Lunedì 30 Novembre 2020
   
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Nuovo Dpcm: come se la passano ristoranti e pizzerie?

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Pizzeria “Ad Maiora”: “Il lavoro è diminuito del 200%. Avremmo potuto affrontare meglio questa pandemia”

“Metti il plexiglass; distanzia i tavoli; riduci i clienti; igienizza bene; registra i clienti. Fatto tutto? Bene, ora chiudi” – due settimane fa, con l’approvazione del nuovo DPCM, dilagava sui social il meme con il premier Giuseppe Conte “ritratto” mentre “afferma” le parole riportate nel virgolettato; il meme in questione è stato prontamente rilanciato su Twitter dal leader della Lega, Matteo Salvini. Una sintesi estrema, brutale, quanto efficace per riassumere lo stato d’animo di chi, come ristoratori, baristi e commercianti, ha dovuto osservare negli scorsi mesi tutta una serie di norme, salvo poi vedere svanito il “sogno” di poter continuare a lavorare: “Puniti ingiustamente dopo aver speso ingenti risorse per adeguarsi e garantire igiene e sicurezza. Signor presidente del Consiglio, queste imprese e questi lavoratori non sono superflui e non sono loro il problema" – twittava il leader del Carroccio.

Ancor più affilata l’ironia di un post condiviso sui social dal pizzaiolo napoletano Errico Porzio, il quale vanta a Napoli due pizzerie in via Cornelia dei Gracchi a Soccavo e una al Vomero in piazza Vanvitelli, nonché una a Salerno sul lungomare ed un’altra ad Aversa: “Pizzeria Covid. Qui entrano solo positivi. Si accettano prenotazioni per tavolate di 20/30/40 persone. Non si misura la temperatura e non c’è obbligo di mascherina. Non serve il documento ma il certificato di positività all’ASL. Caro Governo: possiamo restare aperti?”.

La situazione, in realtà, è tutt’altro che rosea e molti titolari sono sull’orlo dell’esasperazione; qualcuno però, come testimoniato dalle pagine di cronaca nazionale, nell’esasperazione ci finisce, per non fare più ritorno: andando più indietro nel tempo, si pensi che, durante la crisi economica del 2008, il numero dei suicidi maschili in Italia aumentò del 12%.

Come se la staranno passando, in questa situazione di forte precarietà, i titolari turesi del settore? Negli scorsi giorni abbiamo contattato 5 pizzerie-ristoranti della nostra città; tra queste, riceviamo e pubblichiamo le risposte fornite dal referente di “Ad Maiora”, ringraziandolo per la disponibilità.

Come stanno incidendo le disposizioni del nuovo DPCM sulla vostra attività? Avete avuto un calo nelle vendite? Siete stati costretti a dare un taglio al personale?

«Sarò breve e conciso: la nostra è un’attività prettamente familiare, quindi personale non ne ho dovuto licenziare; tuttavia, proponendo oltre alle pizze una vasta gamma di rosticceria, il lavoro è diminuito del 200% poiché la gente non può uscire per passeggiare e farsi affascinare dall'aspetto dei manufatti! All’interno del locale abbiamo una capienza massima di 3 persone: ciò vuol dire far attendere la gente fuori, al freddo, nelle ore consentite. Inoltre, se i clienti provassero a sostare con le auto nei pressi della pizzeria, subito verrebbero sanzionati dagli agenti della Polizia Locale che non si limitano più a fischiare e riprendere il trasgressore ma, con una bella foto, sanzionano i clienti. Questi ultimi sono quindi costretti a stare fuori sotto l'acqua ed al freddo con gli ombrelli! Anche i miei fornitori si lamentano per tutto quello che sta succedendo! Se posso dire la mia, con le dovute precauzioni ed una certa elasticità, avremmo potuto vivere quest’epidemia mondiale in maniera migliore».

LEONARDO FLORIO

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