Martedì 11 Agosto 2020
   
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Turesi filantropici a sostegno del Sistema Sanitario Nazionale

Domenico Fortunato

Avviata una raccolta fondi per acquistare mascherine e materiale anticontaminazione: parla Domenico Fortunato

L’emergenza Coronavirus ha stravolto l’ordinarietà socio-economica del nostro Paese e, pian piano, anche quella di altre nazioni europee e d’oltreoceano.

In questi momenti di estrema difficoltà, tra condotte incoscienti ed un senso pervasivo di paralisi, spiccano le iniziative solidali promosse dai privati cittadini e dalle aziende. Entrambi questi aspetti si rintracciano nell’esempio di Domenico Fortunato, nostro concittadino residente da quasi un quarto di secolo nella Città della Mole.

mascherine fortunato (1)

Difatti, in qualità di referente di BambùBio, azienda in grande sviluppo nel settore della Green Economy italiana, Fortunato aveva pensato negli scorsi giorni di avviare la produzione di un certo numero di mascherine in bambù, materiale che permette il lavaggio e il riciclo. Tuttavia, a causa di una serie di impedimenti, non è stato più possibile portare avanti quest’idea.

Ciononostante, Fortunato non ha desistito, trovando una via più agevole per il proprio impegno filantropico. Entrando nel dettaglio, negli scorsi giorni, il nostro concittadino ha aperto una raccolta fondi per acquistare delle mascherine e sostenere il sistema sanitario nazionale. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Cosa l’ha spinta ad avviare quest’iniziativa?

«La raccolta fondi mira a dare un supporto al comparto sanitario italiano durante quest’emergenza. Come tutti sapranno ormai, sussistono parecchie difficoltà nel reperire mascherine e materiale anti-contagio, motivo per cui ho deciso di mettermi a disposizione, sperando che la gente di cui mi circondo nel quotidiano e gli amici turesi possano mostrare un atteggiamento sensibile e solidale».

Quali mascherine sono state acquistate?

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«Attraverso un mio fornitore cinese, ho avuto la possibilità di acquistare maschere N95 e mascherine chirurgiche ad un prezzo molto interessante. Ho scoperto, strada facendo, che la maggior parte delle mascherine attualmente in uso negli ospedali sono di importazione e, a parte qualche caso recente di riconversione aziendale, non ci sono produzioni al 100% made in Italy. Come sempre, ci concentriamo sul problema e poco sulle soluzioni, ragion per cui bisogna pensare che è vero che il virus arriva dalla Cina, ma è ugualmente vero che dallo stesso popolo arriva la maggior fornitura di materiale sanitario».

Quali sono stati i risultati finora raggiunti?

«Abbiamo ordinato 1500 mascherine, anche se, a dirla tutta, mi aspettavo una collaborazione diversa. Temo che lo scetticismo della gente derivi soprattutto dal fatto che i media, molto spesso, non ci permettono di conoscere la parte reale e sana delle associazioni di beneficenza. Insomma siamo legati alla convinzione che, dietro le donazioni, ci siano quasi sempre azioni truffaldine. Ecco perché ho messo la mia faccia e mi assumo la responsabilità di ogni passaggio commerciale».

Qualcuno l’ha aiutata? In che modo?

«Ad onor del vero, non mi sono attivato in solitaria. Hanno condiviso con me quest’iniziativa amici, conoscenti, piccoli e medi Imprenditori, professionisti, runners, papà e mamme, uomini e donne fortemente convinti che ci si possa aiutare reciprocamente. Le nostre azioni sono mosse infatti da una massima a noi molto cara: “Vuoi vivere felice? Viaggia con due borse, una per dare, l’altra per ricevere”. Ad ogni modo, il sostegno maggiore è arrivato da mia moglie Alessandra Ferro e da due miei amici d’infanzia: Stefanio Spinelli, che si è attivato personalmente investendo una cifra decisamente importante, e Giangiacomo Valentini che ha contribuito e mi ha incoraggiato in questa decisione».

Fino a quando durerà la raccolta fondi?

«La raccolta continuerà per tutto il periodo di emergenza, fino al raggiungimento dell’obiettivo minimo prefissato: 5 mila euro».

A chi andranno le mascherine?

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«Le mascherine saranno distribuite in base allo stato di necessità. In data 30 marzo, ascoltando il Tg2, siamo venuti a conoscenza dello stato di emergenza dichiarato nell’ospedale di Acquaviva delle Fonti: certamente dei pezzi saranno donati lì. Altro materiale sarà distribuito presso la casa circondariale di Torino, per tutelare gli agenti e gli operatori che non hanno avuto la possibilità di ottenere forniture adeguate e che dunque rischiano quotidianamente la propria salute e quella dei propri cari, anche a causa della quasi impossibilità di rispettare le distanze di sicurezza».

In breve, come si vive la quarantena in una grande città come Torino?

«È un’esperienza irreale che, da queste parti, abbiamo conosciuto con un po’ d’anticipo rispetto al Sud. Dopo pochi giorni di restrizione si è capito subito a cosa stessimo andando incontro. La libertà personale è inviolabile, come dice lo stesso art.13 della Costituzione: vivere la negazione di questo diritto non è affatto semplice».

Per concludere, vuole rivolgere un appello ai lettori?

«Gli Americani hanno basato i propri rapporti professionali e lavorativi sulla filosofia “Givers Gain”, ovvero “chi dà, riceve”. A prescindere dall’aspetto meramente economico, sostengo con convinzione questo principio di interscambio e sono convinto che la solidarietà non è una corsa che vorremmo fosse fatta solo per noi, quanto invece per tutte le situazioni in cui il nostro piccolo contributo, sommato a quello di altri, ci permette di fare la differenza. Donate e siate liberi di farlo con qualsiasi cifra».

Insomma, nella speranza che l’obiettivo prefissato da questi concittadini sia presto raggiunto, non possiamo che tributare agli stessi un doveroso applauso.

LEONARDO FLORIO

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