Domenica 29 Gennaio 2023
   
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Salviamo il Bosco di Monteferraro

bosco monteferraro

Continua la sottoscrizione pubblica per tutelare un “sito di straordinaria importanza archeologica, storica e naturalistica”

Nelle ultime settimane, Stefano de Carolis ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica l’annosa vicenda del Bosco di Monteferraro, emblema della tracotanza con cui l’uomo usurpa la natura - e il patrimonio comune che rappresenta - per far spazio alla speculazione e agli interessi del singolo.

«Dopo secoli di storia e di vita rurale e pastorale vissuta a Monteferraro – denuncia de Carolis – solo una minima parte del bosco, ubicato tra i Comuni di Turi e Conversano, è sopravvissuta all’opera di distruzione perpetrata da gente senza scrupoli, ignara dell’importanza della millenaria storia custodita da quello stupendo intreccio di alberi e biodiversità».

Un torto di fronte al quale de Carolis, affiancato dalle associazioni ambientaliste conversanesi, non è rimasto indifferente. Ma, prima di parlarvi delle azioni intraprese per salvare il bosco di Monteferraro, vi raccontiamo come è nata questa nuova iniziativa del nostro concittadino, partita dalla scoperta di due superbi cipressi centenari.


Fragno e cipressi monumentali

«A novembre 2020 – racconta Stefano de Carolis – grazie alla segnalazione dell’amico Giacomo Iacovazzi, conoscitore del bosco di Monteferraro, mi sono imbattuto in due maestosi cipressi ultracentenari, ubicati nella porzione di proprietà della famiglia De Bellis. Attratto dalla bellezza dei due esemplari, che si presentano con una chioma arrotondata, alti circa 15-20 metri e con fusti di diametro da 3 a 4 metri, ho attivato la procedura di segnalazione all’ufficio regionale preposto, affinché vengano inseriti nell'elenco degli alberi monumentali pugliesi e sottoposti alle relative tutele».

Identico iter de Carolis ha contribuito a portarlo a termine per un altro importate esemplare del patrimonio arboreo presente nel bosco: il grande fragno che si erge ai piedi di un’antica cisterna per la raccolta delle acque piovane, ad un centinaio di metri di distanza dai cipressi. L’esemplare è entrato di diritto nel novero degli alberi monumentali di Puglia.

Inizio anni '90 - Il fragno ultracentenario con ai piedi una grande piscina
Inizio anni '90 - Il fragno ultracentenario con ai piedi una grande piscina

I rilievi dell'altezza dei cipressi, preliminari alla segnalazione, effettuati con l’associazione “Rizomi” (2)
I rilievi dell'altezza dei cipressi, preliminari alla segnalazione, effettuati con l’associazione “Rizomi”


“Un bosco di tutti”

Qualche mese più tardi, de Carolis viene contattato da Giovanni Signorile, etnobotanico conversanese d’adozione: «Oltre a ringraziarmi per l’impegno a favore della tutela degli alberi – continua de Carolis – mi ha informato della sottoscrizione pubblica, indetta dall’associazione culturale ETS “Rizomi”, per l’acquisto dei 6,5 ettari del bosco di Monteferraro».

L’associazione in questione, costituita da botanici, geologi e amanti dell’ambiente, ha come obiettivo quello «di far diventare il bosco, oggi privato, un bene naturalistico di tutti, preservandolo dai continui scempi operati da incauti lavori agricoli che, nel tempo, hanno distrutto buona parte della superficie boschiva, inizialmente stimata in circa 300 ettari, oltre alle strutture antropiche presenti nella zona. Inoltre, si punta a valorizzare quello che possiamo definire un vero e proprio “museo a cielo aperto”, attivando percorsi didattici e divulgativi condivisi».

Per inciso, l’urgenza di intervenire per mettere al sicuro ciò che resta del bosco di Monteferraro è testimoniata dalla triste constatazione che gli “abusi” proseguono tutt’oggi; tant’è che, a marzo 2021, di fronte all’ennesima trasformazione per far posto a un tendone di uva, alcune associazioni ambientaliste conversanesi hanno presentato alla Procura della Repubblica una denuncia circostanziata in merito al mancato rispetto delle norme di salvaguardia del bosco.

