Sabato 15 Agosto 2020
   
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Turesi in Lussemburgo ai tempi del coronavirus

turesi a lussemburo

Un’intervista tripla per fare un quadro della situazione in Lussemburgo: rispondono Vito Coletta, Pasquale Simone e Mirko Cazzetta

C’era una volta la Turi che emigrava: tra le numerose mete, quasi sempre situate in Nord Italia o in Nord Europa, la più ambita era sicuramente il Lussemburgo. Tutt’oggi, forse meno rispetto al passato, sono tanti i giovani turesi di belle speranze che lasciano la nostra ridente cittadina per cercare opportunità di lavoro ed un futuro stabile altrove, magari sempre lì, nel Granducato che abbiamo “invaso” per buona parte del secolo scorso.

Come più volte abbiamo ripetuto su queste colonne, però, il Coronavirus ha stravolto l’ordine naturale delle cose, riuscendo a rovinare persino la percezione che tutti noi abbiamo del Lussemburgo, terra al cui interno circola così tanto capitale che saremmo pronti a scommettere sulla sua eterna immunità rispetto a problematiche socioeconomiche o a catastrofi di ogni genere. Sulle prime siamo tutt’ora certi, se non fosse per le seconde. Difatti, il COVID-19 ha e continuerà ad avere un impatto sull’economia mondiale non indifferente, persino per il solidissimo Lussemburgo.

Per capire un po’ come vanno le cose da quelle parti, abbiamo intervistato tre giovani turesi attualmente lì residenti: Vito Coletta, classe ’93, da 6 mesi ad Hobscheid, un paesino di 1600 abitanti nella zona ovest del Lussemburgo; Pasquale Simone, per gli amici “Paco”, classe ’85, da settembre ’15 risiede nella capitale, precisamente nel quartiere Howald; Mirko Cazzetta, classe ’85, da febbraio ’15 in terra lussemburghese ed attualmente residente a Crauthem nella circoscrizione di quella Roeser che tutti quanti noi dovremmo conoscere.

LA STORIA LAVORATIVA LUSSEMBURGHESE DI VITO, PASQUALE E MIRKO

Strade vuote anche a Lussemburgo

Prima di entrare nel merito delle questioni relative agli aggiornamenti sulla situazione Coronavirus in Lussemburgo, conosciamo meglio i nostri intervistati.

Vito lavora in una lavanderia industriale: “Mi occupo di selezionare da un computer il programma di lavaggio in base ai tipi di tessuto (lenzuola, asciugamani, tovaglie, indumenti ecc.)” – spiega.

Pasquale, invece, nonostante una triennale in Economia e Commercio ed una specializzazione in Economia e Management, ha dovuto presto “fare i conti” col francese. Per questo motivo, ha cambiato più lavori: “Ho iniziato facendo il barman e il cameriere, ho consegnato pacchetti pubblicitari casa per casa ecc. Ora lavoro come aiuto contabile in una piccola società di contabilità. Anzi, per dirla in francese, sono un ‘fiduciaire’”.

Passando a Mirko, la sua prima esperienza lavorativa è durata un anno, da marzo ’15 ad aprile ’16, presso una società specializzata nel campo della consulenza contabile, fiscale e previdenziale. “La seconda esperienza, sempre nello stesso settore, è durata fino a febbraio ‘18. Dopo aver frequentato qui l’Università e dei corsi serali di formazione riguardanti la contabilità e fiscalità lussemburghese con l’obiettivo di conoscere al meglio la normativa locale e internazionale, ho deciso di intraprendere una nuova avventura: dal 2018 sono il socio amministratore di una società di commercialisti, Compta Capital Group S.à r.l.” – racconta Mirko.

FUTURO E CORONAVIRUS IN LUSSEMBURGO: L’INTERVISTA TRIPLA

Parchi chiusi

Come vedrete di seguito, abbiamo sottoposto i nostri intervistati ad un’intervista tripla. Partiamo dalla prima doverosa domanda.

Consiglieresti ai giovani turesi di andare in Lussemburgo?

Vito: “Approfitto di questa domanda per permettermi di consigliare ai giovani come me, turesi e non, di avere il coraggio di prendere una decisione, che sia essa partire o restare; nulla deve essere dato per scontato. Tornando alla domanda, se nei progetti di un giovane ci fosse quello di cercare una stabilità, e magari di cercarla all’estero, sicuramente il Lussemburgo può rivelarsi un’ottima meta”.

