Mercoledì 13 Novembre 2019
   
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SCATTI E PAROLE DI CHI NON HA VOCE

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mostrasportelli1Si chiude domenica 30 agosto la terza tappa della prima edizione della mostra fotografica itinerante “L’altra faccia dell’Afghanistan”.

Dopo i comuni di Castellana Grotte e Conversano, la manifestazione è giunta nel nostro comune presso la Piazza SS. Annunziata. Nella serata del 29, si è svolto il convegno “I diritti negati a Sud del Mondo e le Libertà d’Informazione”.

All’incontro hanno partecipato l’Ass. alla Cultura e Comunicazione A. Tateo, il Sindaco E. Gigantelli e la giornalista Maria Sportelli, responsabile della comunicazione della Cooperativa Edizionimedia. L’evento è patrocinato  dalla Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo; dalla Provincia di Bari, Assessorato al Turismo e Cultura; dal Comando Scuole A.M./3a R.A.; nonché dai Comuni di Castellana Grotte, Conversano, Turi, Polignano a Mare, Alberobello, Monopoli, Modugno e Bitetto.

Un piccolo imprevisto ha impedito di partecipare all’evento Amira Abu Amra, presidente della Comunità dei palestinesi di Puglia e Basilicata, e Gino Locaputo, giornalista e scrittore che ha raccolto in prima persona momenti e situazioni nel territorio Palestinese.

La mostra, spiega l’organizzatrice M. Sportelli, nasce dall’incontro col Colonnello dell’Aereonautica Francesco Crocitto, il quale ha portato a casa l’esperienza di una missione di pace nella terra dove i diritti delle donne sono calpestati.

Gli scatti che hanno “abbellito” la nostra piazza, compiuti proprio dai militari italiani, mostrano solo in parte il degrado e le condizioni alle quali sono soggette le donne. Le loro immagini, coperte e nascoste da un burka, le violenze che sono costrette a subire se non vestono secondo le regole Talebane, le frustate in pubblico alle quali sono soggette se non hanno le caviglie coperte e i tanti divieti che le umiliano e le obbligano a non avere identità e diritti sono mostrati in queste foto.

Il fine della mostra però, sottolinea la giornalista, non è solo quello di mostrare una condizione che affligge l’Afghanistan, piuttosto è di raccontare una storia che noi non conosciamo, ma che possiamo apprendere e iniziare a scoprire e che è la realtà vista dagli occhi dei militari italiani. La loro presenza che non si esaurisce nell’attività prettamente militare, bensì che diventa fondamentale per impedire che la violenza e i maltrattamenti continuino a verificarsi.

La speranza, come ha esposto anche il sindaco, è che un giorno anche loro possano scoprire i loro occhi, offrire al mondo la propria voce e raccontare a tutti la loro esperienza non più nascoste e taciute, ma da esseri umani, da donne.

Commenti  

 
Lorenzo Gassi
#1 Lorenzo Gassi 2009-08-30 21:38
"Le immagini che vedo, e non voglio vedere, e quelle che non vedo e vorrei vedere". A grandi linee, è un'allusione a un antico poema mistico persiano che diceva: "Sono in questo mondo, e vedo cose che non vorrei vedere; e le cose che vorrei, non sono là". È la non concordanza tra quello che vorremmo vivere e quello che ci rifiutiamo di vivere. Purtroppo l'Afghanistan è stato un po' questo: cioè una proiezione eccessivamente sbilanciata nel nostro immaginario, o nel nostro passato. Cose, dunque, che non esistevano più, mentre il presente era una realtà che volevamo a ogni costo evitare. E si trattava di questo, dello scarto tra l'intensità dell'uomo e quello che era fuori di lui: tra la speranza e la vita reale.
Riflettere è l'unica vera cosa importante da fare, mentre ho la sensazione che l'immagine rapisca questa capacità di riflettere, perché l'immagine è più forte.
La guerra distrugge tutto. Distrugge l'uomo, la famiglia, ci mette uno contro l'altro, anche se abbiamo lo stesso sangue. La guerra cancella il ricordo, la memoria, uccide l'anima e non rimane che respirare polvere e cenere.
Un grazie personale e di vero cuore a te Maria e a Gino che saluto affettuosamente x il vs impegno.Lorenzo Gassi
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