Lunedì 23 Novembre 2020
   
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Chiesa, chi sei?

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Prosegue la serie di incontri sui documenti del Concilio Vaticano II presso il palazzo marchesale di Turi. Dopo la lectio introduttiva di Mons. Domenico Padovano e quella successiva sulla Sacrosanctum concilum di Mons. Felice Di Molfetta, è stata la volta di Don Giovanni Intini, docente presso il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Molfetta, che ha tenuto la sua lezione sulla Costituzione Dogmatica Lumen gentium, riguardante l’identità della Chiesa. Si è trattato di un’analisi della costituzione conciliare che ha fornito una visione organica del mistero della Chiesa così come è stato ripensato dal Concilio.
Per comprendere la direzione del parlare della Chiesa, Don Giovanni Intini ha esordito con una citazione del teologo H. De Lubac (1896-1991):
«La Chiesa è mia madre perché mi ha generato alla vita. È mia madre, perché non cessa di alimentarmi e, per poco che io corrisponda, di approfondirmi nella vita. E, se in me la vita è ancora fragile e tremante, la contemplo però fuori di me nella forza e nella purezza del suo zampillare» (H. De Lubac, Paradosso e mistero della Chiesa, Jaca Book, Milano 1968, p. 15).
Un’espressione così sentita e partecipata che intende la Chiesa come realtà non estranea, ma intima e familiare, perché «la Chiesa siamo noi battezzati»; anzi – ha precisato Intini – «occorre recuperare una dimensione affettiva nel parlare della Chiesa, per volerla più giovane, bella e attraente». Fatta questa premessa sul modo di accostarsi alla sua realtà, Intini ha focalizzato la sua lezione sulla rinnovata visione conciliare della Chiesa, che ha saputo innovare nella continuità, facendo altresì tesoro dei movimenti preconciliari (liturgico, ecumenico, della sacra scrittura), che hanno portato alla svolta del Concilio. All’origine della sua riflessione sulla Chiesa, due sono stati gli interrogativi di fondo: «Chiesa, chi sei?» e «Chiesa, che cosa vuoi essere per il mondo?»; il primo, ad intra, sulla sua identità, mentre il secondo, ad extra, sulla sua missione nel mondo, concorrendo entrambi a disegnarne un nuovo volto che trova i suoi fondamenti nell’annuncio della Parola, nella comunione e nella missione. Questo nuovo volto della Chiesa, infatti, prende i suoi lineamenti dalla luce di Cristo, di cui è sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio. «Lumen gentium – ha osservato Intini – non è la Chiesa, ma Cristo, che è la sua sorgente». Ancora meglio, il suo volto è trinitario poiché la Chiesa nasce dal Padre attraverso l’opera salvifica del Figlio nello Spirito Santo. Dalla Trinità proviene, da essa mutua il modello relazionale e ad essa ritorna.
L’immagine trinitaria della Chiesa ha però bisogno di una figura umana, di una struttura riconoscibile. Su questo aspetto il Concilio ha compiuto un grande rinnovamento, una sorta di rivoluzione «copernicana». L’utilizzo del modello della comunione trinitaria ha permesso di scardinare l’immagine medievale della Chiesa come societas perfecta, che le conferiva una forma piramidale (con il Papa al vertice e i laici alla base), per ripensarne la sua realtà visibile come unico «Popolo di Dio» che trova il suo titolo di comunione nel battesimo, il quale lega in modo non più verticistico, ma circolare gli appartenenti fra loro, guidati dal successore di Pietro e uniti dal collegio apostolico. Da questa visione conciliare dell’unico Popolo di Dio, che si articola nella varietà dei diversi soggetti e carismi, la Chiesa è chiamata ad un impegno nell’annuncio della Parola, nella comunione e nella missione, valorizzando l’indole o la vocazione secolare dei laici, invitati a santificare e a vivere il vangelo nel mondo.
Con questa rinnovata fisionomia la Chiesa, serva e non domina, vive nella complessità della storia. Ed in questo suo stare nella storia è fondamentale il riferimento al mistero di Dio, alla sua contemplazione, che è il suo vero modo di stare nella storia. «Soltanto una Chiesa che vive a contatto col mistero di Dio – ha precisato Intini – è capace di riforma e rinnovamento. Ma se dimentica la sua origine, rischia di essere un’agenzia umana qualsiasi».
Infine non sono mancate osservazioni critiche sulla incompiutezza di questa rinnovata visione della Chiesa che – ha osservato Intini – «non è passata ancora nelle nostre comunità». Ci sono delle difficoltà e resistenze, e bisogna adoperarsi affinché questo progetto di rinnovamento trovi piena realizzazione. A conclusione della relazione di Don Giovanni Intini, ci sono stati interventi del pubblico sul ruolo del cardinalato, sul rapporto tra Chiesa e Regno di Dio (con il quale non si identifica, ma è a suo servizio), sull’ecumenismo, sul ruolo di chi non vive il battesimo ed anzi ne chiede la cancellazione, ed infine attraverso quali forme e modalità la Chiesa vive la dimensione di apertura e di ascolto dei problemi attuali del mondo.

Commenti  

 
c.s.
#1 c.s. 2013-02-08 00:47
un ente con sede in italia e evasore al 100%.questa è la risposta :-*
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