Pasquale: “Non consiglio a nessuno di andare via dalla propria terra, perché, quando nasci in un determinato posto, tu sei quel posto. Tuttavia, se sei, come si suol dire, con l’acqua alla gola o magari hai una certa età e sei ormai inadatto per il sistema italiano, sei quasi obbligato a partire. Comunque sia, ad onor del vero, lavorare e vivere all’estero è un’esperienza bellissima”.

Mirko: “Se i giovani sono in cerca di lavoro e in Italia non ne trovano uno soddisfacente, consiglio loro di venire in Lussemburgo. Consapevole del fatto che nessuno lascia le proprie radici per una ragione valida, penso che in Lussemburgo ci siano opportunità lavorative interessanti”.

L'aeroporto deserto

Coronavirus: come hai vissuto la situazione italiana stando a molti chilometri di distanza?

Vito: “Ovviamente, avendo in Italia parenti e amici, l’ho vissuta e la sto vivendo con molta attenzione e apprensione”.

Pasquale: “L’ho vissuta male perché non posso stare con i miei cari, i miei amici e le persone a cui voglio bene. Per questo motivo non è facile convivere con l’ansia che all’improvviso arrivi un messaggio, una telefonata allarmante o la notizia che un familiare o un amico sia stato contagiato”.

Mirko: “A dire il vero, il Coronavirus non è a molti chilometri di distanza. Logicamente mi preoccupa e vedere i miei connazionali soffrire mi affligge. Cerco di tenermi aggiornato il più possibile. Spero che la gente abbia un po’ di buon senso e che resti a casa per evitare il proliferarsi dei contagi. Tuttavia, siccome anche nelle “cose” negative c’è qualcosa di buono, spero che questa possa essere l’occasione buona per apprezzare il significato della parola ‘libertà’ e di tante cose semplici come ad esempio gli spostamenti, i viaggi, gli acquisti nel paese vicino. E magari in tutto ciò riscoprire il valore del tempo e dello stare in famiglia, sperando non sia troppo tardi”.

Hai mai pensato di tornare in Italia?

Vito: “Potrei sembrare freddo, ma non ci ho pensato neanche per un momento e i motivi sono semplici: a cosa sarebbe potuto servire il mio ritorno? Non avrei portato alcun tipo di aiuto a nessuno, anzi avrei rappresentato un possibile pericolo in più. In questa situazione restare al proprio posto e seguire le indicazioni degli esperti è sempre la scelta migliore. In secondo luogo, tornare sarebbe stato come gettare in aria tutti i sacrifici fatti in questi mesi”.

Pasquale: “Prima del Coronavirus certamente sì. La vita da queste parti è totalmente diversa rispetto a quella che conduciamo in Italia al Sud. Adesso non nascondo che preferirei essere in Italia per un altro motivo: da voi ci sono regole più chiare e precise da rispettare per contenere il virus”.

Mirko: “Ogni anno vengo a Turi per poter riabbracciare la famiglia e qualche amico, ma non ho mai pensato di tornare: l’Italia non mi ha dato l’opportunità lavorativa che ho trovato qui. A maggior ragione con l’arrivo del Coronavirus”.

Quando si è avvertita seriamente l’emergenza Coronavirus in Lussemburgo?

A questa domanda rispondono in maniera più precisa Pasquale e Mirko che raccontano di un primo caso annunciato due settimane fa, nei primi giorni del mese.

Il centro di Hobscheid

Quanti contagiati ci sono in Lussemburgo?

Sull’andamento dei contagi, Vito spiega che negli ultimi giorni il numero va aumentando di circa 40 persone al giorno. In ogni caso, sulla base dei dati nazionali, i nostri tre intervistati ci parlano di un totale 203 contagiati e di 2 decessi su circa 614.000 abitanti. Ad ogni modo, per evitare di finire nel bollettino di guerra, l’intuizione di Mirko appare quanto mai salvifica e proficua: “Dopo il proliferare del virus, l’ufficio è diventata la mia casa, per rispondere in maniera più celere alle esigenze dei miei clienti in questo momento così difficile ed allo stesso tempo evitare contatti con altra gente”.

Quali sono le decisioni prese dal governo? Come le giudichi nella tempistica e nei contenuti?

