"Dal carcere alla morte"

senzatetto

Clochard 40enne esce dal carcere di Turi e, dopo una settimana, muore a causa del freddo

Michele, quarantenne senza fissa dimora e con evidenti problemi di deambulazione , è morto "inghiottito dalla vita di strada", una settimana dopo essere uscito dal carcere di Turi. Un anno trascorso dietro una cella per "scontare un reato che in realtà non aveva mai commesso, ma che ha dovuto saldare con la società come sacrificio inevitabile per chi vive in povertà, per chi a volte decide di giocarsi la vita, la dignità e la propria fedina penale in cambio di pochissimi spiccioli".

La notizia è stata diffusa dall'associazione foggiana "Fratelli della Stazione" in un post, pubblicato sulla propria pagina Facebook, in cui rabbia e amarezza si mescolano indistinte. Una "vita sgualcita" quella di Michele che, seppure sfiora solo nel sottotitolo il nostro Comune, merita qualche istante di riflessione, perché, come scrivono i volontari foggiani, "non è il primo senza dimora a morire a causa delle difficili condizioni dettate dalla durissima legge della strada, della povertà, del degrado. In passato, ci sono state altre vittime, altri clochard che hanno perso la vita per via del freddo o dei disagi legati al pesante stato di emarginazione. Ma questa volta è diverso. Perché Michele si poteva salvare. Bastava poco. Bastava che uscisse fuori un’adeguata struttura di accoglienza per chi - come Michele - aveva problemi di deambulazione".

Ed invece tutto è stato lasciato alla 'libera iniziativa' delle associazioni di volontariato, una colpevole assenza delle istituzioni denunciata da "Fratelli della Stazione" che ha portato, nel giro di pochi giorni dalla ritrovata liberà, un uomo incontro ad una fine inaccettabile.