Lunedì 17 Dicembre 2018
   
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30 GIORNI DI SEQUESTRO PER IL DEPURATORE

Ecco la posizione dell'attuale amministrazione, il parere di alcuni tecnici e una cronistoria che ripercorre la vicenda del depuratore dal 2004 ad oggi.

Lo scorso 12 novembre i Carabinieri della sezione di Turi hanno sequestrato il depuratore per dare attuazione all’Ordinanza emessa dal Pubblico Ministero, il dott. Renato Nitti. Il Sindaco si è subito preoccupato di compilare un’ordinanza, esposta ieri pomeriggio in Sala Giunta ai cittadini, in cui vieta nella maniera più assoluta l’immissione nella rete fognaria pubblica lo scarico di acque reflue provenienti da lavorazioni industriali o artigianali. Tra le sostanze vietate ricordiamo il toluene, grassi, resine, oli, vernici e tutti i materiali inquinanti e infiammabili.

Durante la riunione il Prof. D’Aprile, perito chimico ed esperto ambientale, ha ricordato la pericolosità di tali sostanze non biodegradabili, in quanto esse possono intaccare le falde acquifere dalle quali si attinge l’acqua per l’irrigazione dei campi. Quindi l’inquinamento si propagherebbe su tutto il territorio con molta facilità. Ha preso la parola anche il Comandante della Polizia Urbana, il quale ha garantito “controlli intangibili” su tutto il territorio turese. In caso di trasgressione delle norme emesse, i privati andranno incontro a sanzioni di tipo amministrativo con ammende tra gli 8000 e i 40000 euro; le imprese invece saranno punibili penalmente.

Di seguito riportiamo la cronistoria delle dinamiche che hanno portato alla pericolosa situazione del depuratore.

Il sequestro rappresenta il momento culmine di una vicenda che è cominciata oltre tre anni fa quando, nel 2004, Turi subì diversi nubifragi che crearono ingenti danni alle cantine, ai garage, alle abitazioni private nel centro cittadino e ai terreni agricoli intorno al nucleo abitato. Tra le altre strutture ed edifici allagati c’erano anche le vasche di drenaggio del depuratore, situato in via Ginestre, a circa 3 km dal paese. In quella occasione, le campagne circostanti alle suddette vasche vennero letteralmente inondate oltre che dalla pioggia, anche dalle acque nere che fuoriuscivano dal depuratore e addirittura affioravano dai terreni limitrofi, denotando l’assoluta congestione della struttura e delle sue condutture sotterranee. Le tubature e le vasche, infatti, non riuscivano a sopportare l’enorme mole delle acque da smaltire. Una prima indagine dei Carabinieri di Turi, guidati dal maresciallo Sacchetti, in collaborazione con il NOE, Nucleo Operativo in Materia Ecologica di Bari, mise in evidenza la scarsa manutenzione dell’impianto: le acque di vegetazione, derivate dalla spremitura delle olive, essendo viscose ed oleose avevano reso impermeabili i filtri e le vasche. Anche il comportamento poco corretto di alcuni cittadini ha contribuito a rendere la situazione insostenibile: le acque dei pluviali sono state convogliate da alcuni direttamente nelle fogne, quindi nel depuratore. In fase di progettazione si era pensato ad individuare un metodo per evitare situazioni estreme di questo tipo: il cosiddetto by-pass, ovvero una rete di tubature alternative che avrebbe accolto il flusso delle acque qualora il liquido nelle vasche avesse raggiunto la soglia limite prefissata. Si è scoperto che questa rete, invece di reinserire le acque nel depuratore, le scaricava direttamente nel terreno.

Le indagini di laboratorio sulle acque straripate dal depuratore hanno messo in evidenza la presenza di elementi nocivi quali idrocarburi, minerali e batteri fecali che, non depurati, sarebbero defluiti all’interno della falda acquifera destinata all’irrigazione. In particolare è stata riscontrata la presenza di toluene, derivato chimico del petrolio, di origine industriale o artigianale. Oltre ai tempi necessari per svolgere le perizie tecniche, è stato necessario definire anche la questione relativa alla gestione del depuratore. Infatti, nel 2004, il Comune di Turi era proprietario e gestore dell’impianto. Era, però, in corso la pratica per il passaggio della gestione dal Comune all’Acquedotto Pugliese. La conclusione della pratica ha richiesto molto tempo anche a causa dei problemi emersi durante le indagini. Torniamo al sequestro: la durata è fissata in 30 giorni durante i quali “non si potrà modificare lo stato dei luoghi e delle cose”. Durante questo tempo il depuratore dovrà continuare a funzionare per garantire l’indispensabile servizio pubblico alla cittadinanza e il suo gestore, l’Acquedotto Pugliese, dovrà provvedere a risolvere le problematiche denunciate nell’Ordinanza di sequestro. Sette gli indagati, tra cui l’ex sindaco Nicola De Grisantis, ai quali viene contestata una incauta gestione dell’impianto, quindi la violazione del decreto Ronchi in materia ambientale ed ecologica.

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