Vito: “Sebbene fino alla scorsa settimana non fosse stata presa alcuna decisione e il numero dei casi era inferiore a 10, questo martedì è stato dichiarato lo “Stato di crisi” per la durata di tre mesi. Questo è previsto nella Costituzione lussemburghese e permette al governo di prendere decisioni immediate, riguardo all’emergenza Coronavirus, senza passare dall’approvazione in Parlamento. Ad oggi la linea delle misure prese è simile a quella italiana: “restare a casa”, sono aperte solo le attività essenziali, chiuse le scuole, i ristoranti, i centri commerciali e, se possibile, svolgere il proprio lavoro da casa. Il problema del Lussemburgo è che circa il 60% dei lavoratori è frontaliero, residente in Belgio, Francia e Germania; questi ultimi due sono i Paesi più colpiti nell’UE, dopo Italia e Spagna”.

Pasquale, a proposito delle misure adottate dal governo, appare insoddisfatto: “Per adesso non sussiste l’obbligo di rispettare la quarantena che, invece, è solo consigliata. Giudico questi interventi superficiali, seppur atti a preservare l’economia e il lavoro. Interventi, questi, che imitano il modello italiano perché i casi aumentano, ma che comunque arrivano in ritardo e che, soprattutto, non sono stati presi sin da subito seriamente dai lussemburghesi. L’aspetto più allarmante riguarda le strutture ospedaliere che, seppur all’avanguardia, non sono numericamente sufficienti per poter affrontare il dilagare dell’epidemia. Anche qui come in Italia si dice che in futuro potrebbero essere fatte scelte su chi salvare e chi lasciar morire. Intanto la gente ha preso d’assalto i supermercati, acquistando, non se ne capisce il motivo, tantissima carta igienica”.

Mirko, invece, forse per “deformazione professionale”, spiega: “Nel corso degli ultimi giorni le scelte del governo per evitare l’espandersi del virus si sono moltiplicate. Dalla chiusura di spazi verdi, scuole, caffè, ristoranti, cantieri e di alcuni uffici postali, alla sospensione del servizio di raccolta dei rifiuti e di tutti gli eventi pubblici; l’accesso dei frontalieri è consentito solamente se muniti di un permesso di lavoro (pena una ammenda che potrà variare a seconda dei casi da 500 a 10.000€); rilevanti anche le spinte all’homeworking e degni di nota gli hotel messi a disposizione gratuitamente al personale medico frontaliero. Le misure più importanti sono state prese nel campo economico, come ad esempio: sospensione degli acconti Ir, Irc et Icc (corrispondenti ad Irpef, Ires e tasse comunali) per i primi due trimestri del 2020; rimborsi IVA immediati per gli importi inferiori a 10.000€; rimborso dell’80% dello stipendio previa introduzione di una domanda al ministero dell’economia per un massimo di 1.022 ore per impiegato, più altre forme di sostegno per l’accesso al credito per le PME (piccole-medie imprese) per evitare problemi di liquidità”.

Ci sono altri turesi con te? Loro cosa pensano della situazione Coronavirus in Italia e in Lussemburgo?

Vito: “Per quanto riguarda gli altri turesi o in generale gli italiani che risiedono qui, vi è da un lato apprensione per la situazione in Italia, dove molti hanno famiglia e amici, mentre dall’altro vi è un po' di criticità nei confronti delle tempistiche e delle misure adottate dal governo. Ovviamente avendo vissuto e seguito più da vicino la situazione italiana, ci chiedevamo perché il governo non avesse preso fin da subito delle misure per prevenire la diffusione; anche qui le misure sono state prese solo dopo l’elevato aumento dei casi”.

Pasquale: “Tra gli amici turesi qui con me, Francesco Mazzone è estremamente positivo e fiducioso rispetto a quello che il Lussemburgo sta mettendo in atto”

Mirko: “Sono in contatto con molti turesi residenti in Lussemburgo, che condividono la mia angoscia, ma non so dirti di più, anche perché l’ufficio è diventato la mia residenza”.

Ringraziamo quindi i nostri tre intervistati per aver concesso parte del loro tempo rispondendo alle nostre domande. L’augurio è che possano tornare presto a Turi per riabbracciare i propri affetti quando tutto ciò sarà finito, salvo poi tornare lì, nel Granducato, dove, catastrofi a parte, hanno il proprio presente e il proprio futuro.

LEONARDO FLORIO

Commenti  

 
Franco
#1 Franco 2020-03-26 12:19
Il Corona Virus a Lussemburgo, lo ritengo una fatalità e un destino inevitabile..! Ci ho vissuto anche io in passato, circa 20 anni fa e poi l'ultima volta sono passati 16 anni, ma non sono mai riuscito a sistemarmi da quelle parti, perché la gente anziché venirmi incontro, mi è venuta contro (sopratutto la gente del posto e i portoghesi)..! E questo è il prezzo da pagare a distanza di molti anni!
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