«Convinto della bontà del progetto – riprende de Carolis – ho accolto l’invito a collaborare, impegnandomi a divulgare l’iniziativa e a raccogliere le future adesioni di numerosi cittadini di Turi e di altrettanti turesi residenti in Lussemburgo e nord Italia; persone sensibili alla natura e al territorio che, pur non avendo mai visto il bosco, si sono dimostrate concrete nel mettere in salvo questo nostro immenso patrimonio naturalistico e culturale».

«La stessa sensibilità – annota – l’ho riscontrata nel sindaco di Conversano, l’avv. Giuseppe Lovascio, con cui mi sono interfacciato per avviare il dialogo istituzionale con i promotori del progetto. Il primo cittadino conversanese ha preso subito a cuore la vicenda, dando la piena disponibilità dell’Ente a fiancheggiare la nobile missione».

Inizio anni ’90 - Collina confinante con il bosco (grande specchia in pietra, probabile sepolcro a tumulo, e ulivi secolari abbattuti)
Inizio anni ’90 - Collina confinante con il bosco
(grande specchia in pietra, probabile sepolcro a tumulo, e ulivi secolari abbattuti)


orchidea

“Eden della biodiversità”

«Il bosco di Monteferraro – sottolinea de Carolis – rappresenta un sito di straordinaria importanza dal punto di vista archeologico, storico e naturalistico.
È doveroso ricordare, infatti, che il bosco è un luogo ricco di biodiversità, coperto di alberi d’alto fusto, arbusti, piante erbacee con numerose specie vegetali, flora diversificata con alcune rare specie di orchidee.
Inoltre, è presente fauna selvatica come la volpe, la donnola ed il tasso, oltre a diverse specie di volatili. Nella scorsa primavera, sono state rinvenute anche alcune tracce riconducibili al lupo».

A questo si aggiunge il valore idrogeologico dell’area: «Oltre alla presenza di una lama – insiste de Carolis – sulla fascia di rispetto, che si estende lungo tutto il perimetro (per 100 metri dal confine del bosco verso l’esterno), ci sono due doline.
In più, sono visibili i resti delle opere di regimentazione delle acque (cisterne e piscine per conservare l’acqua piovana), giacché il sito è stato per secoli cuore dell’attività pastorale e agricola».


Le due ‘calcare’

A completare il già ricco quadro di elementi che rendono il bosco di Monteferraro un prezioso sito da tramandare alla future generazioni, Stefano de Carolis, grazie ad alcune segnalazioni di conoscitori del territorio, ha rinvenuto anche due ‘calcare’. Si tratta delle «antiche fornaci in cui il ‘calcarolo’, erede di millenarie tecniche di lavorazione, metteva in cottura le pietre per produrre la calce, impiegata in edilizia o come disinfettante in periodi di epidemie. Queste strutture, sapientemente scavate nel terreno, sono di eccezionale importanza sia dal punto di vista antropico, sia come testimonianza dell'archeologia industriale».

«In particolare – termina de Carolis – le due calcare, scoperte nel mese di agosto, si trovano avvolte in una folta vegetazione e sono ubicate a settanta metri di distanza l’una dall’altra. Le strutture hanno un diametro di circa 15 metri ed hanno una camera di combustione con un diametro di 4 metri. Il terrapieno circolare misura 4 metri e sulla sommità della calcara sono ben visibili gli sfiati (fumarole). Entrambe le calcare non sono state mai censite né tantomeno studiate. Ragion per cui si è ritenuto opportuno avviare la procedura di segnalazione alla Soprintendenza regionale, auspicando che vengano presto riconosciute come bene di interesse storico e, dunque, sottoposte a tutela».

Giacomo Iacovazzi sul ciglio della prima calcara
Giacomo Iacovazzi sul ciglio della prima calcara

La seconda calcara
La seconda calcara


INFORMAZIONI

Rizomi

Per partecipare alla sottoscrizione, è possibile inviare la propria quota (pari a 100 euro) tramite bonifico bancario intestato all’Associazione “Rizomi” o.d.v. presso Banca Etica

IBAN: IT96A0501804000000017119231

Causale: Donazione per acquisto Bosco Bene Comune.

Per chi effettua il bonifico dall'estero, va indicato anche il codice BIC: CCRTIT2T84A

La donazione si potrà scaricare fiscalmente.



Foto: Archivio de Carolis

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