Martedì 28 Gennaio 2020
   
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La nota… dolina di Largo Pozzi

Foto storica della Grave di Largo Pozzi

Cosa fare degli alberi della “grave”? Fanno discutere i 10 punti di Antonello Palmisano, attualmente impegnato nelle scuole elementari per un progetto sull’agricoltura sostenibile

Con ingiustificabile ritardo, scopriamo nel grande oceano di Facebook la pagina “Antonello Palmisano – Ambiente – Agricoltura” il cui logo reca una “A” elevata al cubo. Come avrete facilmente intuito, ci riferiamo alla pagina creata e gestita da Antonello Palmisano, ex assessore all’agricoltura, all’ambiente e al verde pubblico durante l’Amministrazione Coppi, coinvolto di recente dalle attenzioni e dai commenti di molti turesi che hanno voluto rispondere ad un suo intervento inerente alla potatura della “grave” di Largo Pozzi.

Una lezione di Antello Palmisano

Prima di entrare nel merito di questo acceso dibattito, abbiamo voluto intervistare l’ex assessore per saperne di più riguardo le sue recenti attività divulgative, che lo hanno visto impegnato nelle scuole di Turi e di altre città: «Negli scorsi giorni sono stato nella scuola elementare “Don Saverio Valerio” di Gravina per il quinto dei sei incontri previsti nell’ambito di un progetto, che seguo in qualità di educatore ambientale assieme ad altri colleghi, incentrato sull’agricoltura sostenibile e la sana alimentazione. Questa progettualità è stata promossa dall’azienda gravinese “Andriani”». – spiega Palmisano. La “Andriani SPA - Natural Innovators” è considerata tra le più importanti realtà nel settore innovation food, con uno stabilimento interamente dedicato alle produzioni gluten free: al suo interno vengono infatti ideate e prodotte diverse tipologie di pasta senza glutine a partire da farine ottenute da una varietà di ingredienti come riso integrale, mais, quinoa, grano saraceno, amaranto, lenticchie, piselli ecc.

I ragazzi piantano i propri legumi (1)

«Il progetto in questione – prosegue Palmisano – è incentrato sui legumi: si comincia introducendo ai bambini i concetti di sostenibilità economica, sociale ed ecologica, per poi parlare della sana alimentazione e dell’importanza dei legumi nella nostra dieta. In questo percorso forniamo anche nozioni relative ai legumi scomparsi, come ad esempio la cicerchia, o a quelli che invece sempre più si stanno consolidando sul mercato, come ad esempio il fagiolo Mung, di origine indiana ed altamente nutriente. Nella parte finale del progetto, i bambini possono poi piantare il proprio legume nel giardino della propria scuola».

Quali sono i feedback ricevuti?

«Nel momento in cui li invitiamo a mettersi nei panni di un agricoltore, i bambini scelgono sempre l’opzione dell’agricoltura biologica, piuttosto che chimica. Parliamo di ragazzini di quinta elementare che, tuttavia, mostrano un pensiero evoluto, una predisposizione che invece manca ai più grandi».

Facendo un passo indietro, come nasce questo progetto?

«L’idea è stata presentata lo scorso anno al Salone Internazionale del Gusto di Torino. Dopodiché le scuole di Gravina, Foggia, Altamura, Bari e Turi hanno dato la propria adesione. Il progetto mira adesso ad affacciarsi fuori dalla Puglia, come vorrebbe anche l’azienda promotrice “Andriani”, già pluripremiata per l’impegno nella sostenibilità ambientale e sociale specie tra i più giovani. Contestualmente alle nostre lezioni, regaliamo ai bambini “La magia dei legumi”, un volume dietro il quale c’è un team di agronomi, educatori, psicologi infantili ecc. L’idea dunque ha radici profonde e coinvolge tanti professionisti e tantissimi utenti».

Qual è l’importanza di questa iniziativa?

«La nostra priorità è la formazione dei bambini, poiché sono loro la generazione futura che rischiamo di perdere dal punto di vista della sana alimentazione e dell’agricoltura sostenibile. Non dimentichiamo però anche i genitori, poiché loro stessi conoscono poco questi concetti o gli stessi legumi: è necessario arrivare anche a loro affinché seguano i propri figli durante la crescita, senza contrastarne i gusti e sempre proponendo dei piatti sani. È davvero soddisfacente vedere gli stessi bambini che, dopo le nostre lezioni, sostituiscono autonomamente le merendine con altri alimenti più genuini».

I ragazzi piantano i propri legumi (2)

A che punto siete nelle altre città e a Turi?

«Ad Altamura e Foggia abbiamo tenuto un solo incontro di presentazione. A Bari e Turi, invece, il tutto dovrebbe concludersi entro Natale. Qui a Turi stanno partecipando le classi di scuola elementare che rimangono il pomeriggio per il rientro, ovvero la 3a, la 4a e la 5a A, e che dunque rappresentano un target più sensibile poiché pranzano tra le mura scolastiche. Certamente il successo delle nostre lezioni è facilitato anche dal supporto prezioso dei docenti. Nella giornata di martedì 3 dicembre, i bambini turesi hanno creato la loro pasta con la farina di legumi, mentre nella giornata di giovedì hanno finalmente potuto interrare le proprie piccole piantine».

