Venerdì 14 Agosto 2020
   
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“Bonus biciclette”: cambio di rotta o un trend del momento?

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Il punto di vista di Michele Zita: “Il boom della bicicletta era nell’aria, la chiusura totale di due mesi dovuta al Coronavirus è stata la scintilla”

Abbiamo interpellato Michele Zita, proprietario dell’ABCclett, l’unico punto vendita di bici del nostro Comune, per uno sguardo dall’interno, mirato e dettagliato, sul buono mobilità e sulle criticità e opportunità del momento che stiamo vivendo.

Per iniziare, un parere sul bonus mobilità.

«Il bonus è andato ad accelerare un processo che sarebbe comunque partito. Da tempo era nell’aria un possibile boom della bicicletta; la chiusura totale di due mesi dovuta al Coronavirus è stata la scintilla. Infatti, il bonus è presente soltanto in Italia, mentre l’acquisto delle bici è esploso in tutto il mondo. Il mio parere è quindi sostanzialmente positivo; bisognerà però vedere quanto rimarrà di tutto questo nel tempo, sperando sia davvero l’inizio di un cambio di rotta e non un trend del momento». Anche per il bonus ci sarà una fase uno e una fase due; quest’ultima in particolare appare piuttosto problematica. «Su questo aspetto sono invece pessimista; a dirla tutta sono pessimista anche sulla prima fase, nel senso che la somma stanziata di 120 milioni non sarà sufficiente; visto il gran numero di bici vendute si sta pensando di rifinanziare la misura con qualche altra decina di milioni. A tutti i miei clienti sto consigliando di acquistare la bicicletta entro la fase 1, cioè fino alla data in cui sarà rilasciato il form sul sito del Ministero dell’Ambiente. Non ci sono inoltre certezze sulle tempistiche; si parla di luglio inoltrato o persino agosto. Ovviamente, dal punto di vista del cliente, è più favorevole acquistare una bici nella seconda fase, quando non sarà richiesto anticipare l’intera somma ma pagare unicamente il quaranta percento, ma con molta probabilità i fondi stanziati andranno esauriti nella prima.

Inoltre, per noi commercianti la seconda fase sarà difficilmente sopportabile, in quanto ci troveremmo ad anticipare il restante sessanta percento, operando come se fossimo una banca. Nel mio piccolo, rischio di dover anticipare trenta-quarantamila euro; all’aumentare della grandezza del negozio aumenta ovviamente la somma fino ad ammontare a diverse centinaia di migliaia di euro. Dopo aver sofferto in primavera, non so quanti di noi potranno permettersi di aderire. Inoltre, lo Stato non si è al momento ancora espresso sulla natura del rimborso, se avverrà in forma liquida, oppure, come appare probabile considerando i trascorsi, sotto forma di credito di imposta. Alla luce di questo la fase due rischia di essere puramente teorica».

Perché preferire il negozio di paese?

«Durante la chiusura si è più volte paventata una riscoperta dell’acquisto in loco, presso la bottega o il negozio di paese, a sfavore degli ipermercati; il 18 maggio, alla riapertura di quest’ultimi, tutto sembra però tornato come prima, senza alcuna remora o paura per gli assembramenti; purtroppo la gente dimentica in fretta. Come abbiamo venduto noi, ha venduto Decathlon, per fare un nome noto. Per tutti comincia ad essere difficile reperire biciclette, principalmente a causa del fermo industriale nel sud-est asiatico, dove la maggior parte delle componenti viene prodotta».

Cosa rivelano le vendite circa la cultura della bici del nostro paese?

«In Italia, in particolare al sud l’utilizzo della biciletta è molto stagionale, da aprile ad agosto; ne deriva che il budget non è particolarmente alto; uno studio ha rilevato che il budget medio in Italia è di soli 200 euro, contro i 700 del nord Europa, dove un investimento più importante è giustificato dall’utilizzo esteso che si fa della bici, non unicamente a scopo ricreativo, ma come vero mezzo di trasporto alternativo per tutto l’anno. In concomitanza con il bonus statale, il budget medio si è alzato tra gli 800 e i 1000 euro, cifra che permette di usufruire dell’incentivo per il massimo importo possibile di 500 euro. La fascia di età è invece piuttosto varia; le bici da passeggio, che vanno per la maggiore in questo periodo, vengono comprate per i bambini, così come per gli adulti e gli anziani; d’inverno invece si vendono principalmente bici di alta gamma per uso sportivo».

Un incentivo economico può essere un buon punto di partenza, ma dev’essere seguito da iniziative di sensibilizzazione e diffusione della cultura delle sue ruote.

«L’anno scorso, in collaborazione con “I Moturi” e con i “Cinque&Nove”, abbiamo dato vita a TurinBici, tre passeggiate alla scoperta delle strade cittadine. L’intenzione per quest’anno era di potenziare la portata dell’iniziativa, ma per ovvi motivi siamo costretti a rimandare tutto alla prossima estate.

Nel frattempo, invito quanti sono interessati ad esplorare il nostro il nostro circondario che, senza neanche doversi allontanare più di tanto, offre degli scorci davvero suggestivi, spesso ignorati perché con l’auto si percorrono sempre le stesse strade principali.

L’utilizzo della bici va però incentivato anche nell’utilizzo quotidiano, come alternativa all’auto, dal momento che la morfologia del territorio lo permette con facilità. A settembre 2017 facemmo domanda all’Ufficio Tecnico per poter collocare all’esterno del negozio una rastrelliera dove poter parcheggiare le bici in maniera ordinata. Dopo ben un anno di attesa la risposta è stata inaspettatamente negativa, motivata dalla mancanza di regolamento comunale in merito. Nel caso di risposta affermativa, avevamo già in programma di fornire a nostre spese delle rastrelliere da collocare nei punti più salienti del paese, come le poste.

Vi è inoltre una carenza di piste ciclabili e spesso il molto traffico rende pericoloso passeggiare con i bambini. Sono però dell’avviso che far convivere delle strade strette, caratteristiche dei nostri paesi, con delle piste ciclabili sia piuttosto difficile e crei malcontento e problemi alla viabilità, come dimostra l’esempio di Conversano; intere vie dovrebbero essere convertite in piste ciclabili e aree pedonali.

Spesso i commercianti interessati dall’istituzione delle isole pedonali temporanee si lamentano del calo di incassi, a ragione. Questo avviene perché la gente sa che si tratta di misure temporanee e che alla fine dell’estate tutto tornerà come prima.

Se invece le misure fossero permanenti, probabilmente si acquisirebbero delle nuove abitudini, lasciando l’auto a casa se si deve andare in centro o parcheggiandola qualche decina di metri più in là. È un problema culturale e pertanto si tratta di processi lenti; speriamo che questo Coronavirus, tra le mille conseguenze devastanti, possa anche rappresentare un momento di svolta per tutti noi e per il nostro vivere in società».

Damiano Barbieri

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