Domenica 24 Marzo 2019
   
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PREVENIRE IL MONDO INVISIBILE DELL’ABUSO

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Si è tenuta il 21 novembre, presso il Centro Culturale Polivalente, la Conferenza pubblica su “La cultura dei diritti nella cura dell’infanzia e dell’adolescenza: prevenire “l’invisibile””.

É intervenuto il Dott. Michele Corriero (Pedagogista, Counseler e Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Bari) che ha spiegato che “ci sono situazioni piene di pregiudizi. Le leggi sono state fatte su una spinta emotiva. Si è venuta a creare una cultura di protezione nei confronti dei bambini. Ci si pone diverse domande: se il minore potrà tornare a vivere nella famiglia d’origine; se fare il recupero della famiglia o se lasciarlo nella famiglia adottiva. Tutto questo nel diritto del minore e non più nell’interesse. Parlare di diritto significa riconoscere che tanta strada è stata fatta nel considerare il bambino come una persona e nel compartecipare della sua vicenda personale.  Nonostante tutto permane una dimensione poco corretta del “prendersi cura dei bambini””.

Il relatore ha sottolineato che spesso gli adulti dicono che i bambini sono cambiati senza rendersi conto che, in realtà, sono sempre gli stessi rispetto a noi adulti. Il problema è che nessuno si chiede come sono cambiati gli adulti rispetto ai bambini. I bambini vanno resi autonomi e accompagnati. “C’è una visione distorta dell’infanzia per cui il bambino non può subire traumi e che non bisogna dire no, senza capire quanto questa posizione sia dannosa per la crescita degli anticorpi del vivere; i nostri figli hanno bisogno di regole.”

La sofferenza e il disagio sono importanti.

Il disagio legato al distacco dai genitori il primo giorno di scuola fa capire loro che essi non possono essere sempre presenti (disagio indispensabile); la sofferenza legata alle disgrazie, al lutto e alle malattie è inevitabile; bisogna assolutamente prevenire la sofferenza da abuso (anche di quello da eccesso di cure).

É indispensabile imparare a distinguere i reali bisogni dei bimbi, dai loro desideri.

La cultura del maltrattamento è molto radicata. Siamo testimoni di un percorso molto importante, fortemente educativo. Si parla sempre di infanzia e soprattutto di preadolescenza.    Siamo più preoccupati di vederli crescere che sul tempo che serve ad interiorizzare un’esperienza di vita troppo grande e preziosa. Si rende adulto il bimbo senza che abbia il tempo di metabolizzare le proprie esperienze. I bimbi possono perdere tempo: hanno bisogno dei propri tempi. Siamo noi che non abbiamo tempo.

foto-e-famiglie-accoglientiAbbiamo chiesto al Dott. Michele Corriero: ”se non si lascia il tempo per l’elaborazione delle esperienze, che succede nel futuro del bambino?”

Grazie al principio di resilienza (metallo che si piega ma non si spezza) c’è un livello di recuperabilità che permette di andare “oltre il maltrattamento”. I bimbi e le bimbe hanno una profonda risorsa: il contesto sociale.

I problemi certo possono essere di tipo affettivo, relazionale e sessuale ma ci sono alcuni passi che bisogna fare quando avviene l’abuso e il maltrattamento:

la rivelazione: essa presuppone il saper ascoltare e valutare il grado di maltrattamento (l’abuso può essere ad esempio fisico, psicologico…). Generalmente si tenta di negare l’evidenza ed è per questo che il counseling e la psicoterapia la devono fare prima gli educatori per migliorare la lettura delle situazioni;

la segnalazione. Ci vuole la cultura della segnalazione. Come? Chi? dove? Deve essere anonima? Va comunque fatta al servizio sociale, ai carabinieri e alla procura;

l’indagine e l’accertamento;

la presa in carico dell’Ente Pubblico (servizio pubblico) con prognosi positiva o negativa del caso per cui si decide se avviene l’affidamento o meno del minore e infine, la cura e la valutazione.

Importante è il ruolo del sostegno educativo.

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