Sabato 28 Novembre 2020
   
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Avvistato un “Ufo” a Turi…

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Polemiche sui social: un cartello informativo anti-Covid riporta solo avvertenze in inglese.

Lutto in famiglia per la De Florio: “Concentriamoci sulle cose importanti. La possibilità di finire in un sacco di plastica è reale”


Come tutti sapranno, la parola – o più propriamente l’acronimo – inglese “ufo” sta per “unidentified flying object” (oggetto volante non identificato). In alternativa ad “unidentified”, capita spesso di imbattersi in “unknown” (sconosciuto). Fatto sta che questo anglicismo, come tanti altri, è stato da tempo assorbito nell’uso corrente della nostra lingua, anche perché non comporta estreme difficoltà di pronuncia: anzi, a prima vista, “ufo” sembra a tutti gli effetti una parola italiana.

Ebbene, fatta questa premessa, pare che a Turi sia atterrato un ufo, un oggetto non identificato, sconosciuto, praticamente alieno; l’avvistamento è avvenuto a Largo Pozzi, nell’area mercatale ed il materiale raccolto in queste febbrili circostanze è stato condiviso sui social: trattasi di un cartello recante alcune icone, rispettivamente affiancate da una didascalia; proviamo a leggerle: “Put on medical mask”; “Avoid touching goods”; “Keep 1 meter social distance”; “Follow one way walk with only entrance and double exit”; “Avoid crowding”; per una qualsiasi ragione, potremmo non aver avuto il desiderio e/o la fortuna di studiare la lingua inglese, ragion per cui potremmo avvertire un comprensibile senso di smarrimento, lo stesso che si prova alla vista di un ufo. Tuttavia, come dicevamo, nel cartello in questione le avvertenze riportate in inglese sono tutte riassunte dai dei classici “disegnini” piuttosto eloquenti.

Lo smarrimento iniziale è legittimo, ma, come appena spiegato, non ha senso di esistere se chi è di passaggio decide di affidarsi ai “disegnini”, piuttosto che alle didascalie in inglese; a maggior ragione dal momento che il cartello sta palesemente tentando di ricordare ai passanti due, tre norme molto semplici, ascoltate fino alla nausea negli ultimi mesi: indossare la mascherina, evitare di toccare oggetti altrui, mantenere il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti ecc. Ricordarlo fa sempre bene, soprattutto alla luce dei dati attuali sul trend dei contagi; a quanto pare, però, secondo alcuni è importante ricordarlo nella lingua giusta: anzi, più nello specifico, solo ed esclusivamente in italiano. A nostro parere, questo sarebbe un atto davvero ingiusto nei confronti di chi non sa leggere o scrivere in italiano, come ad esempio i più anziani – anche se certi adulti non sono da meno; per non parlare inoltre di chi è affetto da cecità o, magari, degli stranieri. Perché, anche se a qualcuno può dar fastidio, a Turi gli stranieri esistono e non sono pochi, pur essendo anch’essi trattati da ufo, talvolta per partito preso, talvolta per reati realmente commessi.

LE PRECISAZIONI DELLA DE FLORIO

Il passaggio delle Linee Guida per il commercio su aree pubbliche

A quanto pare, dunque, da una rapida analisi della situazione, emerge chiaramente la necessità di adottare soluzioni inclusive, piuttosto che esclusive: invece di sollevare una polemica sull’accento britannico del cartello, considerandolo come qualcosa da ripudiare, sarebbe stato più “socialmente utile” chiedere che ognuna delle avvertenze fosse scritta anche in italiano, e magari in dialetto, in Braille ecc. Questo accadrebbe in un mondo utopico, assurdo quanto questa stessa polemica, in cui incredibilmente si trascura che “i segnali sono quattro: due in inglese e due in italiano” – spiega la consigliera Teresita De Florio, da noi intervistata per approfondire questa vicenda. “A fine anno – prosegue con ironia – l’Amministrazione non riceve alcun premio in base al numero dei cartelli installati; forse qualcuno avrà pensato ad una raccolta punti, ma le cose non stanno così. Il tanto dibattuto cartello è previsto dall’ordinanza regionale n.243 che, in merito al commercio al dettaglio su aree pubbliche, dispone tra le misure generali l’installazione, per l’appunto, del cartello informativo. Molto spesso si tende a criticare l’operato in base a ciò che è immediatamente visibile; in questo caso, però, bastava leggere l’ordinanza. Tra l’altro i due segnali sono lì presenti dai primi di giugno”.

