Sabato 15 Agosto 2020
   
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Lo spirito di abnegazione di Mariarosaria Laera

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Dopo 21 giorni di lavoro non-stop a Milano, chiede di poter prolungare la sua permanenza: “C’è ancora bisogno di noi”

Nelle ultime settimane molti turesi hanno sentito parlare di Maria Rosaria Laera, 49 anni, infermiera attualmente impegnata come volontaria a Milano in una delle task force istituite dalla Protezione Civile.

La nostra concittadina lavora nel forsennato mondo dell’emergenza da circa 24 anni, mentre da 12 è al servizio del 118 turese. A tal proposito, ricorderete la donazione a favore del nostro 118 coordinata da Tonio Palmisano e Giuseppe Romita, grazie ai quali, come conferma la stessa Laera, è stata raccolta una significativa quantità di dispositivi di protezione, dal momento che su quelli consegnati dall’ASL e della Regione Puglia sarebbero in corso delle verifiche: “Chi fa da sé, fa per tre” – verrebbe da dire, ma questa è un’altra storia, una di quelle storie classiche del Bel Paese.

Tornando alla nostra intervistata, il 17 aprile, a bordo di un vagone della Freccia Argento specificatamente dedicato agli infermieri della task force, Maria Rosaria Laera ha raggiunto la capitale per essere sottoposta al tampone orofaringeo e a quello nasale, utili ad accertare la negatività al Covid-19: «Il giorno successivo siamo partiti per le destinazioni che ci sono state personalmente assegnate dal dott. Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile: a me è toccato raggiungere l’ATS (Agenzie di Tutela della Salute) di Milano».

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LA ROUTINE LAVORATIVA

Dove alloggia attualmente?

«All’interno del “Giulia Room Mate”, a pochi metri da Piazza Duomo; trattasi di un hotel spagnolo che ha deciso di offrire la permanenza a noi infermieri».

Come fate a sostenere le spese per il vitto e l’alloggio?

«Ci vengono garantiti dalla Protezione Civile. In ogni caso, il proprietario dell’hotel non ha chiesto alcun compenso».

In cosa consiste il suo compito?

«Il mio compito consiste nell’effettuare tamponi su tutto il territorio di Milano. Ci prelevano dall’ATS e veniamo accompagnati nel luogo dove effettuare i tamponi, sia di determinazione della positività che di controllo per i pazienti che hanno già contratto il virus. Abbiamo operato anche all’interno di diverse strutture, tra cui la Caserma dei Carabinieri “Montebello”, rivelatasi in grave stato d’emergenza. Ad ogni modo, ogni giorno, ci spostiamo verso una sede diversa».

Qual è la sua routine lavorativa?

«Non abbiamo un orario fisso di fine turno. Iniziamo alle 8.00 del mattino e restiamo operativi anche fino alle 20.00».

Quando potrà salutare Milano?

«La mia missione dura 21 giorni e termina il 7 maggio. Sin dall’inizio, però, ho avanzato la richiesta al dott. Borrelli di poter prolungare la mia permanenza o comunque di poter ritornare a Milano. Non le nascondo, però, che sento la necessità di riposare; c’è bisogno di staccare momentaneamente la spina per poter recuperare energie preziose: solo in corso d’opera è stato possibile rendersi conto di quanto questo lavoro possa essere faticoso fisicamente, oltre che mentalmente. La quarantena cui saremo obbligatoriamente sottoposti al termine della missione, anche se con esito negativo del tampone, servirà a recuperare energie».

 

“C’É ANCORA BISOGNO DI NOI”

«Sono certa di tornare in Lombardia. C'è ancora bisogno di noi e le ATS vorrebbero tenerci ancora qui. Da parte nostra, siamo davvero contenti di aver rappresentato una valida mano per i colleghi lombardi e di essere stati altrettanto validi nel supportare gli operatori sanitari, ridotti ai minimi termini dalla scellerata ed irresponsabile gestione dell’emergenza a livello locale».

 

FASE 1 E FASE 2

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Poco prima del 4 maggio, la nostra concittadina ci riferiva: «Ci sono controlli a tappeto, ad ogni angolo di strada. Per strada circola solo la gente che lavora, noi operatori sanitari e chi si muove per motivi di necessità». Alcuni giorni più tardi, l’abbiamo contattata nuovamente per chiederle alcune impressioni sulle prime ore della fase 2: «Milano sta lentamente rinascendo. Si registra molta più gente in giro ma c’è comunque tanta cautela. Qui conoscono molto bene i protocolli base e si sono subito adattati. Nonostante ci sia una certa tensione, come dicevo, rimane la prudenza e la voglia di ricominciare. Devo comunque ammettere che una Milano senza ingorghi automobilistici è davvero suggestiva e decisamente più colorata».

Andrà tutto bene?

«Si, ma è necessario aumentare il controllo del contagio, specie nelle strutture sanitarie. Hanno appena iniziato: sarà lunga, ma la strada è in discesa. Spero che anche nella nostra meravigliosa Puglia si inizi ad avere rispetto delle nostre meravigliose persone. Se perdi un'estate ci guadagni una vita».

 

UN PENSIERO ALLA FAMIGLIA E AL 118 TURESE

Come hanno reagito i suoi familiari al momento della partenza?

«Inizialmente erano preoccupati ma adesso, dopo averli rassicurati, fanno il tifo per me. Colgo inoltre l’occasione per mandare saluto alla postazione del 118 di Turi, composta da persone preparate e competenti che stanno tutelando nei limiti del possibile la cittadinanza. Lo stesso penso del nostro sindaco, eccezionale nell’aver dimostrato quanto ci tenga ai suoi cittadini. Ai turesi, concludendo, dico di stare a casa, di uscire solo se necessario e di rispettare le norme».

Ebbene, ancora una volta, la nostra piccola città non può che essere orgogliosa per i suoi grandi cittadini impegnati, come Mariarosaria Laera, in prima linea contro il virus, dimostrando uno spirito di abnegazione oggi più che mai inestimabile. Ringraziandola per aver risposto alle nostre domande, auguriamo alla nostra concittadina di poter presto recuperare le energie dopo tre settimane di ritmi infernali.

LEONARDO FLORIO

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