Venerdì 24 Gennaio 2020
   
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“Non è un paese per vecchi”

movida turi

No, non stiamo parlando del celebre e pluripremiato film dei fratelli Coen che mette in scena l’avventurosa fuga di un uomo in Texas fra soldi, droga e assassini…anche perché non ci troviamo in Texas. Piuttosto spostiamo l’ambientazione di questa storia in una piccola cittadina del sud-est barese che conta la bellezza di soli 13.050 abitanti: la nostra Turi, “terra della ciliegia ferrovia”, come recita anche il cartello all’ingresso del paese.

Effettivamente, importante centro cerasicolo, vanta diverse sagre dedicate alla “regina rossa”, al vino primitivo e alla melagrana pugliese, a prodotti tipici enogastronomici e, “the last but not the least”, al patrono e protettore “Sant’Oronzo”. Durante questi eventi, il paese di anima: migliaia di visitatori raggiungono Turi, piazze e vicoli si tolgono di dosso la polvere di una routine quasi inerte, offrendo ai turisti il suo volto migliore. Ma, conclusa la parentesi delle sagre, la cittadina torna ad essere tranquilla per il resto dell’anno, forse troppo tranquilla? Probabilmente se si vedessero rotolare delle balle di fieno nel bel mezzo delle piazze più importanti, ovvero piazza “Aldo Moro” e piazza “Silvio Orlandi”, accompagnate da quella leggera brezza che sempre si disegna nei cartoni animati western, non ci sarebbe ragione di stupirsene.

Sì, ma i giovani che fine hanno fatto? Questa è la domanda che balena in testa mentre ci aggiriamo nella “villa turese”: un rapido sguardo panoramico è sufficiente a rendersi conto che ci sono solo bambini, adolescenti, famiglie, coppie sposate, anziani... sì, ma i giovani che fine hanno fatto? È una domenica sera qualunque e sembra proprio che manchino locali, centri di aggregazione, luoghi in cui i ragazzi possano ritrovarsi, fare conoscenza e divertirsi.

“Non c’è niente da fare qui, come puoi vedere… è vuota, non c’è nessuno, i ragazzi preferiscono andare fuori paese” – denuncia una ragazzina di 13 anni, spiegandoci come in villa o in altri luoghi si riuniscano solo bambini o adolescenti che non essendo automuniti devono accontentarsi di stare nella propria cittadina, popolata principalmente da anziani.

“Amm'à sscì à la ville?” – spiega un ragazzo di 17 anni – “è il modo in cui decidiamo di incontrarci e di organizzare la serata; spesso andiamo fuori perché qui non ci sono locali, non ci sono serate o bar con gente…ci sono solo vecchi, è un paese morto. A parte la festa patronale e le altre sagre non c’è niente”

Eppure, nonostante l’idea quasi diffusa è che a Turi non ci sia granchè da fare o serate o eventi, si intravede la stessa luce verde che “Il Grande Gatsby” cercava quando perdeva la speranza: infatti vengono segnalati locali che sanno come movimentare la quiete turese del fine settimana ma anche infrasettimanale. Ad esempio, “Magno”, un ristorante – bar, sito in via Antonio Orlandi, offre serate di intrattenimento ospitando dj che hanno suonato in diversi paesi del territorio pugliese, con una selezione musicale di tipo elettronica e molto attuale, richiamando diversi ragazzi anche del circondario. Con una proposta di cocktails, vini, birra e cibo molto ampia, si può letteralmente passare una serata “a stare”, che nel gergo giovanile significa “stare con altre persone, chiacchierare, bere, stare in compagnia e fare conoscenza” oppure ballare a ritmo del suono. Inoltre, in settimana si usufruisce del lato ristorativo di questo locale, sapendo intrattenere una clientela anche più grande, con un’offerta, quindi, adatta per le varie fasce d’età.

“A Turi c’è sempre stata l’idea che non ci fosse nulla, ma ora non è più così” – esordisce il bartender dello Jedes Bier – “il turese è sempre stato abituato all’idea che fuori ci fossero più cose, ma in realtà è possibile trovarle anche qui”. Effettivamente, questa birreria, dislocata in Piazza Chiesa, funge da punto di ritrovo nel centro storico del paese, avvicinando gli amanti della birra e non solo: invitando ospiti internazionali, riesce ad intrattenere chiunque voglia ascoltare buona musica. Per molti ragazzi, lo Jedes rappresenta quasi un locale storico e rappresentativo di Turi, affermando di passare molto tempo qui.

Il titolare del pub ristorante “Il Ghiottone” situato in via XX settembre, lamenta un forte disinteresse del “turese” nel rimanere nel proprio paese, nonostante la presenza di locali. “In una piccola città come questa, le persone vanno via, hanno questa mentalità di andarsene.” – spiega, affermando che cercano sempre opportunità migliori nelle vicinanze. Nonostante abbia offerto una stagione estiva piena di live ed intrattenimento, i clienti non erano di Turi: secondo lui la colpa è da attribuire anche in parte all’amministrazione locale.

Eppure, questo sembra non bastare: a parte altri bar che si mettono in gioco nell’organizzazione di intrattenimento di tipo diverso, tipo le serate karaoke, quasi non si vede la convinzione di fondo che Turi possa essere un paese all’altezza di molti altri. E i giovani hanno anche forse ragione. Ma dove troviamo la causa? Effettivamente i locali non sono tanti e non riescono a proporre serate capaci di attirare un gran numero di persone? Ma i ragazzi si mettono in gioco? Sono capaci di creare associazioni ricreative che possano coinvolgere le fasce d’età intermedie? Forse sono ostacolati? O forse si lamentano e preferiscono solo andar via? Cosa si può fare per svegliare quello che, nella convinzione popolare, è un paese per vecchi? E perché no, potremmo magari scoprirlo.

SIMONA BIANCO

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