Sabato 03 Dicembre 2022
   
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RECLUSIONE E RECLUSI. ORIZZONTI DI LEGALITÀ

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Cosa significa vivere all’interno di una casa di reclusione? Giornate tutte uguali, minuti che sembrano ore,  ore che trascorrono come fossero giorni. Chiusi all’interno di quattro mura, dove la luce appare filtrata da gelide sbarre di ferro, qual è il sentimento che invade coloro che vi abitano? Carcere come inferno, vita come tormento. Monotonia, rimpianti, sogni e speranze, nelle menti di molti.

Su queste considerazioni si è aperto il dibattito “Reazioni a catena nella chimica dell’anima: orizzonti di legalità” svoltosi nella serata di ieri 8 Settembre nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di Turi. In occasione della sfortunata Festa del Borgo antico, moderato dal giornalista Gustavo Delgado, un convegno sulle attività culturali all’interno dell’area Trattamentale della Casa di Reclusione di Turi. Quando una piccola occasione diventa riscatto, il mediometraggio “Un pranzo per sognare”, realizzato a cura dell’Ass. Culturale “Il Borgo delle Arti” di Bari, ha dato una dimostrazione dello spirito vitale che abita all’interno di ogni singolo uomo recluso.

Il film, frutto di un’iniziativa del Ministero di Grazia e Giustizia per il recupero dei tossicodipendenti reclusi nelle carceri italiane, e molto numerosi nell’istituto turese, diretto da Pino Cacace, ha toccato le corde dell’anima di tutti i presenti. Ad assistere, la Direttrice della Casa di Reclusione di Turi, dott.ssa M. T. Susca, il sindaco, dott. V. Gigantelli, l’ass. provinciale alla Solidarietà, P. Quarto, l’Arcivescovo Mons. D. Padovano, il magistrato di sorveglianza G. D'Addetto, il funzionario del penitenziario romano di Rebibbia A. Turco, il comandante della Polizia Penitenziaria di Turi, S. Magnifico, il regista televisivo e cinematografico F. Salvia, i rappresentanti della Polizia Penitenziaria e dei Carabinieri, la Nuova Pro Loco e il parroco che giornalmente incontra i ragazzi reclusi, Don Lino Fanelli.

Visibile la gratitudine espressa dagli occhi di due detenuti presenti al convegno e protagonisti dello stesso film che hanno espresso il loro desiderio di poter ritornare a sognare e magari continuare l’esperienza recitativa intrapresa. La rappresentazione, completamente girata all’interno del carcere di Turi, con attori improvvisati che hanno rotto la loro solitudine e i loro silenzi, ha fatto conoscere lo spirito di amicizia e di collaborazione, quasi familiare, che abita all’interno dello spazio ristretto di un carcere. Un semplice concorso culinario, organizzato e condotto a livello nazionale e che ha visto la partecipazione inusuale di reclusi, ha fornito un riscatto morale e affettivo non solo per i concorrenti, ma per tutti coloro li hanno sostenuti e hanno creduto soprattutto nei detenuti, nelle persone. Uomini che respirano giornalmente il rimorso di non poter vivere e sentono di perdere i propri affetti, la propria vita, se stessi. È l’uomo che somiglia alla morte, al niente.

“L’unica mia strada va

dove vanno i disperati

una via pendente che ti porta subito all’arrivo

dietro le grate”. (M. Borrelli)

Commenti  

 
Raffaele Marra
#1 Raffaele Marra 2010-09-10 03:35
...speriamo che le promesse fatte dalle autorità presenti, vengano mantenute. (potrebbe essere l'unica nota negativa della serata).
e poi cerchiamo che queste iniziative non rimangano chiuse dietro le sbarre......
Serata piacevolissima!!!
n.b.auguri per gli attori....
 

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