Lunedì 10 Agosto 2020
   
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Panzerotti e vino per combattere il freddo

panzerotti pascalicchio (2)

Un’usanza nata per necessità, ereditata dai nostri avi e raccontata da Damiano Pascalicchio

Mercoledì, dopo qualche giornata di illusoria primavera e temperature gradevolissime, un forte vento ha spazzato via qualsiasi caldo pensiero estivo: lo sbalzo termico è stato significativo e addirittura, durante la mattinata, si è posato anche qualche fiocco di neve. Ecco, la neve: un fenomeno atmosferico che da queste parti non è proprio usuale, indi per cui è facile inflazionarlo anche quando si presenta in modalità piuttosto contenute. D’altronde lo stesso accade per un tipico lussemburghese che in primavera girerebbe per le vie del centro storico comodamente in ciabatte e canottiera, pensando, anzi percependo già l’estate. Del resto, tutto è relativo.

panzerotti pascalicchio (1)

Ad ogni modo, tornando a noi, quei pochissimi fiocchi di neve di mercoledì hanno convinto alcuni turesi a rimanere a casa, al caldo delle mura domestiche; ma soprattutto, come ci racconta Damiano Pascalicchio, da noi spesso interrogato per ben altre questioni, il freddo “polare” è stato in grado di portare con sé un’interessante ispirazione, accompagnata da una certa fame. Sui social il nostro concittadino ha infatti postato alcuni scatti ritraenti una serie di fumanti e appetitosi panzerotti, asserendo in didascalia di aver rispettato la tradizione. Con lui, alcuni suoi amici sembravano intendere la stessa cosa: ma di quale tradizione parliamo? Non è forse vero che il panzerotto è talmente buono da andar bene in qualsiasi stagione? Incuriositi da questo post, lo abbiamo intervistato.

panzerotti pascalicchio (3)

«Mio nonno – ci racconta – mi diceva che questa tradizione è molto antica. Tanti anni fa la maggior parte dei nostri avi abitava nelle masserie in campagna e non vi erano certamente gli automezzi per raggiungere il centro abitato. Al massimo si disponeva di calessi trainati dai cavalli. Un anno, a causa della neve, mio nonno e la sua famiglia rimasero bloccati in casa, non potendo più uscire per comprare il pane o la farina. Per questo motivo, ci si riunì e, con la farina e il lievito rimasti, si prepararono tantissimi panzerotti, magari accompagnati da un buon bicchiere di vino e una giocata a carte. Così facendo si riusciva a stare tutti insieme e, soprattutto, a non sentire il freddo. Da quel che so questa tradizione non è solo turese, ma si estende a tutta la Puglia”.

Con un certo languorino, dopo aver ascoltato le parole di Damiano, ci domandiamo: perché non risparmiare sul riscaldamento, ovviando con interminabili guantiere di panzerotti bollenti e bicchiere di vino rafforzante? Certamente ne guadagneremmo in convivialità di cui, tra parentesi, i nostri avi erano maestri indiscussi.

LEONARDO FLORIO

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