Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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Il futuro delle Feste Patronali

carro sant'oronzo

L’assessorato regionale a Cultura e Turismo pronto a predisporre un provvedimento specifico per salvare la tradizione

Sagre a mare e carri trionfali, processioni e cortei storici, luminarie e fuochi pirotecnici, bande e luna park, bancarelle e dolciumi. Il Covid-19 ha messo in crisi anche la Puglia delle tradizioni, della religiosità più genuina e del folklore, quella delle feste patronali cittadine, di quartiere e di contrada che sino a due mesi fa riempivano i calendari, spesso rincorrendosi e sovrapponendosi. Una sterminata lista di eventi, molti dei quali già cancellati, altri in attesa di conoscere come evolverà la situazione.

Indagare sul variegato e poliedrico mondo che le caratterizza, ormai un vero e proprio brand collegato al sistema turistico regionale, è stato il compito della IV Commissione con la richiesta del consigliere Mario Pendinelli di ascoltare in proposito l’assessore all’Industria Turistica e Culturale, Loredana Capone.

La situazione relativa alle Feste Patronali alla luce dell’attuale emergenza sanitaria è un ‘work in progress’, non molto diverso da tanti altri settori. È unanime la consapevolezza che la moltitudine delle realtà economiche, coinvolte nell’alimentare la filiera, costituisce un patrimonio non solo economico ma anche culturale; resta però difficile capire da dove partire.

Comunque, l’assessorato si accinge a predisporre un provvedimento di sostegno che tenga conto appunto della specificità – in molti casi anche della unicità – dei soggetti coinvolti e recepisca le richieste di puntellare il sistema “Feste Patronali” e quanto esso rappresenta anche dal punto di vista economico.

Tavolo tecnico con Anci (interlocutore pubblico) e Cei Pugliese (per quel che concerne i riti religiosi che ispirano le feste); confronto con gli operatori del sistema, spesso volontari, linfa dei comitati cittadini; reperimento delle risorse finanziarie necessarie in questa fase per mantenere viva la tradizione più che perpetuarla; stesura di un protocollo sulla falsariga di quanto avvenuto per altri settori.

C’è da salvare molto di questo patrimonio sottratto da aprile alla Puglia: luminarie e gran casse, fuochi d’artificio, bande e spettacoli viaggianti, complessi musicali e folkloristici, artisti di strada, servizi ed agenzie di eventi, commercianti ambulanti. Difficile quantificare quanti siano. Per loro è pronta anche una proposta di legge che l’assessore Capone accetta di condividere purché strumento più rapido per sostenere i custodi della tradizione, imprese e lavoratori.

La lettera della CEI

Gli sforzi dell’assessorato regionale assumono ancor più valore all’indomani della comunicazione della Conferenza Episcopale Pugliese che ha stabilito che la celebrazione delle Feste Patronali si limiti «alla parte più importate, cioè alle sole celebrazioni liturgiche». «Non sarà possibile organizzare processioni, trasferimento pubblico di immagini sacre, fiaccolate o momenti di preghiera che favoriscano assembramento».

«Questa disposizione – continua la nota dei pastori pugliesi – è certo conseguenza delle misure governative che vietano ogni occasione che possa creare assembramento di persone. Tuttavia, anche se l’epidemia fosse sotto controllo nelle prossime settimane, sarà bene limitarsi alla solo “festa religiosa” per evidenti motivi di opportunità”, considerando il contesto di dolore e sofferenza che stanno vivendo tante famiglie nel nostro Paese e nella nostra regione e la generale situazione di difficoltà economica che ha colpito la nostra gente e che ancora la metterà alla prova dei prossimi mesi. Sarebbe una grave mancanza di responsabilità chiedere e spendere cifre per momenti di intrattenimento, quando ci sono tante persone che non lavorano e mancano del necessario per sopravvivere… come evidenziato dalla Caritas delle nostre Diocesi e parrocchie». «Sarà questa l’occasione – si legge nei passaggi conclusivi – offerta alle nostre comunità cristiane per riscoprire ciò che è essenziale nelle nostre feste e per esprimere concretamente la vicinanza solidale verso tanti fratelli e sorelle che sono nel bisogno».

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