Sabato 23 Gennaio 2021
   
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Vitìne, nella nostra memoria

Vito

Vito Diserio è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari

Da venti anni a questa parte, sulle pagine dei settimanali e mensili locali si è spesso parlato di Patrizio Florio, mitico netturbino scomparso nel ‘99. “Patrìzie” è nella foto che vi proponiamo in allegato a questo articolo, alla sinistra di Vito Diserio, anch’egli operatore ecologico; il volto di Vitìne, quello di Patrìzie – immaginiamo anche quello di Gianrocco Borracci – ci rimandano ad un passato che diventa sempre più lontano, nonostante dia la sensazione di essere ancora presente. Difatti, i loro sorrisi resteranno per sempre memorabili, poiché in grado di racchiudere il prezioso vissuto di una passeggiata per le vie del paese. Erano – e saranno, finché esisterà una memoria – elementi fondanti con la loro presenza professionale e soprattutto umana: qualsiasi turese – eccetto i giovanissimi – è in grado di ricordare una particolare domanda, battuta, sguardo, scambiato con uno di loro. Prima che il Covid-19 invadesse la nostra quotidianità, era possibile incrociare quello di Vito Diserio: i suoi occhi chiari resistevano ancora all’avanzare del tempo. Loro non erano, come noi, di strada: loro erano la strada.

NELLA MEMORIA… DI TUTTI

Lo ha ricordato magistralmente sui social Milko Iacovazzi, con delle parole che nessuno potrebbe mai smentire: «Ha sempre fatto il suo dovere, volentieri e a fondo. Quando spazzava le strade, andava piano, ma con ritmo costante. Di tanto in tanto si fermava un momento e guardava pensieroso davanti a sé. E poi riprendeva quel suo duro lavoro. Non c’era pioggia o solleone che lo fermava. Lui pensava così, anche se la strada era lunga e sporca. Era sempre concentrato al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Anche dopo aver raggiunto la meritata pensione, era più forte di lui, dove per strada notava anche un piccolo foglio di carta, con la santa pazienza, raccoglieva e cestinava. Lo incontravo sempre seduto al marciapiede della villetta a largo Marchesale. La sua umiltà era un qualcosa di meraviglioso. Se a volte sbadatamente non lo vedevo, lui chiamava, e con quel suo sorriso a volte spento, salutava con la mano da lontano. Voglio ricordarlo così, un gran lavoratore dall’animo buono. Ciao “Vitì”».

LEONARDO FLORIO

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