Giovedì 15 Aprile 2021
   
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Il CAP cambia gestione

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“Itaca” cede il testimone alla cooperativa “SoleLuna”, che si aggiudica l’appalto presentando l’offerta economicamente più vantaggiosa

Più volte sulle nostre pagine vi abbiamo raccontato le tante attività svolte dal Centro Aperto Polivalente (CAP), un’ambiziosa realtà intercomunale di supporto sociale che, fin dalla sua istituzione, è stata coordinata dalla cooperativa “Itaca” all’interno del progetto d’Ambito progetto “Famiglie in Centro per l’Infanzia e l’Adolescenza”.

Ebbene, da questo mese si cambia gestione: con determinazione del 30 novembre, l’Ufficio di Piano ha convalidato l’aggiudicazione alla cooperativa “Sole Luna”, con sede a Bitritto, della gara d'appalto per la gestione dei Centri Aperti Polivalenti e per la fornitura di altri servizi ed interventi per famiglie e minori nei Comuni appartenenti al nostro Ambito Territoriale Sociale (ovvero Turi, Gioia del Colle, Casamassima e Sammichele di Bari).

La gara

La procedura di gara, espletata attraverso il MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), è stata avviata il 27 agosto e prevedeva la valutazione delle proposte secondo il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa rispetto all’importo base di poco inferiore ai 509 mila euro (oltre iva al 5%).

Il 2 settembre è stato pubblicato il bando e, entro i termini previsti, sono giunte tre candidature: la società cooperativa “SoleLuna”, con sede a Bitritto; la costituenda ATI (associazione temporanea d’impresa) tra le cooperative “Itaca” e “Il Sogno di Don Bosco”, il costituendo RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa) tra le cooperative “Anteo” e “Raggio di Sole”.

I punteggi

Scorrendo i verbali della commissione di gara, è possibile ricostruire l’intero percorso che ha portato a questa aggiudicazione.

Va premesso che l’appalto è stato vinto sul filo di lana: la cooperativa “SoleLuna” ha conseguito il punteggio complessivo di 88,97, mentre l’ATI guidata da “Itaca” ha ricevuto 86,48 punti. A distanza si è posizionato il raggruppamento “Anteo - Raggio di Sole”, che si è fermato a 61,27 punti.

Quello che, tuttavia, ha lasciato un po’ perplessi è che la partita si sia giocata prevalentemente sul piano economico. Difatti, per l’offerta tecnica, per la quale era prevista l’attribuzione di un punteggio massimo pari a 70, la “vittoria” è andata alla cooperativa “Itaca” con 67,28 punti; il progetto della cooperativa “SoleLuna”, invece, ha riscosso 58,97 punti. Uno scarto di quasi 9 punti che ci auguriamo non abbia riscontri penalizzanti sulla qualità dei servizi erogati.

Quanto all’offerta economica, la cooperativa di Bitritto ha presentato un disarmante ribasso dell’8,1% sull’importo a base di gara, aggiudicandosi il punteggio pieno (30 su 30), mentre la cooperativa Itaca con il 3% di ribasso si è dovuta “accontentare” di 19,20 punti.

Offerta “anomala ma congrua”

L’offerta economica avanzata dalla cooperativa “SoleLuna”, pari a poco meno di 468 mila euro, è risultata “anormalmente bassa”, ragion per cui la commissione ha avviato i controlli imposti dal Codice dei Contratti Pubblici. Tuttavia, la cooperativa ha fornito giustificazioni e chiarimenti considerati “congrui e sufficienti”, dettagliando in modo analitico tutte le voci di spesa della propria proposta, in particolare il costo del personale, i costi relativi alla sicurezza, le norme in materia di contribuzione e le spese generali.

Concluse le verifiche, l’Ufficio di Piano ha quindi proceduto all’aggiudicazione del servizio per la durata di un anno a partire dalla sottoscrizione del contratto, con la possibilità di rinnovare la validità dell’affidamento per un altro anno.

Il saluto di Itaca: “Noi non produciamo bottoni”

Dopo dieci anni di impegno, la cooperativa “Itaca” deve quindi cedere il testimone. E lo fa, con un comprensibile velo di amarezza, attraverso un post pubblicato sui social dalla dott.ssa Rosanna Santoro, coordinatrice generale del progetto:

«Noi non produciamo bottoni. Quando si parla di educazione si parla di cura, si parla di bellezza e di valori. Sì, di valori. Non c'è cura senza valori, non c'è educazione senza valori. Non c'è cura senza bellezza e senza speranza. Nel nostro approccio hanno diritto di cittadinanza concetti come: danza, acrobazia, improvvisazione (che è una scienza) apertura a possibilità impensate. Il nostro metodo è la curiosità che diventa postura. La nostra metodologia più che essere definita da riconoscimenti chiari è un modo di pensare, di guardare e di fare nei contesti di cura.

Noi non produciamo bottoni. Il nostro mantra è: sono interessato a capire. Tutto ci travolge, niente ci appartiene e niente ha a che fare con l'addomesticare. Chiara Scardicchio parla di "claudicanza". Noi facciamo riferimento a un pensiero claudicante cioè riconosciamo la nostra fragilità accanto a quella delle famiglie. Non siamo meglio, non siamo peggio, siamo. La fragilità, la frammentarietà noi l'assumiamo come premessa del nostro agire educativo.

Noi non produciamo bottoni. Guardare l'altro nella sua imperfezione e fragilità poggiando su basi non solide è quello che ci contraddistingue e rifuggiamo la narrazione delle famiglie come vittime per essere indotti ad agire solo per compassione. Non idealizziamo l'altro, né lo pensiamo in una posizione d'inferiorità in quanto ambedue sono trappole del lavoro educativo. Sappiamo stare nella trasformazione continua e nel cambiamento.

Noi non produciamo bottoni. La riflessione, lo studio, la formazione continua sono necessarie al nostro lavoro anzi sono fondanti. Sappiamo anche però che le persone esistono anche senza di noi. La vita è più forte di tutto.

Sono stati 10 anni densi, forti, importanti. Farsi da parte e restare sulla soglia sono declinazioni del lavoro educativo. È il momento di andare dunque e di farsi da parte con la nostra claudicanza e il nostro essere disarmati di fronte alla migliore offerta.

Noi non produciamo bottoni, non possiamo essere considerati produttori di cura al chilo. I bottoni, anche i bottoni, se belli, se preziosi e non necessari (il necessario è il pane, ma noi vogliamo anche le rose) hanno un costo. Un costo giusto, quello delle progettualità e delle idee.

Noi non produciamo bottoni. Noi produciamo bellezza».

“Socialmente vantaggioso”

Senza entrare nel merito della vicenda – del resto, non abbiamo alcun elemento per permetterci di giudicare la bontà degli intenti della cooperativa “SoleLuna” – ci permettiamo di rubare qualche rigo in più per una riflessione di massima.

Quando si parla di servizi educativi verso i cosiddetti “soggetti fragili”, l’unico parametro che si dovrebbe tenere in considerazione è la qualità del progetto presentato, che si sostanzia nell’incidenza sul tessuto sociale delle progettualità messe in cantiere e nella professionalità degli operatori. La convenienza economica non può diventare l’ago della bilancia; esiste una “convenienza sociale” – che riassume in sé il dualismo pasoliniano di sviluppo e progresso – che non ammette deroghe. Ci sono sicuramente molte altre voci su cui è doveroso risparmiare; la “spesa sociale” – o meglio l’investimento sulla società – non è tra queste.

Fabio D’Aprile

Foto Pagina FB “Famiglie in centro”

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