Centro storico sempre più “terra di nessuno”

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Case occupate, residenti “fantasma” e rifiuti in strada rendono invivibile il “fiore all’occhiello” di Turi

Dopo l’articolo in cui, la scorsa settimana, abbiamo denunciato lo stato di degrado di alcune vie del centro storico, in balia del guano e dei rifiuti abbandonati in strada, sono giunte in redazione numerose segnalazioni di situazioni simili. Abbiamo deciso di approfondire quella della signora Anna (nome di fantasia), vittima di una doppia ingiustizia.

“Ospiti indesiderati”

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Anna è proprietaria di una casa, ereditata dai genitori, che utilizzava – il passato come vedremo è d’obbligo – per ospitare i propri parenti quando, in estate o durante le festività natalizie, dal nord Italia venivano in visita a Turi. L’anno scorso, a partire da febbraio e per tutta la durata del periodo della raccolta delle ciliegie, l’abitazione fu occupata da un gruppo di braccianti extracomunitari che, forzata la porta d’ingresso, riuscì ad accamparsi all’interno. L’immobile venne liberato grazie all’intervento dei Carabinieri e, dopo la conta dei danni, alla signora Anna non restò che cambiare le serrature e sperare che la situazione non si ripetesse.

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Speranza vana. Dodici mesi dopo, con lo scoccare dell’annata cerasicola, un altro gruppo di braccianti stagionali si è impossessato nuovamente della casa. Questa volta con una dinamica del tutto singolare: quando i Carabinieri hanno proceduto con le operazioni di sgombero e identificazione degli “ospiti”, sarebbe emerso che gli uomini, originari del Marocco, erano convinti di aver preso regolarmente in fitto l’immobile, pagando il canone mensile a un loro connazionale che, evidentemente, si era spacciato come proprietario dell’abitazione.

Dopo il secondo spiacevole episodio, Anna è costretta a interrompere la fornitura delle utenze di gas e acqua, privandosi della possibilità di utilizzare la casa per ospitare parenti o amici. Tuttavia, siamo in emergenza Covid e questa volta non è sufficiente cambiare le serrature: date anche le condizioni – ben oltre i minimi requisiti igienici – in cui sono stati lasciati i locali, occorre bonificare tutti gli ambienti con una spesa che ammonta a circa 2 mila euro. Al danno economico si aggiunge quello affettivo, il lato della vicenda che fa più rabbia: la signora Anna ha perso per sempre i ricordi di famiglia che erano custoditi nell’abitazione, finiti nel “mare magnum” dei rifiuti prodotti dagli occupanti.

Accoglienza, un sistema di rivedere

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Abbiamo deciso di raccontarvi questa denuncia poiché, a nostro pare, condensa in sé varie questioni irrisolte del nostro paese.

La prima riguarda proprio il sistema dell’accoglienza dei lavoratori stagionali; un sistema che, come sosteniamo da diversi anni, va profondamente rivisto. Non possiamo più limitarci a una rincorsa tra “guardie e ladri”, non foss’altro per la disparità dei numeri: parliamo di circa 400 stagionali che, mediamente, arrivano a Turi a fronte di qualche decina di uomini delle Forze dell’Ordine. Per quanto Carabinieri e Polizia Locale si impegnino, è evidente che non riusciranno mai a monitorare in tempo reale l’intero territorio. Allora, se Turi ha bisogno di questa manodopera, deve farsi carico di predisporre un’area capace di dare degna accoglienza a tutti i braccianti, evitando che, per disperazione o opportunismo, quanti restano fuori dagli ingranaggi ufficiali si sentano “legittimati” a occupare il centro storico o altre strutture di fortuna, oppure ad allestire tendopoli all’esterno della foresteria, come si è visto lo scorso anno. Quale area attrezzare, a chi addebitare le relative spese e come strutturare le azioni di contrasto al “lavoro nero” sono i termini del problema su cui si dovrà aprire un serio dibattito con le parti in causa; un confronto che ci auguriamo inizi ben prima di maggio.

“Cittadini fantasma”

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La seconda riflessione è sullo stato di abbandono del centro storico. Oramai, in parecchie vie della città vecchia, si contano sulle dita di una mano le case abitate. Eppure, nonostante il progressivo spopolamento, basta fare un giro di mattina per imbattersi in buste di rifiuti che trionfano quasi ad ogni angolo, superate in numero solo dai cartelli vendesi. L’ipotesi più plausibile è che alcune abitazioni siano occupate a dubbio titolo da “cittadini fantasma”: persone, spesso extracomunitarie, che non sono censite all’Anagrafe cittadina e, dunque, non avendo ricevuto il kit per la raccolta differenziata, finiscono per conferire i propri rifiuti in strada.

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Ci permettiamo di suggerire l’opportunità di iniziare un serio censimento di chi abita il centro storico, per accertare che tutti vi risiedano legittimamente e che, altrettanto legittimamente, possano usufruire dei servizi comunali. Intendiamoci, non si tratta di instaurare un “regime di polizia” ma, al contrario, di favorire l’auspicata integrazione che non può prescindere dal rispetto delle regole comuni e dalla volontà di prendersi cura dello spazio in cui si vive.

Ed in questa direzione, sarebbe auspicabile promuovere la nascita di un comitato cittadino del centro storico, che diventi l’interlocutore privilegiato dell’Amministrazione: un’unica voce collettiva che sensibilizzi il governo cittadino sulle problematiche della città vecchia e sulle iniziative che sarebbe utile intraprendere per arginare i vari disagi.

Infine, se il centro storico, come più volte dichiarato dalla Giunta Resta, deve diventare il “fiore all’occhiello” di Turi, “valorizzandola in chiave turistica e favorendo la nascita di nuove attività commerciali”, non si può restare inerti dinanzi a situazioni che si muovono in direzione diametralmente opposta, rendendo il nucleo antico di Turi sempre più “terra di nessuno”.

Fabio D’Aprile

Foto di Damiano Barbieri