Mercoledì 08 Febbraio 2023
   
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“Inferno nella mangiatoia”

1 presepe

Ignoto, ignaro di essere ripreso, tenta di dare alle fiamme il presepe in piazza Orlandi, innescando un rogo spento poi dalla Metronotte.

Livio Lerede: “Noi dobbiamo essere più forti”


Nel pomeriggio del 15 dicembre, l’assessore Imma Bianco rendeva noto sui social il miserabile e vile atto vandalico perpetrato ai danni della panchina rossa posizionata, lo scorso 25 novembre, in una delle aiuole della Villa comunale, al fine di sensibilizzare la collettività sul tema della violenza di genere. Il gesto aveva lasciato tutti sgomenti, se non altro per la scelta, da parte dell’autore, di colpire un simbolo così delicato, tra l’altro a distanza di pochissimo tempo dal suo collocamento in Villa: «Nel giorno in cui hanno profanato un simbolo per il rispetto delle donne, non hanno perso tempo a profanare un simbolo della nostra storia! Per la cronaca è la seconda volta che succede in pochi giorni» – incalzava sui social, sempre in data 15 dicembre, il consigliere Leo Girolamo; sarebbe bastato infatti un taglietto per rovinare l’illuminazione natalizia presente sulla facciata della chiesetta dedicata a S. Rocco.

UN IPOTETICO PROFILO

Prima che tutto fosse prontamente ripristinato e riportato alla propria originaria bellezza, abbiamo provato ad ipotizzare un profilo dell’autore, partendo dal presupposto – forse erroneo – che i due gesti fossero opera di una stessa persona; più nello specifico di un individuo particolarmente rancoroso nei confronti del cattolicesimo che, perciò, avrebbe colpito la chiesa di San Rocco ed una panchina, la quale, pur essendo un simbolo laico, veniva difatti deturpata da parole al veleno rivolte, per l’appunto, al Dio cristiano, alla Bibbia e al messaggio evangelico. Forse l’atmosfera natalizia ha scompensato, creato un disagio interiore all’autore di questi due gesti? O quella del Natale è stata l’occasione migliore per poter imporre pubblicamente il proprio pensiero anti-cattolico? Bravata? Esibizionismo? Difficile dirlo.

“TRE INDIZI FANNO UNA PROVA”

L'Art. 192 del Codice di Procedura Penale afferma che l'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi, a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti. Per dirla con le parole di Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. E la prova, molto probabilmente, è arrivata. Difatti, dopo la panchina e la chiesa dedicata a San Rocco, nella serata dell’11 gennaio, anche il presepe allestito in piazza Silvio Orlandi è stato oggetto di “particolari” attenzioni. Qualcuno avrebbe tentato di darlo alle fiamme, innescando il rogo proprio all’interno della mangiatoia che aveva ospitato la natività.

Raggiunto telefonicamente nel pomeriggio di martedì 12, Livio Lerede ha così riassunto la vicenda: «Nel primo pomeriggio di ieri, abbiamo riposto le figure sacre e le suppellettili; le previsioni meteo per oggi ed i giorni successivi non promettevano nulla di buono ed ormai abbiamo superato la ricorrenza del battesimo di Cristo. Stamattina, avremmo dovuto semplicemente finire di smantellare la struttura del presepe; tuttavia, arrivati sul posto, abbiamo trovato la “sorpresa”. Fortunatamente – spiega Lerede – la paglia era bagnata, grazie a qualche piccola infiltrazione d’acqua. Ci è andata bene. A pagarne le conseguenze è stata solo una parte del telaio».

“IL GRAN FINALE”… ED I “RIFLETTORI”

Alla luce di quanto appena riportato, dunque, è legittimo continuare a proseguire sulla pista dell’autore unico, il quale, nell’incendiare il presepe, avrebbe probabilmente concluso la sua personalissima messinscena, inaugurata il 15 dicembre. Una sorta di “gran finale”, insomma, curiosamente concretizzato proprio nell’ultima notte di vita del presepe ed in assenza delle figure sacre. La scelta di tempo è stata, quindi, casuale? Il tempo darà le risposte; anzi, le telecamere: «Presto – spiega Lerede – sapremo chi è il responsabile. Mi sono già recato in Comune ed al Comando della Polizia Locale, chiedendo di visionare le telecamere di quest’ultimo. Ce n’è infatti una che punta sul presepe, donata, in sostituzione di un’altra purtroppo guasta, da Piero De Pascale, grazie alla quale avremo immagini chiare, nitide e definite».

SOSPIRI DI AMAREZZA… E DI SOLLIEVO

«Rimane l’amarezza nel vedere questo genere di cose, dal momento che abbiamo realizzato il presepe con smisurata passione e tanto amore. Certi gesti disarmano, spezzano le forze. Ci sono rimasto davvero molto male, senza considerare che i danni potevano essere molto meno ridotti. Fondamentale è stato infatti l’intervento della Metronotte, in quel momento di passaggio. A nome mio e dell’associazione “In Piazza”, li ringrazio per aver scongiurato scenari ben peggiori».

“NOI DOBBIAMO ESSERE PIU’ FORTI”

«In occasione dei precedenti atti di vandalismo, non mi sono mai demoralizzato. Il giorno seguente ero già all’opera per ripristinare tutto. Tengo comunque a dire che non voglio condannare la collettività. Turi è un paese che rispetta, apprezza e ringrazia tutto ciò che solitamente viene realizzato per il Natale: in tanti, e li ringrazio, mi hanno scritto per far sentire la propria vicinanza. Il dubbio che sorge – prosegue – è che tutti gli atti di vandalismo siano legati alla stessa mano. Pazienza. Noi dobbiamo essere sempre più forti di questi “personaggi”».

LEONARDO FLORIO

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