Sabato 10 Aprile 2021
   
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Degrado e abbandono nel centro storico

guano centro storico (2)

Troppo il guano da raccogliere e le case da sigillare; non mancano, inoltre, gli incivili

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Passeggiando tra le vie del centro storico, la nostra attenzione viene attratta da alcuni discorsi in lussemburghese: un segno tangibile, questo, del fatto che stiamo per inoltrarci nel cuore della bella stagione. È la voce del turismo estivo, alimentato in buona parte dai turesi emigrati nel Gran Ducato alcuni decenni fa; al loro seguito, spesso, non mancano parenti e congiunti di ogni sorta, il più delle volte emotivamente trasportati nel nostro piccolo borgo poiché incuriositi dalle sue potenzialità.

Non va dimenticata, a tal proposito, la posizione strategica di cui gode Turi, incastonata al centro della Valle d’Itria: aspetto, questo, ribadito a più riprese nella scorsa campagna elettorale e su cui si dibatte da almeno un paio di decenni; verosimilmente, dunque, siamo di fronte ad un ritornello, ad un tormentone estivo in chiave politica. Ad ogni modo, restano gli ampi margini di crescita per il turismo locale, sia messo in moto dalle risorse culturali, enogastronomiche, religiose interne, che orientato verso l’esterno, alle bellezze racchiuse nelle città limitrofi e sulla costa.

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Soffermandoci sul “turismo centripeto” – piuttosto che su quello “centrifugo” di cui poc’anzi – il nostro centro storico non può che rappresentare una priorità per l’Amministrazione incaricata dai cittadini di guidare la città verso un destino che sia, possibilmente, migliore rispetto al degrado e all’abbandono. Sono queste due le parole più condivise e – ne siamo certi – sofferte da tutti coloro che abbiamo intervistato negli ultimi due anni per parlare del nostro centro storico; tant’è che lo stesso riferimento al “decoro urbano” potrebbe rientrare in una eventuale raccolta di ritornelli politici.

In ogni caso, tornando al lussemburghese incontrato tra le vie del “paese vecchio”, le sue parole commentavano lo stato di degrado e abbandono riscontrato al suo consueto ritorno in Italia: scale coperte di guano con conseguenti insetti pronti a proliferare in quest’ambiente favorevole e, a far da cornice sensoriale, un profondo odore fetido non sempre causato dagli animali, ma da umani classificabili come “incivili” dal momento che preferiscono abbandonare i rifiuti piuttosto che conferirli.

Il degrado genera l’abbandono, l’abbandono genera il degrado. È un circolo vizioso che, se non incontra ostacoli, potrebbe sfociare in un’escalation di fenomeni; a sostegno di questa tesi si potrebbe impiegare la celebre “teoria delle finestre rotte”, ma – per farla breve – è evidente che anche i cittadini debbano contribuire a mantenere un minimo di civiltà. Alcune situazioni di degrado sono infatti rese possibili, ad esempio, proprio dalla condotta di alcuni individui, proprietari di locazioni lasciate a sé stesse: «Non penso ci voglia molto a sigillare almeno le finestre o a ripararle, per non far entrare gatti, “palùmme”, insetti».

Il rammarico di questa persona è condiviso anche da molti residenti del centro storico, per lo più anziani, ai quali non fa piacere lo spettacolo offerto da alcune vie, specie in questo periodo dove il pensiero di una malattia infettiva potrebbe rimandare a qualcosa di ben più tragico.

LEONARDO FLORIO

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