Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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"Negativo per me, lo spero per tutti!"

Tina Ottavino

“Per oltre un mese sola ed emarginata”. Parliamo con Tina Ottavino

Finalmente negativo, l’esito dell’ultimo tampone eseguito e ricevuto il giorno 21 aprile 2020, "data che rimarrà impressa nella mia mente per tutta la mia vita" - confessa Tina Ottavino. "Felicissima per me, per la ma famiglia e soprattutto per non essere stata una mina vagante per i miei concittadini".

Tante parole di sostegno sono giunte alla nostra concittadina che, qualche settimana fa, sulle nostre colonne raccontava la sua sfida al Coronavirus. Uscita da una struttura riabilitativa di Putignano, dove erano stati rilevati numerosi infetti da Covid-19, Tina aveva preferito chiudersi nella sua tavernetta in regime di quarantena volontaria, lontana dai suoi familiari, per timore di essere stata infettata. Dopo numerose richieste presso le autorità preposte, finalmente riesce a farsi fare il tampone e il risultato positivo non la lascia stupita, al contrario di chi le consigliava "in modo poco attento e professionale di restare a casa, ignorando la positività che avrebbe potuto risultare focolaio per i Turesi e la mia famiglia".

"Sottolineo che il mio divulgare direttamente queste informazioni non deriva da una voglia di rendermi nota - lo ero già, ironizza la Ottavino - ma per far intendere che non sempre la temperatura è indice di rilevamento sintomatico. Il soggetto sintomatico non è il solo a cui prestare cure attraverso provvedimenti sanitari, certo è il più grave, ma non da meno lo è l’asintomatico".

"Molte telefonate e messaggi sono giunti per chiedermi riscontri, soprattutto molte donne che si sentivano come “appestate”, quindi hanno preferito nascondersi e chiudersi nel loro spazio.

Quanto conta il giudizio del prossimo?

“È su questo punto che continuo a battermi - ci spiega. Esistono i sintomatici, che hanno febbre e problemi polmonari, e gli asintomatici, le vere mine vaganti. Sono i più pericolosi ed è per questo che è necessaria un’attenzione particolare da parte delle autorità locali. Io sapevo da dove venivo e ho agito con cautela, ma se così non fosse stato? Se fossi uscita e mi fossi comportata tranquillamente, quanta gente avrei potuto contagiare? Per non parlare della mia famiglia”.

Quindi aggiunge: “Purtroppo le norme in tal senso non sono molto chiare. Il Prefetto notifica alle autorità locali la positività di un loro concittadino ed è in quel momento che dovrebbe scattare un piano di lavoro, un protocollo d’azione di zona, tra sindaci, servizi sociali, ASL, medici di base, autorità militari e servizi per raccolta rifiuti speciali. Vi spiego i ruoli di ognuno: le ASL si preoccupano di monitorare il positivo da Covid-19 quotidianamente come da protocollo; i medici di famiglia, in base alle informazioni ricevute e concordate con l’addetto ASL, hanno la funzione di determinare e prescrivere terapie eventuali. I sindaci hanno il potere decisionale su tutta la tabella di marcia, avvisando gli assistenti sociali di fare un'indagine sulla famiglia del malcapitato, in caso ci fossero altri familiari sotto lo stesso tetto, se disabili, anziani, bambini oppure animali domestici, di cosa potrebbe necessitare la stessa famiglia. Le autorità militari servono per verificare la permanenza fiduciaria (come per i detenuti), per contenere il possibile contagio. La raccolta di rifiuti speciali serve per non contaminare anche i rifiuti, oltre a preservare chi tratta direttamente e nello specifico. Chiedetemi se abbiamo ricevuto tutti questi leciti servizi? No! purtroppo e fortunatamente abbiamo terminato la nostra quarantena fiduciaria, superandola egregiamente nonostante tutto".

"Auspico che non ci siano altri contagi e che possano viverla con meno traumi, beneficiando di un'attenzione in più. Noi - rimarca - siamo stati chiusi in casa per un mese, ed anche più, senza aiuti e senza che nessuno ci abbia chiesto se avessimo bisogno di qualcosa, con un cane in casa che aveva necessità di uscire, ma nessuno poteva portarlo fuori. Ecco a cosa servono piani d’azione organizzati in prevenzione e anzi tempo" - incalza.

