Domenica 05 Luglio 2020
   
Text Size

Andrea Calò, dai panzerotti della nonna ad Hollywood

andrea calò (1)

Il cuoco turese, classe ’96, intervistato a 9 fusi orari di distanza: “Non mi piace americanizzare la cucina italiana: non ha senso”

Andrea Calò con Usher

In un film si diceva che la storia procede per cicli: ogni cento anni si volta pagina, tutto viene resettato. A volte però le cose vanno diversamente e capita, in certi contesti piuttosto spesso, che la storia si ripeta. Poco più di un secolo fa, la gente del Sud partiva in massa verso il Nord o magari per l’America: a prescindere dalla destinazione, il denominatore comune era quella proverbiale valigia di cartone che tutto poteva contenere, tranne il sogno, troppo grande, di uscire dalla povertà e di avere il diritto ad un futuro dignitoso. E oggi l’eterno ritorno dell’uguale individuabile nel pensiero di alcuni filosofi ci restituisce uno scenario in cui milioni di giovani lasciano il Sud, in condizioni più umane rispetto a quelle dell’inizio del Novecento, ma con la stessa cieca prospettiva sul proprio avvenire.

Ci vuole coraggio a lasciare il proprio Paese e a tuffarsi in un mondo nuovo, distante anni luce e per questo spaventosamente affascinante nel poter offrire una via di fuga salvifica ma impervia. A volte ci si riesce, altre si fallisce: l’importante, però, è provarci. E ci sta provando Andrea Calò, classe ’96, arrivato da Bari a Turi nel 2011; no, non è Turi il mondo nuovo in cui è approdato per poter coltivare i propri sogni, ma l’America, più precisamente Los Angeles: «Sono a Los Angeles da 3 mesi – ci racconta da 9 fusi orari di distanza il nostro giovane concittadino – perché è sempre stata la città dei miei sogni. Ci sono stato 4 anni fa e me ne innamorai. In quel momento mi prefissai l’obiettivo di vivere qui ed ora eccomi».

Qual è stata la tua formazione professionale?

«Mi sono diplomato all’alberghiero di Castellana. Successivamente ho lavorato al King Stone a Turi, per poi fare lo chef a Bitonto, a Bruxelles, in Egitto, in Nord Italia: queste sono alcune delle esperienze che ho maturato».

Cosa vuol dire per te la cucina? Quando è nata questa tua passione?

«Questa passione nacque quando ero piccolo, quando mia nonna cucinava, faceva il ragù, i panzerotti, focaccia e pasta fresca: sai cosa fanno le nonne. Poi la cucina è passione ed amore: o la ami o la odi ed io la amo. Per me la professione è uno stile di vita, anzi è vita. Stesso discorso per la cucina: non basta cucinare uno spaghetto semplicissimo, anzi, al contrario, devi studiare, sperimentare, viverla ora dopo ora e giorno dopo giorno: devi essere un artista per affrontare questo lavoro e ne devi subire tante per arrivare al tuo goal»

andrea calò (2)

Raccontaci qualcosa della tua attuale avventura a Los Angeles.

«Qui ho portato la mia cucina che è un mix tra quella pugliese-italiana, francese e umami. Lavoro in maniera indipendente col carretto in giro per Los Angeles: sono stato sulla Walk of Fame ma ora, di solito, mi trovate sulla Fairfax. Vendo pasta italiana e piatti fatti al momento; la salsa che utilizzo di più è la bolognese, fatta rigorosamente all’italiana come mi hanno insegnato. Non mi piace americanizzare la cucina italiana: non ha senso. Che vadano pure ai ristoranti Italo americani se vogliono qualcosa di americanizzato. Poi ovviamente preparo anche altri piatti, come la pasta con i rapini (simili alle cime di rapa), la carbonara o la pasta con i broccoli. Purtroppo non posso fare cucina gourmet per strada. Talvolta mi chiamano anche per i catering o come private chef: gli incarichi arrivano da gente milionaria, se non miliardaria; hanno case da paura con tanto di cinema all’interno: case che si possono solo invidiare e che in Italia non vedreste tutti i giorni».

Cosa ne pensano i clienti della tua cucina?

«Rimangono sempre stupiti per tutto ciò che cucino, facendomi molti complimenti per le pietanze che preparo, come la pasta fresca o piatti un tantino più particolari. Poi ovviamente, giorno dopo giorno, si migliora sempre di più».

Cosa consigli ai giovani colleghi turesi?

«Di viaggiare, di aprire la propria mente, fare esperienze perché servono a crescere tantissimo e di vedere nuove realtà lavorative e di crescita, perché le opportunità le creiamo noi: non vengono da sole. Quindi datevi da fare e prendete in mano la vostra vita perché è una sola».

E salutiamo dunque il nostro amico Andrea Calò che, tra un piatto ed un altro, sta avendo l’opportunità di conoscere nuove realtà e star del cinema e della musica. Chissà che un giorno non ritorni a Turi, rendendola attrattiva per uno stuolo di celebrità hollywoodiane che avranno nuovamente voglia di assaggiare, magari anche a distanza di anni, i suoi piatti.

LEONARDO FLORIO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.