Domenica 22 Settembre 2019
   
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LA TRADIZIONE TURESE NELLE PAGINE DI DEL RE

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Uno spazio suggestivo, quello della Piazza San Nicola, ha ospitato, nella serata di sabato 9 luglio, la presentazione del libro di Pasquale Del Re, “U Fermàgge Pùnde”.

Un percorso nella memoria storica della nostra cultura e dei nostri stessi nonni, raccontati nelle parole dei personaggi che abitano il nuovo lavoro letterario del sociologo turese e accompagnato, passo dopo passo, dalle nostra redattrice Monica Notarnicola, moderatrice della serata.

Semplicità e tradizione, racchiusi nei ricordi dell’autore che, sostenuto dallo sponsorizzatore del libro e dagli amici Raffaele Valentini e Mino Miale, ha ridato lustro alla lingua della nostra comunità: il dialetto.

Emblematico è il titolo scelto: “U Fermàgge Pùnde”. Cibo oggi vietato per questioni igienico- sanitarie, ma che racchiude la tradizione dei turesi che lo consideravano un piatto prelibato. Con questo libro, il secondo di Del Re, si vuole lasciare traccia e veicolare la tradizione di Turi, perché la “cultura è lo strumento più veloce e facile” per diffondere e far arrivare a tutti la memoria storica di una comunità.

Ma cosa c’è di più tradizionale della stessa lingua parlata? “Una lingua ancora viva, ma che va sempre coltivata” – commenta così il prof. Valentini che definisce il libro dello scrittore “un omaggio alla nostra tradizione linguistica”. Il dialetto, lingua da alcuni disprezzata e per molti oscura, “dovrebbe essere elevato e quindi usato e apprezzato non solo nell’ambiente familiare, ma anche in quello scolastico”, perché altrimenti sarebbe destinato a scomparire.

A raccontare della memoria storica turese, Mino Miale che ha ripercorso detti, espressioni, azioni e tipicità di una Turi che sembra ormai lontana, ma che si ritrova soprattutto nel paese vecchio, dove tutto sembra voler essere conservato, come in un piccolo presepe, dai suoi abitanti. Una finestra nel passato, anche non molto lontano, rivissuto negli sketch che hanno animato la serata. Scherzose le scenette tratte dal libro “U Fermàgge Pùnde”, che, in vernacolo, hanno fatto rivivere stralci di vita quotidiana. Ad interpretarli, Irene Mastronardi, nei panni di Iannin, Francesca Gentile, in Comma’ Mariett, Carmela Cannataro in Comma’ Antoniett e Domenico De Bene in Peppin.

Un plauso al lavoro realizzato è andato dall’Amministrazione Comunale, nella persona dell’Assessore Franco D’Addabbo, che ha elogiato l’obiettivo che l’autore ha voluto raggiungere con questo libro: conservare e rendersi portatore di una parte del passato cittadino e familiare che altrimenti si perderebbe con l’ultimo conoscitore.

“Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa raccolta di memorie storiche e tutti gli intervenuti alla serata – ha commentato in conclusione Pasquale Del Re. Obiettivo – ha aggiunto-  è portare questo progetto teatrale anche a Lussemburgo, dove oggi risiedono molti dei nostri concittadini”.

Commenti  

 
Mino Miale
#3 Mino Miale 2011-08-07 16:26
Confermando una grande disponibilità a lavorare per la Puglia. Del resto la moglie di Mariano è pugliese, ci sono belle energie dalle nostre parti, altrimenti un discorso col "brindisino" no si sarebbe nemmeno iniziato. Ma parliamo di Turi dove la situazione èstatica. Bisogna preparare il "pubblico", nelle scuole non si vuol superare la difficoltà creata con le "recite scolastiche" o il "saggio di fine anno" quando gli stessi genitori sono distratti dall'impegno di dover con le "telecamere all'ultimo grido" le masse di bambini, statiche o in movimento, non si sà bene perchè piùo meno indirizzate alla moderna pedagogia dell'esperienza, anche sul settore teatrale, la creatività, lo stare insieme, l'imparare, il costruire, il sognare. Tanto ci sarebbe da discutere, vedi "bho", basta porsi gli obiettivi giusti, però mai più con la solita aprossimazione. Pasquale da sociologo ha promosso il recupero della lingua dialettale turese, andiamo avanti. Grazie per l'ospitalità. Mino Miale
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Mino Miale
#2 Mino Miale 2011-08-07 15:59
Ti rigrazio per il tuo sensibile pensiero, cittadino "bho", mi permette di riprendere il discorso, indirizzandolo.Nel mio intervento ho accennato alla difficoltà culturale turese di "scommettere" sull' Animazione teatrale avendone una conoscenza se vogliamo datata, vecchia. Nell'educazione scolastica risiede gran parte di tutto ciò; riflessioni condivise inoltre con il maestro elementare Rino Valerio e il sociologo Vito Minoia un bel pò di tempo fa, ricordo bene sul Circolo Unione a Turi. Con Rino iniziammo "delle cose" anche perchè ci univa la conoscenza di Gianni Rodari e Mariano Dolci, burattinaio che fece meritare alle Scuole materne modenesi come migliori asili scolastici. In ogni asilo modenese inserì una "baracca di burattini". Mariano, Vito ed io gestimmo un corso formativo del personale docente marchigiano, trattando discorsi sul teatro popolare e dei Burattini. Completerei il discorso ricordando che molto utile fu la fatica di sperimentare tante cose proprio a Turi dove mancava di tutto, persino un luogo fisico per incontrare i bimbi. Grazie ancora alla famiglia Lenato che con spirito partecipativo ci aprì le porte del suo scantinato. Vito, dopo essersi fatto le ossa a Turi è ora docente di Sociologia del Teatro all' Università urbinate, tornò di passaggio con Mariano qualche mese fa...
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bho
#1 bho 2011-07-20 18:36
Ho saputo che mancano attori per dar vita ai personaggi della commedia. Come mai i turesi non rispondono all'appello? E poi non date addosso agli "stranieri" quando cercano di fare qualcosa per il paese, additandoli come protagonisti. in questo caso sarebbe opportuno un pò di solidarietà verso chi ha cercato tramite un libro di portare alla ribalta il vostro passato.
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