Giovedì 13 Agosto 2020
   
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Non chiamateli Angeli...

DONATO CARENZA 2

Donato Carenza, infermiere turese al Sant’Orsola di Bologna, rinuncia al volo di ritorno e festeggia il suo compleanno con un secondo turno di notte in Medicina d’urgenza

Nella storia che stiamo per raccontarvi c’è davvero tutto. Questa, infatti, è la vicenda di un giovane turese, Donato Carenza, classe ’92, infermiere presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna - Policlinico Sant’Orsola – Malpighi. Dopo una laurea triennale e magistrale in Infermieristica ed un titolo magistrale in Scienze Economiche ed Aziendali, Donato ha ottenuto un master in Diritto, Economia e Management delle Aziende Sanitarie di secondo livello.

Da febbraio 2017, il nostro concittadino è operativo al Sant’Orsola di Bologna. In questi giorni drammatici, che non devono tuttavia scoraggiarci o peggio spingerci verso una controproducente psicosi collettiva, chi come Donato è impegnato nella sanità pubblica merita un encomio che va al di là di qualsiasi iperbolico aggettivo o definizione: parlare di medici, infermieri e operatori come fossero angeli è, per quanto giusto, in realtà riduttivo. Queste persone, infatti, COVID-19 o meno, coltivano sempre nella propria professione una missione significativa per tutti noi, ovvero quella di salvare vite, rendendosi pronti a qualsiasi stato d’emergenza. Quando tutto questo sarà finito, non dimentichiamocene, specie nel dibattito politico dove, forse, negli ultimi anni si è persa la bussola in grado di orientare le discussioni e gli intenti verso ciò che, come la salute pubblica, ha davvero rilevanza.

IL COMPLEANNO FESTEGGIATO IN OSPEDALE

DONATO CARENZA 1

Come accennato in introduzione, la storia di Donato ha davvero tutto: ecco perché. Il nostro concittadino, infatti, avrebbe potuto guardare agli interessi personali, decidendo di scendere e tornare al Sud come hanno fatto tanti altri quando al Nord la situazione ha iniziato a farsi preoccupante. Non per altro, Donato avrebbe avuto almeno una “valida” motivazione: “Mi è dispiaciuto constatare la fuga di tanti. Personalmente avevo da tempo prenotato un volo per tornare in Puglia nel pomeriggio dell’8 marzo, poiché il giorno dopo sarebbe stato il mio compleanno. Ho deciso tuttavia di rimanere qui a Bologna anche per responsabilità e senso del lavoro: per questo motivo ho dato disponibilità al mio coordinatore per continuare a lavorare, incaricandomi di un secondo turno di notte consecutivo. Il compleanno quindi l’ho festeggiato lontano da casa, con alcune difficoltà nel rincuorare a distanza la mia ragazza che, da alcuni mesi, aveva preparato il regalo e organizzato la festa con amici e parenti. Chissà quando vedrò cosa aveva in serbo per me – commenta con ironica malinconia – ma non importa. Ho fatto la scelta migliore e spero di essere un esempio per tutti”.

E dunque, su queste premesse, è arrivata la decisione forzatamente alternativa di festeggiare i suoi 28 anni in ospedale, con semplicità, al fianco dei colleghi con cui il rapporto lavorativo ed umano, a causa dell’emergenza, sta rinsaldandosi: “Il virus mi sta dando ulteriore motivazione per stare al fianco dei colleghi, poiché il carico di lavoro è decisamente aumentato”.

L’ESPERIENZA VIS-A-VIS CON IL CORONAVIRUS

“Ogni volta che andiamo dai degenti, dobbiamo rispettare la procedura di vestizione e svestizione che è stata, assieme ad altri dispositivi, emanata dall’OMS e recepita dal nostro ospedale, il quale, a sua volta, ha emesso misure urgenti in materia di contenimento, prevenzione e gestione dell’infezione da COVID19. È importante nel nostro caso entrare nelle stanze della rianimazione riducendo al minimo il rischio di contagio, così come al momento dell’uscita quando dobbiamo buttare il materiale monouso che abbiamo indossato e adoperato: le tute, i gambali, le maschere, gli scudi facciali, i guanti ecc.”.

