Lunedì 21 Settembre 2020
   
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“L’AUGURIO È CHE RESTI IL NOSTRO ARCIPRETE PER ALTRI CENTO ANNI”

 don giovanni

 

La chiesa Madre di Turi è troppo angusta per contenere l’intero popolo delle persone che vogliono bene a don Giovanni. La cerimonia che ha ricordato il sì a Cristo pronunciato 25 anni fa, il 18 ottobre 1986 nella chiesa Madre di Rutigliano, è stata una festa. Festa per la famiglia, raggiante e commossa. Festa per i parrocchiani antichi e nuovi. Festa per Turi che dieci anni fa aveva accolto l’arciprete e si trova a tirare le somme del tempo trascorso. Tutte le cappelle accese, in una chiesa Madre a cui manca l’aria, le considerazioni sulle “tante facce nuove” da parte dei veterani della parrocchia, la corsa all’ultimo posto a sedere, conclusasi ben prima delle sei, l’attesa commossa. C’è chi, alla ricerca di un posto, va a sedersi sul presbiterio, su una delle sedie destinate ai celebranti, finchè qualcuno va gentilmente a dirgli che sì, può portare con sé la sedia ma, per carità, non può assistere da lì alla Messa.

Alle sette meno un quarto la processione d’ingresso: diversi sacerdoti, molti dei quali giovanissimi, precedono il vescovo mons. Domenico Padovano. Don Giovanni appare teso mentre nasconde tante emozioni dietro il consueto sorriso.

È il 18 ottobre, memoria di san Luca, ma per Turi è anche sant’Oronzo di ottobre. E qualcuno sussurra: “Sembra proprio sant’Oronzo!” mentre ormai in chiesa si entra difficilmente, e tanti sono costretti a restare fuori. Il vescovo riprende il tema del canto d’ingresso, “Rallegriamoci ed esultiamo” di mons. Frisina: “Siamo qui per rallegrarci ed esultare per il sì detto 25 anni fa da don Giovanni: il popolo esulta per aver ricevuto la sua opera di pastore” e spiega la figura del missionario, “colui che deve precedere Cristo, preparare il terreno per quello che sarà l’incontro con Lui. Il missionario non presenta se stesso, ma ha sempre gli occhi puntati su Gesù.” 

Durante l’omelia fa il suo ingresso in chiesa il sindaco di Conversano Giuseppe Lovascio, che fa cenno di voler restare in piedi, in fondo alla chiesa.  Ma il nostro Franco D’Addabbo si alza e lo invita a prendere il suo posto.

É il momento delle preghiere dei fedeli. La preghiera per don Giovanni sale a rappresentanza di ogni tappa fondamentale della sua vita: la famiglia, il seminario vescovile che ha vissuto da educatore, la parrocchia di Sant’Andrea a Conversano, la chiesa Madre di Turi. Margherita, sorella di don Giovanni, fa commuovere tutti:  “Un sacerdote trasforma la sua famiglia. I tempi sono stretti e spesso finiamo per non parlarci nemmeno, ma sappiamo che la tua missione è la nostra missione.”  Accorata e in lacrime giunge la preghiera dalla parrocchia di Sant’Andrea: “Signore, sii sempre per don Giovanni ciò che lui è stato per noi.”

Durante l’offertorio, viene presentato all’altare il libro–ricordo che don Giovanni ha scritto in occasione dell’anniversario: sarà distribuito alla fine della Messa.

Durante la preghiera eucaristica fa il suo ingresso il consigliere regionale Michele Boccardi. Si avvicina al transetto, ma nelle prime file non ci sono posti e nemmeno un altro Franco D’Addabbo disposto a cedere il proprio.

Dopo i riti di ringraziamento, la parola a don Pio Zuppa, professore presso il Seminario Pontificio di Molfetta ed educatore di don Giovanni ai tempi del seminario maggiore: qualche parola per presentare il libro. Il sindaco Enzo Gigantelli, invitato a parlare, sale sul presbiterio assieme a Lovascio – mentre  i brusii dell’assemblea sembrano sottolineare la somiglianza tra i due.

“Ti abbiamo visto molto teso– sono le parole di Gigantelli – e dato che anche noi siamo particolarmente commossi, siamo saliti insieme per farci forza”. Il sindaco sottolinea il ruolo importante che in questi anni ha avuto l’arciprete a Turi, nella comunità e nei suoi riguardi in particolare “don Giovanni, tenace e determinato, è stato l’input del mio agire politico”. Gigantelli ha poi colto l’occasione per fare un po’ di sano campanilismo, slatentizzando sentimenti già presenti nell’assemblea che si divideva tra Turi e Conversano, le due colonne dell’attività pastorale di don Giovanni: “L’augurio è che resti il nostro arciprete, nostro e sottolineo nostro, per altri 25 anni, poi per altri 25 e per altri 25 ancora!”

“Macchè – sussurra un anziano signore – chissà cosa accadrà…metti che diventa vescovo?”

La parola va al sindaco di Conversano, che improvvisa un saluto, sottolineando la sua indelebile amicizia con il nostro arciprete, e definendo il sorriso e la disponibilità le qualità salienti di don Giovanni. “Fin qui bisogna venirci in macchina, e i tanti conversanesi presenti oggi sono a dimostrazione del bene che hai fatto per la nostra città.”

La parola va poi alla dott.ssa Daniela Damiani, rappresentante del consiglio pastorale, che si sofferma sull’aspetto privato di don Giovanni sacerdote a Turi : “Ognuno di noi serba un’immagine personale, un ricordo proprio dell’amicizia con lui, che è giusto tenere per noi”.

Infine gli viene consegnata una targa a memoria della giornata di anniversario.

La parola passa finalmente al festeggiato, in una chiesa che si fa subito silenziosa e attenta. Don Giovanni, seppure provato dalla commozione, “Non sapevo neanche se ce l’avrei fatta a dire queste parole”, elenca in modo pulito, semplice e preciso, tutti i suoi ringraziamenti: alla famiglia, a don Giuseppe Bianco “che ha avuto pazienza con me ai tempi del seminario minore, quando non volevo restare perché mi mancava mia madre”, a don Pio Zuppa “che mi ha divaricato l’anima facendomi capire cosa avrei voluto fare nella vita”. Un pensiero e un lungo applauso vanno a don Vito Ingellis, un saluto al vescovo e ai sacerdoti presenti, ai compagni di corso e ai sacerdoti alunni, “Quando sono giù penso a voi, ragazzi, ai sette studenti in seminario ai tempi in cui ero educatore. Ho dato sette sacerdoti alla chiesa… posso andare in pensione!” Sorrisi e brusii… “In pensione? Deve continuare a lavorare come tutti!”

Ma subito il pensiero va al futuro, agli anni che ancora verranno. La sua commozione è sottolineata da continui applausi.

La messa è finita, il libretto viene distribuito tra l’ansia di riceverlo quanto prima tipica dell’ultimo giorno di novena. I presenti si riversano su don Giovanni, che riceve auguri e regali e che non fa in tempo a dire che fuori c’è il rinfresco, usciamo dalla chiesa.

Finalmente, accanto a Giammaria Di Venere, come nei giorni della festa grande, esce tra gli applausi. Il rinfresco, preparato da Sala Enotria, Ruota Garden e Villa Menelao, è l’immagine di come se a Turi si riuscisse a organizzare qualcosa tutti insieme sarebbe senz’altro un successo.

Don Giovanni veste ancora gli abiti sacri, assediato dagli auguri, taglia la sua torta. Sorride, felice. 

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