Domenica 11 Aprile 2021
   
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E torniamo all’essenziale

Don Nicola D'Onghia

Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo. Tanti sono i pensieri, i sentimenti e le emozioni che affollano la mente e il cuore. Questa esperienza dell’epidemia da coronavirus ha messo in crisi i nostri sistemi, le nostre abitudini e le nostre sicurezze. Questo tempo può costituire, pur tra tante difficoltà, la possibilità di ripartire con nuove energie e con nuove prospettive per il futuro. Come può avvenire tutto ciò? Riconoscendo che il momento di sofferenza, che tutti stiamo vivendo, insegna e costringe a riscoprire l’essenziale.

Negli ultimi decenni la conoscenza scientifica ha fatto passi da gigante, portando all’umanità benefici importanti. Senza i risultati della medicina e della tecnica ci saremmo ritrovati a combattere ancora con tante altre malattie. E il pensiero non può non andare, attualmente, all’impegno dei medici e del personale sanitario. Ma in questi momenti sorge anche la domanda del senso di tutto ciò che sta accadendo. Ognuno di noi, infatti, di fronte alla sofferenza cerca risposte ulteriori e, così, si fa spazio il bisogno di rivolgere il proprio cuore e la propria domanda a Dio.

È sotto gli occhi di tutti, anche se non fa notizia, la rete di contatti che mette insieme tante persone nella preghiera. La preghiera esprime la trascendenza dell’essere umano. Egli apre le proprie situazioni di vita al cuore di Dio. Il Dio che in Gesù Cristo è vicino a ciascuno di noi, in tutti i momenti della nostra vita.

L’avvicinarsi della Pasqua ci fa guardare con uno sguardo diverso agli avvenimenti che stiamo vivendo. Gesù Cristo ha fatto propria la morte e nel dono della sua vita ha portato nella nostra morte la vita stessa di Dio. La potenza salvifica di Dio si manifesta nella forza con la quale Gesù accetta la sofferenza, senza cadere in un atteggiamento di astiosità verso il Padre e i suoi aguzzini; al contrario, Egli prega per loro continuando a riporre la sua fiducia nel Padre. Il Signore Gesù, così, cambia dall’interno una situazione che dall’esterno appare immutabile. La Croce del Signore è il segno più alto dell’amore infinito che irrompe nelle pieghe oscure dell’umanità. E da quella Croce nessuno di noi è abbandonato a se stesso. Il Signore ci ha afferrati, ci ha sottratti al potere dell’iniquità. Il potere del Dio che soffre con noi emerge in modo forte nella risurrezione del Crocifisso. Il potere del male, origine della sofferenza, è definitivamente spezzato. Chi segue il Signore, così, partecipa sin d’ora della vittoria di Dio sul male. E questa vittoria si rende visibile nell’amore disinteressato verso Dio e gli altri.

È questa certezza che dona a questi giorni un senso nuovo e invita all’impegno, alla responsabilità, all’attenzione verso gli altri, nel non mettere a rischio la salute di tutti. Per un credente tutto questo è una realtà chiara: la carità che sgorga dalla Pasqua di Cristo. Ecco l’essenziale che siamo invitati a riscoprire in questo momento e per il futuro. Il vero progresso, in tutti gli ambiti, non avviene se non si rimette al centro la persona, riconoscendo la sua ineludibile dignità e il rispetto dovuto, in tutte le fasi della vita, e facendo in modo, con l’impegno di tutti e in modo diverso, di rendere possibili le condizioni perché ognuno di noi possa realizzare il meglio di sé per il bene di tutti.

E, allora, lasciamoci “contagiare” dalla fiducia, dalla solidarietà, dalla prossimità per testimoniare che una nuova realtà è possibile costruirla. La nostra vita è fatta di continui passaggi (Pasqua). Il momento presente passerà e ritorneremo in modo nuovo alla nostra vita, con la speranza di puntare all’essenziale.

Don Nicola D’Onghia

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