Giovedì 24 Settembre 2020
   
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Marzella incanta dal terrazzo col suo trombone

Marzella

Virale il video in cui suona “When the Saints go marching in” dal proprio terrazzo; ed intanto annuncia un saggio scritto in questi giorni

Il Coronavirus, con la quarantena che ne sta conseguendo, ha portato con sé molte conseguenze negative, tanta paura e non pochi morti; qualcosa di relativamente positivo tuttavia c’è ed emerge dal buio in tutta la sua luminosità: il Covid-19, infatti, ci sta avvicinando a nuove consapevolezze, ribaltando prospettive e re-suscitando emozioni da tempo assopite.

Difatti, quanti di noi, nell’isolamento sociale, stanno tornando ad apprezzare il valore di una semplice chiacchierata, di un incontro spontaneo e naturale con un altro essere umano? La domanda appare retorica, anche alla luce dei flash-mob musicali che da alcuni giorni si tengono in tutta Italia alle 18.00. “Dobbiamo stare a casa”, cerchiamo di ripeterci, ma il cuore e la mente sono al di là della finestra, ora più che mai altrove rispetto al nostro corpo.

In questa titanica sofferenza, tentati dal diavolo su una spalla e trattenuti dall’angelo che siede sull’altra, oscilliamo tra il desiderio di infrangere gli obblighi della quarantena e la consapevolezza che ciò potrebbe comportare gravi conseguenze per la salute di tutti.

Fortunatamente esistono dei ragionevoli compromessi, come ad esempio i suddetti flash-mob musicali: e via, ognuno sul proprio balcone per cantare e danzare a tempo di musica, magari “sparata” in contemporanea dalle casse di tutti i condomini o suonata dal dj o dal musicista del quartiere. Certo è che, per una volta, nessuno dei vostri vicini si lamenterà a causa del volume troppo alto, anzi si unirà con voi, sempre a distanza, per intonare l’Inno di Mameli, “Napul’è”, “Roma capoccia”, “Ovunque tu sia”, “Azzurro”, “Ma il cielo è sempre più blu”, “O mia bela Madunina”, a seconda del giorno e della città in cui state trascorrendo la quarantena.

L’obiettivo, in ogni caso, è terapeutico: ad esser più precisi “musicoterapeutico”. Ne sa qualcosa il maestro Michele “Jamil” Marzella, i suoi vicini e tanti turesi che, già da prima del Coronavirus, hanno avuto modo di essere accolti nel centro storico dalle vibrazioni del suo trombone.

«Solitamente mi esercito in casa. Sabato scorso alcuni vicini mi hanno esortato a suonare un po’ all’aperto, convincendomi di fatto ad aderire all’iniziativa dei flash-mob musicali che, in questo periodo difficile, stanno creando unione a livello nazionale. I vicoli del centro storico, adesso, sono estremamente silenziosi e quindi, anche se avessi suonato dentro casa, il suono si sarebbe comunque sentito facilmente all’esterno. Qui le case sono talmente vicine l’una con l’altra che qualsiasi suono entra in condivisione, diventando comune».

Insomma, entrando nel merito, Marzella ha tirato fuori il suo prezioso trombone, è salito sul terrazzo della propria abitazione e, con la tecnica che lo ha reso famoso, ha iniziato a suonare “When the Saints go marching in”, celeberrimo gospel statunitense. Sui social la sua breve esibizione, ripresa da un cellulare, ha avuto un successo enorme.

Come hanno reagito invece i vicini?

«Sono fortunato ad avere un vicinato che non ha mai ostacolato le mie esercitazioni. Anzi, lo ribadisco, in questa occasione sono stati proprio loro a stimolarmi, chiedendomi di suonare sul terrazzo. Quando ho terminato la mia improvvisazione c’è stato un plauso liberatorio e di questo non posso che essere felice. Ho suonato per loro e tutto è stato fatto in una sorta di unione di intenti, certamente non per manie di protagonismo o per bisogno di visibilità da parte mia. In una situazione delicata come questa – prosegue – dove la paura prende il sopravvento sull’ordinario equilibrio delle cose, noi artisti dobbiamo essere in prima linea; l’arte, nel suo essere piacevolmente effimera, è funzionale al benessere, è terapeutica, poiché conduce ad un’elevazione spirituale coloro che vogliono accoglierla nella propria mente. In tal senso, gli artisti rivestono un ruolo fondamentale, perché veicolano riflessioni o perché, come in questi momenti, offrono evasione e ossigeno: in entrambi i casi siamo sempre nell’ambito dei doveri di un artista».

Cos’altro bolle in pentola?

«In questa quarantena mi sto impegnando tanto. Ho concesso alcune interviste ma soprattutto sto districandomi nelle varie problematiche relative alla didattica a distanza. Nel frattempo è arrivata la proposta di un video per un cortometraggio, ma, cosa più importante, nei prossimi mesi pubblicherò un saggio».

Tornando a sabato, a cosa è dovuta la scelta di suonare “When the Saints go marching in”?

«Chiama automaticamente l’accompagnamento delle mani da parte del pubblico. Non puoi stare fermo se ascolti questo brano. Anche se non lo si direbbe, è una marcia concepita nei funerali di New Orleans».

Il sorriso, insomma, non deve mai mancare anche quando il contesto e la ragione non lo permettono. Altro ingrediente che appare imprescindibile nell’identità umana ed artistica e nelle azioni di Marzella è l’originalità: tant’è che, da un punto di vista tecnico, il musicista turese originario di Giovinazzo ha eseguito la marcia statunitense in maniera a dir poco singolare. «Cerco di seguire l’originalità. Il mio obiettivo consiste nel realizzare sempre qualcosa di personale e, se possibile, unico. Per questo motivo, non ho suonato l’Inno di Mameli, non ho messo la cassa o altro a cui siamo stati abituati in questi giorni. Ho preferito invece fare la mia improvvisazione, perché, in questo momento di restrizione della libertà, bisogna cercare di essere liberi, anche più del solito, per evitare gli aspetti disfunzionali della quarantena. Ora più che mai – dirà più tardi – abbiamo bisogno di riconquistare la libertà personale e di essere, a nostra volta, liberatori per gli altri. Intanto ricordiamoci che andrà tutto bene: dobbiamo resistere e crederci fino in fondo».

Tornando, in conclusione, alla pubblicazione annunciata anche durante quest’intervista, Marzella riprende e sintetizza il senso di rendersi liberatori o, se preferite, strumento di liberazione altrui: «Sto sfruttando questi giorni di quarantena per scrivere ed essere funzionale, con la penna, all’evasione di chi mi leggerà».

Per adesso, però, come ricordato dallo stesso Marzella, l’evasione deve essere solo mentale, possibilmente creativa, perché, ancora per un po’, dobbiamo restare a casa, salvati dal buon cinema, dalla buona musica e dalle letture stimolanti, consapevoli che tra queste ultime rientrerà presto il saggio scritto dallo stesso maestro “Jamil” Marzella.

LEONARDO FLORIO

Commenti  

 
recoba20
#1 recoba20 2020-03-22 12:51
Un applauso per la prestazione, ma sopratutto un grazie , perché quando si risolleva il morale della gente, é sempre una buona azione.
A me ha fatto emozionare, perché ho pensato ai vecchi ricordi in quanto essendo un ex musicante della nostra "BANN DE TURI" ne facevamo all'epoca di queste session improvvisate.
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