‘IL CAMINETTO ACCESO’, L’ULTIMO LIBRO DI DARESTA

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Il maestro Luigi Manghisi collabora a ‘Il caminetto acceso – Storie di vita e di emozioni’.

Dopo due anni dalla pubblicazione di ‘Sammichele nella parola’ (dizionario in dialetto), Candido Daresta, giovedì 16 c.m., ha ufficialmente presentato il suo nuovo lavoro: ‘Il caminetto acceso – Storie di vita e di emozioni’.

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La silloge di racconti rappresenta l’avvicinamento dell’autore, “in punta di piedi” (come lui stesso ha sottolineato, più volte, nel corso della presentazione) al genere narrativo. Candido, infatti, prima della stesura di questo lavoro, si è rivolto prevalentemente alla scrittura di testi in vernacolo – ricordiamo ‘Bozzetti di vita paesana’ –, passando poi per la poesia con ‘Specchio, dedicandosi, inoltre, al settore culinario con ‘La Checìna Nòste’ e ‘La cucina povera dell’olio d’oliva’.

 

‘Il caminetto acceso’ risulta, indubbiamente, una prova riuscita soprattutto a detta di chi ha avuto il privilegio di leggere il libro in anteprima. “Un testo – ha evidenziato Andrea La Volpe, docente e giornalista – in cui ciascuno di noi ritrova un po’ di se stesso. […] L’animo, alla fine della lettura, si libera in una dimensione spirituale”.

E, in effetti, la sensazione di forte spiritualità, intesa come avvicinamento dell’animo al mondo naturale e come visione simbiotica uomo-natura, pervade l’intera raccolta. A emergere è un attaccamento imprescindibile dell’autore al territorio (portatore di tradizioni, cultura, ritualità) e a sua madre, intesa come musa ispiratrice, velati sempre di accenti malinconici e, a tratti, mortuari.

Come ha precisato il giornalista e scrittore Gianni Spinelli, curatore dell’introduzione dell’opera, “in tutto il libro c’è la sensazione della morte che Candido vede in ogni cosa. […] Lui la caccia con un inno alla vita e con un accenno poetico agli elementi della natura”.

A fare da substrato alla prosA c’è infatti una vena lirica che si esprime sia nelle descrizioni paesaggistiche, sia nell’emersione di un ‘io lirico’. Questo si esplicita attraverso Can e Dar, i due protagonisti dei racconti (nonché entrambi alter ego dell’autore), lasciando trasparire la duplice essenza di Candido: gioiosa e, al contempo, malinconica. Un’essenza che si lascia scandire dai molteplici volti della natura.

Mario Sicolo, docente e giornalista, ha definito l’autoreun piccolo Ulisse delle nostre tradizioni” che ha fatto del suo viaggio “il viaggio nella storia di ognuno di noi”. ‘Il caminetto acceso’ si pone dinnanzi al lettore come uno specchio in cui ciascuno può vedere riflessa la propria immagine, un’immagine che si fa densa di ricordi e sensazioni, e che fa comprendere come “la memoria del cuore è eterna”.

Un libro che fa sognare, emozionare, che fa affiorare la grande sensibilità dell’autore che eleva il ‘camino acceso’ a simbolo delle tradizioni di un  tempo, a pilastro su cui dovrebbe, tuttora, fondarsi la famiglia. ‘Camino’ come luogo di aggregazione, intorno a cui tutto il nucleo familiare dovrebbe stringersi, non soltanto per sentirne il calore, ma per condividere momenti di vita insieme, attimi di convivialità e di confronto che “fanno bene al cuore” (come ha affermato Sicolo).

A rendere ancor più prezioso questo lavoro, i bozzetti realizzati dal turese maestro Luigi Manghisi, che, accompagnando ogni capitolo, sottolineano visivamente, attraverso i colori e le forme, la volontà del libro di tornare al passato per imparare a vivere il presente.

Nel XIII capitolo del suo libro, candido, infatti, scrive: ”Così, come quell’aquilone, il mio pensiero vola verso il passato”.