Domenica 17 Novembre 2019
   
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Lo scoutismo, tra educazione formale e non formale

Arianna Rizzi (2)

Arianna Rizzi diventa educatore professionale socio-pedagogico con una tesi sul metodo educativo globale in nuce all’esperienza scout

A distanza di due settimane, sempre su “La Voce del Paese”, proseguiamo la rubrica che offre ai lettori la possibilità di conoscere i lavori di tesi, le ricerche e i papers scientifici inerenti alla nostra città e/o realizzati da dottori e ricercatori turesi di qualsiasi facoltà ed ambito.

Nelle puntate precedenti, ci siamo occupati delle tesi di Angela Minoia e di Alessandra Alfonso: quest’oggi torniamo a parlare di tematiche pedagogiche, attraverso questa intervista rivolta ad Arianna Rizzi, classe ’93, laureatasi lo scorso 26 settembre in Scienze dell’Educazione con una tesi dal titolo “Lo scoutismo: tra educazione formale e non formale”.

L’educazione permanente

«Nella società attuale, in cui l’unica costante è il cambiamento, siamo chiamati ad un apprendimento continuo o, meglio, risulta necessario “imparare ad imparare”. Tale processo – spiega la nostra intervistata - si racchiude nel concetto di “educazione permanente”, che si concretizza nei contesti educativi formali come le istituzioni destinate alla formazione dell’individuo, e quelle non formali presenti nei gruppi della società civile, nelle associazioni, nelle chiese, ecc. Alla luce di tali presupposti sociologici, considerando anche la difficoltà che i giovani d’oggi incontrano nell’af-fidarsi a figure di riferimento educative credibili, ho scelto di incentrare il mio lavoro di tesi sull’analisi della realtà e del linguaggio educativo dei giovani e sullo scautismo, movimento attivo dal 1907 grazie alla straordinaria idea del tenente generale inglese Baden Powell, la quale ha come fine ultimo la formazione fisica, morale e spirituale dei giovani di tutto il mondo.

“Imparare facendo”

«Lo scoutismo, infatti, non è un hobby, ma una vera palestra in cui mente, cuore e corpo vengono allenati con costanza, in modo paziente e graduale, per preparare l’individuo ad affrontare le diverse situazioni che la vita propone. In una società in cui gli adulti di riferimento tendono a sostituirsi ai ragazzi nelle scelte che li riguardano, lo scoutismo risulta essere il “buon luogo” in cui i giovani riescono a vivere il proprio percorso di crescita da protagonisti e a formare il proprio carattere, lontani da una poco stimolante zona di comfort e proiettati in una dimensione in cui si sperimenta l’arte dell’“imparare facendo” (learning by doing) attraverso il gioco, l’avventura, la dimensione spirituale, il servizio verso la collettività e la progressiva ricerca di senso della vita stessa».

“Valori senza tempo”

«Il metodo scout aiuta il bambino a conoscere i propri limiti e a superarli, ad accettare i cambiamenti con positività, a rispettare sé stessi e gli altri mediante piccole e fondamentali regole; imparano a condividere tutto con gli altri, a vedere nelle “diversità” del nostro tempo la straordinaria possibilità di conoscere gente e storie nuove; imparano a sviluppare pensieri critici e sguardi attenti al mondo e alla realtà territoriale. Li chiamate ancora valori fuori moda? A me piace chiamarli “valori senza tempo” perché riescono a rispondere alle tante domande sulla vita che i giovani di ogni epoca, crescendo, si pongono. È chiaro, però, che in un panorama sociale che segue le mode del tempo, risulta difficile per ragazzi e adulti conservare la propria identità senza che questa venga influenzata dalle realtà circostanti, ma anche da tutti gli strumenti di comunicazione a disposizione che li espongono, frequentemente, a reali rischi psicologici.

Il ruolo dell’adulto

Arianna Rizzi (1)

«Entrando nel merito della tesi, alla luce di questa profonda crisi educativa che interessa il nostro tempo e che, pertanto, ha bisogno di essere osservata da diverse prospettive e considerata come una vera e propria emergenza, ritengo che l’attenzione debba orientarsi anche sul ruolo dell’adulto, modello che in questo tempo di incerto e precario, ha perso la sua autorevolezza, la sua funzionalità all’interno dei diversi contesti educativi, perché incapace di adempiere ai propri doveri, di assumersi responsabilità, di fronteggiare situazioni nuove, di far coincidere parole e fatti nelle loro azioni educative.

