Dispersione scolastica

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Uno studente su due decide di non proseguire gli studi

Chi, tra di noi, ad un amico che compiva gli anni non ha detto: “Auguri uagliò, un altro anno rubato all’agricoltura?”. In tanti, sicuramente, avranno esclamato questa frase per prendere in giro l’amico di una vita, prima di festeggiare insieme tra bibite e risate. In un paese legato alla terra, come Turi, la battuta sopracitata si fa poi dubbio, e viene da chiedersi quanto realmente i giovani turesi siano legati al mondo agricolo, e soprattutto se ciò incida - e quanto - sulla scuola, sulla voglia di fronteggiare i canonici cinque anni di liceo. Non facciamo mistero del fatto che il nostro paese ha una economia fortemente imperniata

sull’agricoltura e, in passato, molti ragazzi vedevano in questo settore una possibilità: ci si “buttava nella terra”, le braccia robuste dei ragazzi erano realmente una risorsa. Ciò portava la gioventù turese ad abbandonare la scuola per immettersi nel mondo del lavoro; alcuni rinunciavano a scenari alternativi di realizzazione personale per aiutare la famiglia, per dirigere il duro lavoro nei campi.

D’altronde di abbandono scolastico si parla da tempo ed è un fenomeno che interessa tutta Italia. È dai tempi della “Legge Coppino” sull’istruzione obbligatoria che si tenta di invertire il fenomeno, che, ahimè, sembra proprio lontano dall’essere risolto. Tant’è che, a partire dal 2017, si è invertito un certo andamento positivo, con il rischio di arrivare nel 2020 a un 15% di rinunce agli studi. A livello nazionale, questo potrebbe portare a una difficoltà nella ripresa economica. Senza contare, poi, i problemi a livello occupazionale: i disoccupati con la licenza media sono il doppio dei diplomati e quasi il quadruplo dei laureati.

Lo scenario regionale
Se scendiamo un po’ più nel profondo, andando ad analizzare i dati relativi alla nostra Regione, scopriamo un dato assai allarmante: la Puglia registra un tasso del 23,9% di dispersione. Dopo la Sardegna e la Sicilia, siamo la Regione che registra il tasso più alto di abbandono. Proprio per questa motivazione, la Regione ha già attivato da qualche anno, in collaborazione con le scuole, dei percorsi di formazione e istruzione professionale. Questo per dare una possibilità ai giovani pugliesi, anzi una duplice occasione: ‘saper essere’ e ‘saper fare’.

La situazione a Turi
L’ Istituto ‘Pertini’ presente nel nostro territorio ha da dire la sua: il 34% dei ragazzi, dopo il conseguimento del diploma, decide di imboccare un percorso universitario, optando per l’area economico-statistica. I neo-diplomati che riescono a trovare un lavoro, invece, sono il 40%.

Sicuramente una situazione migliore rispetto al passato, ma ci chiediamo cosa si possa fare ancora per rendere ancora più convincenti questi dati. Ed è forse da una domanda che bisognerebbe partire: cosa spinge i giovani a “mollare” prima della conclusione dei cinque anni di liceo? Forse l’esigenza, forse la voglia di crescere in fretta. Bisogna tenere presente una cosa però: lasciare gli studi prematuramente significa abbandonare un po’ anche sé stessi, decidere di crescere in fretta, sì, ma non abbastanza. Ogni cosa insegna, vero, anche la terra, tuttavia la cultura, la scuola, ciò che impariamo ‘in quelle quattro mura’, ci dà un’arma importante: l’amore verso noi stessi. Perché? Perché ogni qualvolta che apprendiamo, aggiungiamo alla nozione un po’ di noi stessi, personalizzando. E questo non è amore? Abbellirsi ogni giorno con qualcosa di nuovo? ‘Agghindarsi’ con il sapere è come il trucco per le donne: le fa sentire più belle. Così la cultura: ci fa sentire più belli, ci consente di amarci di più.

MARIANNA LUISI

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