La scuola di Turi ha aderito di buon grado a questo progetto?

«Sia i dirigenti che gli insegnanti si sono dimostrati assolutamente sensibili, sposando subito l’idea, difatti il tutto è stato calendarizzato piuttosto velocemente e con grande precisione; senza il loro aiuto non saremmo riusciti a fare così bene. Turi mi sta dunque dando una risposta molto soddisfacente, coi ragazzi molto vicini alle tematiche ambientali e alimentari. Quando parliamo loro di sostenibilità, spieghiamo che in futuro non avranno possibilità di scelta: o l’economia, l’agricoltura ecc. saranno sostenibili o per loro non ci saranno agricoltura, economia ecc. È dunque necessario educarli e metterli in guardia su tematiche di importanza a dir poco vitale».

 

UNA POTATURA RISCHIOSA

Tornando invece all’introduzione di quest’articolo, Antonello Palmisano, tra una lezione e l’altra, è di recente intervenuto in merito alla tanto dibattuta potatura della “grave” di Largo Pozzi, elencando 10 motivi per cui tale potatura “non s’ha da fare”. Per chi volesse saperne di più, il rimando è alla pagina Facebook dello stesso Palmisano, al quale abbiamo posto alcune domande.

Quale tra quei 10 punti non può essere assolutamente trascurato?

«Avendo visitato in prima persona la dolina e avendo un background in geologia, la mia più grande preoccupazione riguarda il pericolo che corre il terreno all’interno della grave poiché qui, come in un imbuto, convergono tutte le acque del nostro paese: motivo per cui gli uomini del ‘700 vi costruirono delle cisterne per contenere l’acqua anche durante l’estate. Quello della dolina è tra i punti più bassi di Turi: non per altro, quando piove, Largo Pozzi si allaga sistematicamente di acqua che, purtroppo, non riesce a defluire velocemente a causa della capacità di smaltimento della bocca della dolina. Fatta questa premessa, se dovessimo tagliare gli alberi all’interno della grave, i relativi apparati radicali marcirebbero, facendo collassare su sé stessa la dolina che così finirebbe per chiudersi. Questi alberi servono anche da posatoio per gli uccelli da migrazione che transitano di lì senza nidificare».

Qualcuno, però, ha lamentato il problema dei topi.

«È sufficiente la derattizzazione. Se siamo infastiditi dalle zanzare che facciamo? Tagliamo tutti gli alberi perché da lì si rifornirebbero di zuccheri vegetali? Noi ai bambini insegniamo che gli alberi non si tagliano, a meno che non ci sia un pericolo: se c’è, voglio sapere qual è».

La dolina di Largo Pozzi non è tuttavia l’unica ad essere interessata dalla potatura. Opinioni in merito?

«A Turi siamo maestri nella potatura di alberi da frutta, ma i lecci, i pini e gli abeti hanno apparati radicali totalmente diversi. Ogni volta che tagliamo il ramo di un pino, muore una delle sue radici. Se l’albero è già instabile di suo, finiamo per renderlo ancor più pericoloso: spero che le potature energiche vengano fatte con le dovute valutazioni. I giardini pubblici sono luoghi dove cammina gente e giocano bambini. La mia, sia chiaro, non è una critica o una bagarre politica, poiché di politica non mi occupo più. Fornisco semplicemente le mie valutazioni con spirito di collaborazione ed umiltà, basandomi su competenze che in queste occasioni provo a mettere a disposizione di tutti».

Un giorno la dolina potrebbe diventare un luogo praticabile?

«È pur sempre una dolina e durante i temporali si allaga. In altri giorni potrebbe essere invece visitabile. Al suo interno – ironizza – ospita una collezione stupenda di palloni persi dai ragazzi negli ultimi 20, 30 anni».

Concludiamo rimandando i lettori alla pagina Facebook di Antonello Palmisano per ottenere ulteriori informazioni e magari partecipare in maniera costruttiva ad un dibattito che ha finora coinvolto molti turesi.

LEONARDO FLORIO

Commenti  

 
Non Saprei
#2 Non Saprei 2019-12-14 16:07
A turi va tutto alla deriva per colpa di amministratori incapaci in grado solo di farsi selfie e mettersi in bella mostra,ma scuatavinn tutt quant!!!
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Luke
#1 Luke 2019-12-13 01:39
In verità non furono gli uomini del '700 a costruire le cisterne di Largo Pozzi ma turesi molto più antichi.... Risalgono sicuramente al X-XII secolo d.C. (sono menzionate in un documento notarile del 1194) ma c'è chi suppone che possano risalire addirittura alla Turi Peuceta
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