Non possiamo, infatti, educare i ragazzi all’accoglienza se, in eredità, lasciamo loro la paura verso nuove culture e religioni; non possiamo educarli alla bellezza della libertà di pensiero se la mancanza di autonomia economica o la dipendenza morale ed ideologica, ci costringono ad accettare condizioni disumane. Non possiamo trasmettere loro il valore più autentico della famiglia se sostituiamo il tempo per le relazioni con qualcosa di materiale, se anziché tirar fuori il loro meglio, li attiriamo a noi per assicurarci un rapporto tutto sommato gratificante, in cui non vi è alcun rispetto dei ruoli. Ed infine, non possiamo raccontar loro l’importanza di un impegno politico serio, leale e rivolto al bene comune, se vi è la malsana abitudine di sfuggire alle responsabilità prese, di trasformare possibili collaborazioni in occasioni in cui distruggere sogni, intenti e progetti.

Ebbene, non può esistere alcun valido processo educativo delle nuove generazioni senza esempi credibili. Come direbbe B.-P., è necessario fare qualche passo indietro e tornare ad una “scuola di responsabilità”, in cui cominciare a guardare l’educazione non come qualcosa di statico, ma come qualcosa che si arricchisce di nuove forme, idee, strategie d’intervento e strumenti utili a leggere il mondo non soltanto per quello che è, ma anche per quello che può diventare e offrire in futuro».

“Una proposta di vita”

«Ebbene, per quanto concerne le conclusioni della mia tesi, si comprende che lo scoutismo, in quanto progetto pedagogico, è pensato secondo una visione umanistica che pone al centro l’essere umano, al quale trasmettere, attraverso un’esperienza educativa globale, importanti norme etiche e morali. La capacità di rinnovamento, inoltre, consente a questo metodo di abbracciare aspetti della realtà socio-educativa che non devono mai lasciarci indifferenti e per i quali lo scautismo stesso svolge azioni di prevenzione e contrasto (l’integrazione, il bullismo, ecc.).

B.P. considerava la sua, «una proposta di vita» in cui bambini, ragazzi, adulti dai calzoncini corti e la camicia azzurra, nonostante un’evidente perdita nel mondo di senso e significato, possano sperimentare una felicità autentica, muovendosi coraggiosi, responsabili e controcorrenti rispetto ad una società che, per certi versi, va avanti come pecore. Baden scriveva: “Siate preparati nello spirito in modo da sapere la giusta cosa da fare al momento opportuno ed essere decisi a compierla”. Chi, come me, ha avuto modo di crescere con il metodo scout sa che in tutto ciò non vi è nulla di astratto o utopico, non vi è la presunzione di cambiare il mondo, ma la speranza di aiutare i ragazzi ad essere persone migliori, autentiche».

Il presente di Arianna

Dopo questo sguardo sul tuo lavoro di tesi, ci racconterebbe come procede la sua carriera professionale?

«Ho iniziato a lavorare dall’età di 19 anni, prima presso l'asilo nido "Bosco dei Cento Acri", poi presso PlaySport, area ricreativa e di avviamento allo sport per bambini, strutture che mi hanno permesso di coltivare la mia passione per i bambini. Da lunedì 21 ottobre, inizia la mia avventura presso due scuole di Carbonara nel ruolo di assistente specialistico. Ho tanta voglia di mettermi in gioco, di sperimentare strumenti che, fino ad oggi, sono stati argomenti di studio e ricerca e cominciare a tracciare il mio cammino alla scoperta del mondo della scuola, dei bambini e della disabilità».

Secondo alcune voci, lei sarebbe stata indicata per la gestione della pagina Facebook istituzionale del Comune di Turi.

«Ritengo sia una domanda poco attinente con il mio lavoro di tesi. Tuttavia, colgo l’occasione per smentire pubblicamente questa notizia ed invitare la persona che l’ha divulgata a fare una sana informazione».

Tornando alla sua laurea, dirà più tardi: «Ringrazio la mia famiglia, Antonello e tutte le persone che credono in me e mi aiutano sempre ad essere una persona migliore, umanamente e professionalmente». Effettivamente, come ribadito da Arianna attraverso il proverbiale estòte parati (“siate pronti”) di Baden Powell, è bene che le nuove generazioni siano preparate, pronte nella verità del proprio essere e del proprio tempo: il futuro che li attende sembra essere meno clemente di quello riservato, in passato, ai nostri genitori e nonni. D’altronde, fuori da ogni allarmismo ed evitando, d’altro canto, di ignorare il radicale bipolarismo postmoderno che alterna deliri d’onnipotenza all’impotenza appresa, l’ombra del futuro appare più potente nel suo nichilismo. Una soluzione a questa deriva risiede nei contesti educativi, da considerarsi sacri, formali o informali che siano.

LEONARDO FLORIO

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