Martedì 04 Agosto 2020
   
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E se l’Italia non avesse il Mezzogiorno?

lino patruno

Non un inno al Mezzogiorno, non un racconto semplicistico di un diario di viaggio nella terra dei Borboni, ma una presa di coscienza affinchè si possa ricominciare dal Sud. È proprio da questo, come in uno slogan, “Ricomincio da Sud” che parte Lino Patruno, già autore del “Fuoco del Sud”, presente nella serata di giovedì 25 ottobre, presso il Centro Studi di Storia e Cultura di Turi con il suo ultimo lavoro letterario.

Con la sua verve e la grande passione, propria di chi vuole combattere e superare il pregiudizio comune a discapito dei meridionali, Patruno intesse un dibattito ed un confronto con il pubblico presente dimostrando come l’Italia senza il Mezzogiorno sarebbe “mutilata”.

Ad accompagnare l’ex direttore della Gazzetta del Mezzogiorno nello smontare quel “Grande Inganno” reminiscenza medioevale che mai è riuscito a spezzarsi, il presidente del Centro Studi, prof. Domenico Resta, che ha accompagnato l’autore nel farci comprendere e riflettere sulla necessità per noi meridionali di “alzare le maniche” come sappiamo fare e dimostrare quello che valiamo.

Perché è fondamentale alimentare ed educare il meridionale ad avere coscienza di sé e delle potenzialità della sua terra, senza necessità di andare fuori, al nord, all’estero, per dimostrare quanto si può valere. “Il problema è che i meridionali, nella loro terra, non riescono ad esprimersi al meglio, si sentono scoraggiati” e preferiscono la via più ‘semplice’ allontanandosi, andando altrove, dove piuttosto hanno maggiori possibilità e riescono così a primeggiare”. Perché formare giovani menti e ingegni e poi mandarli al nord dove sviluppare e produrre? Perché continuare a pensare che il nord offre di più rispetto al sud? Perché creare spin-off o start-up in regioni settentrionali abbandonando il nostro meraviglioso sud?

Piuttosto sarebbe opportuno dare forza al proprio senso di appartenenza per dimostrare come in realtà l’Italia senza il Mezzogiorno perderebbe gran parte delle sue professionalità e specificità. Dall’acciaio al petrolio, dall’elettronica alla meccanica, dalla sartoria alla gastronomia, toccando anche il turismo, ogni punto di forza della nostra Italia deve ringraziare il lavoro silenzioso e taciuto del suo Mezzogiorno.

“Ho recensito solo 71 tesori del Sud, ma potevo descriverne tanti altri. Questi sono solo un esempio della grandezza e della forza di un territorio che sin dall’Unità d’Italia, che tanto ha fatto bene al paese, ha comunque preso piede, creando un divario” che a volte il nostro stesso vittimismo ci porta a non contrastare. A questo le politiche nazionali hanno dato man forte attuando “oltre 29 Sacchi nei confronti del Sud” per far emergere la cultura, la società, la produttività, l’economia del nord, dimenticando che importanti realtà produttive sono relegate in questo solitario e arduo Sud. 

Commenti  

 
Mino Miale
#2 Mino Miale 2012-10-30 10:24
Beh spero di no "antonio pagano", cento anni di Unità nazionale hanno solo messo in evidenza molti difetti politici. Andiamo avanti magari rileggendo i Padri del Risorgimento... dimenticati... strada facendo. Il Sud non vuole un suo Bossi, la Storia avanza, va in progressione: ora è difficile dire ai giovani di "restare" ma di "andare", fare esperienza e "tornare" nella propria Terra. Lasciatelo dire "antonio pagano" la Puglia come laboratorio politico in tutto ciò si sta distinguendo. Rifletti !
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antonio pagano
#1 antonio pagano 2012-10-30 07:50
Sono belle parole, ma l'unica via per un serio sviluppo per l'ex regno di Napoli è quello di riottenere la sua indipendenza e di scrollarsi di dosso il parassita nord. Chi non la pensa così e alimenta questo devastante "unitarismo" fa solo del male alla propria Terra
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