Rimanendo sul filo dell’ironia, chiediamo: non sarebbe possibile integrare con delle didascalie in dialetto, giacché quelle in italiano ci sono già, seppur su altri cartelli? “Non è previsto dall’ordinanza, anche se devo ammettere che forse così si riuscirebbe a comprendere meglio cosa fare e cosa non fare in questo periodo”. Prima di tornare alla De Florio, ci sembra opportuno riportarvi il parere di una concittadina, contraria alla sterile polemica: “Io invece lo interpreto come segno di grande apertura mentale. In questo piccolo paese rispettare e considerare anche gli stranieri indipendentemente dal numero di presenze è uno dei primi passi verso una cultura. Cultura come dare attenzione e fare attenzione verso il diverso. E l'esempio deve partire sempre dai cosiddetti indigeni”.

DE FLORIO: “HO PERSO UNA ZIA PER COMPLICANZE LEGATE AL COVID”

Amarissime ironie a parte, durante l’intervista la De Florio non ha potuto nascondere il dolore per quanto ultimamente accaduto nella sua famiglia: “Negli scorsi giorni ho perso una zia per complicazioni legate al Covid-19”. Nei minuti successivi, la consigliera ci ha spiegato le modalità con cui si stanno negli ultimi mesi salutando e seppellendo i defunti; alcuni infatti, in un’immagine purtroppo agghiacciante, vengono conservati e tumulati nudi, in una specie di grande “confezione” di plastica: per ragioni igieniche spesso non è permesso vestirli dignitosamente per la cerimonia funebre.

Come mai ha voluto inoltrarsi in questi terribili dettagli?

“Perché chi come me ha potuto vedere coi propri occhi gli effetti del Covid, sia in vita che post mortem, non ha bisogno di cartelli o segnali. Sappiamo cosa accade. Per chi invece ne è all’oscuro e magari nega addirittura l’esistenza del virus, invece, non sono sufficienti tutti i cartelli del mondo, scritti in qualsiasi lingua. Le persone dovrebbero rendersi conto che c’è ben poco da ironizzare o polemizzare; conta piuttosto concentrarsi sulle questioni importanti, sul rispetto delle norme, perché la possibilità di finire in un sacco di plastica è reale. Capisco che il segnale possa per qualcuno rappresentare uno spreco di denaro, ma come dicevo stiamo parlando di un’ordinanza regionale; in ogni caso le spese non sono totalmente a carico dell’Ente comunale. Non sarebbe male se pensassimo a guardare l’orizzonte, piuttosto che i confini”.

MERCATO E CONTROLLI: IL PREZIOSO SUPPORTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

Come si stanno attualmente organizzando i controlli nell’area mercatale?

“Sempre allo stesso modo; ovvero ingressi ed uscite contingentati e controllo da parte della Protezione Civile affinché le norme siano rispettate. Gli acquirenti devono sempre indossare la mascherina, mentre gli ambulanti da parte loro devono mettere a disposizione il gel sanificante. A proposito dell’area mercatale, noto con piacere maggiore ordine e pulizia, a differenza di quanto sosterrebbero alcuni cittadini: da una relazione della Polizia Locale, a cui devo obbligatoriamente dare seguito, emerge infatti uno scenario diverso da quello che alcuni vorrebbero prospettare”.

Continua, dunque, senza sosta l’impegno della Protezione Civile?

“Esatto. Ritengo che la Protezione Civile sia un valore aggiunto e dunque un vantaggio enorme per il nostro Comune. I volontari sono sempre pronti, non si tirano mai indietro e danno sempre la certezza di poter contare sul loro supporto. Credo che tutto ciò sia meritevole d’attenzione, soprattutto in questo periodo dove i timori in strada, lontano dalle proprie case, non sono pochi. Lo abbiamo visto anche al cimitero: anche in quell’occasione la Protezione Civile si è dimostrata attenta e precisa; è senza dubbio per noi una grande risorsa”.

LEONARDO FLORIO

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