Sabato 28 Novembre 2020
   
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Mariarosaria Laera: “Siamo pronti”

Ro Laera

L’infermiera turese negli ultimi giorni ha dato disponibilità per tornare a combattere il virus in prima linea nelle zone rosse

Lo scorso 17 aprile, Mariarosaria Laera, infermiera turese di 49 anni, partiva in direzione Roma a bordo di un vagone della Freccia Argento specificatamente dedicato agli infermieri della task force voluta dalla Protezione Civile per fronteggiare l’emergenza Covid-19 in tutto il territorio nazionale: “Il giorno successivo siamo partiti per le destinazioni che ci sono state personalmente assegnate dal dott. Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile: a me è toccato raggiungere l’ATS (Agenzie di Tutela della Salute) di Milano”.

Ecco qual era la sua routine lavorativa: “Il mio compito consisteva nell’effettuare tamponi su tutto il territorio di Milano. Ci prelevavano dall’ATS e venivamo accompagnati nel luogo dove effettuare i tamponi, sia di determinazione della positività che di controllo per i pazienti che avevano già contratto il virus. Abbiamo operato anche all’interno di diverse strutture, tra cui la Caserma dei Carabinieri “Montebello”, rivelatasi in grave stato d’emergenza.”. Ebbene, dopo tre settimane estenuanti, precisamente il 7 maggio, l’infermiera turese rientrava nella nostra città, benché avesse fatto presente allo stesso Borrelli l’intenzione di voler continuare a prodigarsi, con grande spirito d’abnegazione, in prima linea contro il Covid-19.

A distanza di un mese e mezzo esatto, nel pomeriggio del 21 giugno, la nostra encomiabile cittadina riceveva una telefonata dal dott. Angelo Borrelli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, il quale la invitava a ritirare personalmente una targa di riconoscimento per le energie profuse nella lotta alla diffusione del virus.

L’IMPEGNO NELLE CASE DI RIPOSO

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Alla vigilia di un preannunciato secondo lockdown, più “soft” rispetto al primo, siamo tornati ad ascoltare Mariarosaria Laera: “Poco più di dieci giorni fa, ho ricevuto una mail di allerta in cui mi veniva comunicato che sarebbero ricominciate le attività della task force cui ho preso parte lo scorso 17 aprile”.

“All’interno della missiva, inoltre, si chiedeva ai destinatari di dare la propria disponibilità in caso di nuovi reclutamenti. Ho risposto in maniera affermativa” – ciò non sorprende alla luce di quanto sopra ricapitolato. “Alle regioni – prosegue – è stato affidato il compito di chiamare i diversi operatori scaglionandoli; la prima meta, a causa delle condizioni in cui attualmente versa, è la Campania. Personalmente non sono stata ancora contattata. Ma, ripeto, io ho dato la mia disponibilità”.

In attesa della chiamata alle armi in uno dei tanti – ahinoi rinvigoriti – fronti dell’emergenza, la nostra concittadina continua senza sosta nel suo impegno professionale, sempre alle prese con il Covid-19: “Al momento, su disposizione dell’ASL, sto lavorando in diverse case di riposo sia per fornire assistenza che per sottoporre a tamponi sospetti contagiati o pazienti già dichiarati positivi”.

Come potranno ricordare i nostri lettori, Mariarosaria Laera è innanzitutto un’infermiera del 118 turese: “Nelle ultime settimane sono esponenzialmente aumentate le telefonate arrivate al 118. Noi operatori, dal nostro canto, abbiamo dovuto nuovamente affrontare interminabili attese nei Pronto Soccorso. In questo scenario, i positivi con lievi sintomi potrebbero a mio avviso curarsi a casa, evitando di intasare il Pronto Soccorso; se non altro perché l’ossigeno viene fornito a domicilio, sempre e comunque gratuitamente”.

PROSPETTIVE CONFORTANTI… MA NON TROPPO

Un’opinione, invece, sulla curva dei contagi?

“L’andamento non è certamente confortante, anche se bisogna tenere in conto che da marzo ad oggi i tamponi effettuati sono aumentati in maniera impressionante. Al di là dei numeri e delle interpretazioni, credo che sia importante incrementare il tracciamento all’interno della popolazione; anzi, a tal proposito, la Protezione Civile si sta mobilitando per portare a termine un tracciamento dell’intera popolazione, con priorità ai lavoratori e con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa necessari alla determinazione degli esiti dei tamponi: molti, infatti, aspettano addirittura una settimana, dieci giorni. Altro aspetto, credo, cruciale concerne il supporto alle unità, ancora insufficienti, che eseguono i tamponi”.

Ritiene che l’Italia abbia i mezzi per combattere questa tanto scongiurata nuova ondata?

“Personalmente ritengo che siamo pronti. All’arrivo del Coronavirus abbiamo dovuto organizzare tutto da zero, all’improvviso. Adesso, però, siamo pronti. L’utenza, è vero, è aumentata, ma gli ospedali e le strutture ci sono. Anche per le terapie intensive c’è molta fiducia. Credo, piuttosto, che il maggior problema sia rappresentato dai cittadini, i quali, ancora troppo spesso, non rispettano le norme necessarie a contenere la diffusione del virus. Ora più che mai è doveroso cambiare atteggiamento: ai miei concittadini, innanzitutto, dico dunque di comportarsi con consapevolezza e rispetto di sé e degli altri”.

LEONARDO FLORIO

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