"Il disagio lo abbiamo vissuto anche per fare la spesa: non tutti i commercianti sono muniti di Pos Trasfer. Avendo finito i contanti, non potevamo di certo indebitarci, non avendo parenti e amici che si assumessero la responsabilità di avere contatti con noi. Non potevamo neanche andare in banca perché la prassi vuole che anche se solo un familiare è positivo, tutti gli altri componenti sono obbligati a svolgere la stessa quarantena fiduciaria. Qui la mia riflessione: se fossi guarita e poi nel frattempo uno dei miei si fosse contagiato, mi ritoccava fare la quarantena? Quindi sarebbe stato un cerchio interminabile. Ecco perché, secondo me, una volta individuato il positivo in un nucleo famigliare, questo va allontanato in strutture preposte, anche in un b&b offerto dalle autorità".

“Io e la mia famiglia abbiamo vissuto momenti di solitudine ed emarginazione che mi hanno rattristato molto. Per fortuna, virtualmente, abbiamo avuto molto sostegno da amici, conoscenti e rappresentanze autorevoli soprattutto da paesi limitrofi. Ovviamente capisco la paura che aleggiava in ognuno e non condanno nessuno”.

Difficile riassumere in poche parole oltre un mese di vita vissuta in totale chiusura ed isolamento, mentre si affrontano non solo i problemi legati al delicato intervento chirurgico effettuato poche settimane prima dalla vittima, ma tutti i sintomi della positività Covid-19, tra cui, i meno nominati, dissenteria, bruciore degli occhi, mancanza di olfatto, inappetenza, ipotermia, dolori sparsi per il corpo e emicrania.

“Le Asl - rimarca ancora Tina Ottavino - dovrebbero contattare quotidianamente i pazienti per conoscere l’evoluzione della malattia, soprattutto per conoscerla meglio dato che a noi è un virus ancora sconosciuto".

Ma qual è la prassi di un infetto? “Dopo che un paziente viene indicato come positivo, deve mettersi in quarantena per quindici giorni. Ribadisco dovrebbe essere allontanato dalla sua famiglia, per evitare che si ammalino tutti e sistematicamente a roteazione. Trascorsi i quindici giorni, gli addetti del Centro di Prevenzione Covid, bardati come per protocollo, tornano ad eseguire un secondo tampone. Se questo è positivo, prosegue la quarantena per tutti, anche se il resto della famiglia, come la mia, risulta negativo. Se è negativo, gli esperti tornano dopo 48 ore per eseguire il terzo tampone. Se anche questo è negativo, il paziente è guarito, quindi ‘libera tutti’, come per gioco dell’oca. Se positivo, si riparte con la quarantena, che si effettua sempre con tutti i cari”.

“Mi auguro - conclude la Ottavino - che le autorità locali si mobilitino per creare un ambiente idoneo per accogliere gli affetti da Covid-19. Per tutelare non solo gli affetti ma un'intera comunità. Una metafora la faccio mia, un minuscolo cerino acceso potrebbe appiccare devastanti incendi". Quindi estende una serie di dubbi che vorrebbe chiedere agli esperti. “Ma guariti dal Covid, si può tornare ad ammalarsi? È necessario sanificare le abitazioni dei guariti?"

Prima di salutarci rivolge un affettuoso pensiero a chi, come lei, vive o ha vissuto questa terribile esperienza e si augura che tutti possano uscirne col sorriso. “Certo - conclude - è difficile tornare alla vita di prima, ma passo dopo passo devo e dobbiamo risollevarci. Auguro a tutte le imprese del mio paese, a tutti coloro che per la quarantena non hanno potuto lavorare, alle parrucchiere, estetiste, meccanici, ecc. tutte quelle piccole imprese che rendono grande una piccola comunità come la nostra, di risollevarsi. Il Coronavirus non può spegnere la speranza di rinascere e sorridere".

CINZIA DEBIASE

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