Sabato 19 Settembre 2020
   
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UN ANEDDOTO E UNA FILASTROCCA D'ALTRI TEMPI

notte
Tanti, ma tanti anni fa, nelle notti ventose e con la luna, qualcuno dei nostri nonni e bisnonni andava, armato di bastoni, a caccia di uccelli. Si andava alla jàcche. Approfittando del buio e del vento che copriva il rumore dei passi, ci si avvicinava agli alberi sui cui rami dormivano gli uccelli e li si randellava senza pietà.

Una notte Polùcce, un furbacchione di prima categoria, invitò ad andare alla jàcche il suo vicino di casa Ciccìjlle, persona brava e buona, forse troppo. Quella notte ne presero tanti di uccelli! All’alba tornarono alle case stanchi ma con un grande bottino.

Al momento della divisione del malloppo, venne fuori tutta la furbizia di Polùcce che disse al suo amico: “Senti Ciccìjlle, tu sai quanto ti voglio bene e quindi, nella divisione del bottino, ti voglio favorire e ti do na’ frangeddòne a te che è grande e grossa (ma senza carne…) e nu’ turdarìjlle a me che è piccolo (ma lui sapeva che era più pregiato e pieno di carne…)”.

E così, al termine di una notte insonne, si consumò la furbata di Polùcce ai danni di Ciccìjlle.

La jàcche

Ce vè alla jàcche

làsse ajacchète.

Pùerte ‘u fuèche mmène

ma nan teingallèsce.

Pùre ca gl’iaccèddere

gl’iàcchie ammandeddète,

mè dalla jàcche

tepòte arrecchèsce.

L’aneddoto e la filastrocca sono stati riferiti dal signor Angelo Campanella.

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