Martedì 14 Luglio 2020
   
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Isolata e positiva. La verità di Tina Ottavino

Tina Ottavino

Il silenzio di un paese. Ripetute richieste per avere un tampone

“Solo tre persone del mio paese mi hanno dimostrato vicinanza e attenzione, il resto, silenzio”. Toni forti e decisi quelli che usa Tina Ottavino, nostra concittadina, contattata telefonicamente mentre è in regime di quarantena fiduciaria nella sua tavernetta. Tina, da tempo protagonista di diversi nostri articoli del settore eventi, oggi compare tra le colonne dell’attualità perché è una delle persone che recentemente è risultata positiva al Coronavirus.

La sua storia, già così poco rassicurante, balza agli onori della cronaca proprio per le modalità di riscontro. Una cronologia di eventi e di situazioni che ha indotto la nostra concittadina a denunciare una carenza di risposte e di voce da parte della comunità nella quale vive ormai da anni, e all’interno della quale ha tessuto delle relazioni che l’hanno delusa molto. “Dopo anni di eventi, di contatti, di conoscenza, mi aspettavo un minimo interessamento, una chiamata di conforto, un messaggio che mi facesse capire che nonostante la distanza, mi fossero vicini. E invece il silenzio assoluto” - rimarca.

Tina Ottavino l’avevamo sentita qualche tempo fa, all’indomani del suo ritorno a casa dopo un lungo periodo di convalescenza e di riabilitazione presso una struttura putignanese dove, qualche settimana fa, erano stati confermati ben 18 casi positivi al Covid-19, numeri poi cresciuti esponenzialmente. “Quando sono uscita, non me la sono sentita di tornare alla mia quotidianità ed ho avvisato, come ci dicono di fare, le autorità e chi di competenza. Ho iniziato una mia quarantena, rintanandomi in una parte della mia casa, lontana dalla mia famiglia, richiedendo di poter fare un tampone per accertarmi del mio stato di salute. Asl, medico di base, istituzioni politiche hanno ricevuto le mie richieste, ma l'unica risposta ricevuta dettava che, se non avevo sintomi, non potevo fare il tampone. Dovevo solo restare in quarantena”.

La paura era tanta, ma il senso di rispetto per gli altri anche di più, ed è per questo che la nostra concittadina ha preferito evitare qualsiasi tipo di contatto sin dal primo momento. Uscita dalla struttura della vicina Putignano, nonostante il lungo periodo di lontananza dagli affetti, nelle fasi più acute dello sviluppo del Covid-19, Tina Ottavino ha preferito la chiusura totale e, armata di forza, determinazione e senso del dovere, ha stretto il suo cellulare e ha mobilitato chiunque potesse ascoltarla. Da Turi una sola risposta: “Se non hai i sintomi, se non hai febbre, non possiamo eseguire il tampone. Resta a casa!”, così come detta la prassi. Ma Ottavino era uscita da un periodo durante il quale non era stata bene, era uscita da una struttura che aveva contato troppi casi di Covid-19, era stata a contatto con operatori che, nonostante gli scarsi mezzi di sicurezza, senza dispositivi di protezione, continuavano ad operare incessantemente e professionalmente per garantire una degenza dignitosa a tutti. Tina voleva una risposta: “Era un mio diritto”.

Finalmente qualcuno, lontano dal suo paese di residenza, ha ascoltato la sua voce. “Devo ringraziare il sindaco di Putignano, Luciana Laera” che ascolta e comprende le paure della Ottavino. È così che, dalla sua tavernetta, contatta il Dipartimento centro prevenzione Covid e il Dipartimento Sisp-area Sud di Putignano, entra in contatto con Angela Battista che finalmente invia alla nostra cittadina un’infermiera specializzata che le effettua il tampone. La risposta, che sappiamo, arriva dopo qualche giorno. Un risultato positivo che non la rallegra e che non la lascia basita, ma sottolinea come le sue paure e i suoi timori avevano motivo di esistere.

“E se in tutto questo tempo fossi andata in giro a fare spesa o in farmacia, chissà quanti avrei potuto contagiare. E se avessi preferito vivere tranquillamente con la mia famiglia piuttosto che isolarmi, chissà se anche loro sarebbero stati positivi” - denuncia con un tono affranto. “Credo – continua – che se ogni medico di base facesse una mappatura dei suoi pazienti e si monitorasse ripetutamente il loro stato di salute, si eviterebbero quei contagi che, inconsapevolmente, andrebbero isolati”. Quindi spiega la sua ipotesi: "Ritengo necessario che ogni medico, in ogni paese, debba avere una conoscenza dei suoi pazienti, i quali, ripetutamente, devono affrontare un'analisi sierologica e dare risposta sul proprio stato di salute. I medici comunicano ai sindaci, i quali comunicano lo stato di salute del paese al Governatore. Tutto questo per isolare appositamente i casi positivi di ogni paese e permettere ai negativi di circolare tranquillamente senza paure. Continuando così, si rischia che a breve ci ritroviamo con una ricaduta che avrà, come conseguenza, una frattura economica da cui difficilmente ci riprenderemo".

Cinzia Debiase

Commenti  

 
Simone
#1 Simone 2020-04-21 09:46
Balza agli occhi la totale assenza del Comune di Turi.
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