UN ELOGIO AL SISTEMA SANITARIO DELL’EMILIA

“Devo rivolgere un elogio al servizio sanitario regionale emiliano-romagnolo per la velocità e la prontezza con cui si è deciso di reagire a quest’emergenza. Le autorità dell’Emilia non hanno sottovalutato quello che stava succedendo in Lombardia e hanno attivato e ridestinato una serie di strutture per permettere una migliore gestione dei pazienti che di lì a poco si sarebbero riversati per problemi a livello respiratorio.

Tutti sono pronti e superconcentrati. Non è arrivato il momento di apice del contagio ma sembra che il nostro ospedale stia gestendo la situazione nel migliore dei modi. C’è concentrazione e vedo nei miei colleghi animi sereni, pronti e concentrati. Oggi – ovvero il 10 marzo – il commissario della Regione per l’emergenza Venturi ha detto che, in termini percentuali, non c’è stato tra ieri e oggi un numero di nuovi casi sopra la media delle scorse settimane”. “Stando alle fonti ufficiali, a Bologna e nel circondario di Imola, ci sono 86 casi”.

“EVITIAMO DI INTASARE I PRONTO SOCCORSO E LE RIANIMAZIONI”

“Negli scorsi giorni – spiega Donato – le associazioni dei rianimatori hanno inviato una lettera all’Ordine dei medici in cui, in buona sostanza, si dice che se la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, verranno accettati in rianimazione i pazienti con una maggiore speranza di vita”.

Come in uno stato di guerra?

“Fortunatamente non è una guerra ma piuttosto un’emergenza che dobbiamo gestire tutti quanti insieme con un senso civico comunitario, perché il virus è veicolato dalla gente. È importante quindi limitare il contagio stando a casa e seguendo le direttive, evitando di intasare le rianimazioni e i diversi pronto soccorso: in questo modo sarà possibile salvare più vite, anche quelle di coloro che finiscono in rianimazione per altri motivi. Bisogna far sì che gli ospedali non collassino ed evitare che non siano in grado di rispondere, ad esempio, ad una banale appendicite”.

Ciò che infatti appare importante è tutelare l’organizzazione, già precaria, del servizio sanitario nazionale.

PROTEGGIAMO IL SISTEMA SANITARIO ITALIANO

Pensieri e parole di riconoscenza vanno spesi anche per il servizio sanitario nazionale: “Ognuno di noi ottiene cure che all’estero sono a pagamento. Ogni farmaco, ad esempio negli USA, si paga, come si paga la degenza (da 500 a 2000 dollari al giorno) ed un tampone può costare anche 900 euro. Tutto ciò da noi è gratuito e per questo il nostro sistema sanitario deve essere sempre ritenuto un fiore all’occhiello di cui vantarsi a livello internazionale e che ora dobbiamo proteggere con il nostro senso civico. Ho visto recentemente un video di ragazzi in Campania che affermavano di non poter non uscire di casa la sera: cerchiamo di svegliarci”.

TUTTI UNITI VERSO IL BENE COMUNE

“Fino a quando il COVID-19 non viene studiato in maniera approfondita, la comunità deve fare uno sforzo per il bene comune, seguendo tutte le cautele e le precauzioni che ci sono state indicate. Questo è il momento di mettere in secondo piano l’interesse individuale in favore del bene comunitario. Sentiamoci parte di una nazione che sta giocando una partita importante e non può perderla. Bisogna avere pazienza e restare a casa”.

IL SELFIE COL SORRISO

“Qualcuno avrebbe criticato le foto del mio compleanno. Ho voluto dare un segnale a tutti: io lavoro col sorriso ed è importante, specie in questi momenti, avvicinare noi sanitari alle persone, per ricordare che la vita continua e può continuare anche stando a casa”. E, d’altronde, se lo dice Donato c’è da fidarsi, avendo in lui l’esempio di una persona che ha rinunciato ai propri cari il giorno del suo compleanno, per sorridere ad un nemico che fa paura e che, in aggiunta, continuare a lavorare, festeggiando, con un’etica più unica che rara, i suoi tre anni di attività al Sant’Orsola. Non chiamateli angeli, perché non si tratta di nulla di sovrannaturale, né di simboliche ali piumate: si tratta invece di persone reali, di attributi e di senso del sacrificio grandi quanto una casa.

LEONARDO FLORIO

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Coronavirus - Reportage Bologna

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