in dialetto anche se non sono d’accordo su come alcuni studiosi turesi lo scrivono. La loro spiegazione è: “Noi lo scriviamo alla francese”. Io non sono d’accordo. Se il dialetto è turese, perché andiamo a scomodare quello francese? Esempio: la parola c’ch’redd (cicoriella) loro la scrivono così: “cecherèdde”. E io, lo ripeto, non sono d’accordo".

Antonio Gasparro

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