Educazione alla Legalità e al Rispetto per l’Ites Pertini”

ites carcere

“Legalità e Rispetto”, questo il titolo del progetto destinato agli studenti della IV A dell’Ites “Pertini” di Turi, che li ha portati ad incontrare i detenuti del Carcere di Turi.

Spesso la Casa di Reclusione insediata a Turi rimane sullo sfondo: un dettaglio del paesaggio, con cui la comunità non interagisce se non saltuariamente per visitare la Cella di Gramsci. Il carcere è una realtà sulla quale la comunità turese non si interroga. Entrare all’interno di quelle mura, conoscere i detenuti, invece, cambia la visione di chiunque.

Il progetto “Legalità e Rispetto”, curato dalle professoresse Agata Brescia e Tiziana Panaro, ha voluto offrire agli studenti l’opportunità di confrontarsi con i detenuti della Casa di Reclusione, anch’essi studenti dell’Istituto Tecnico, sul tema della legalità e del rispetto, sull’importanza delle regole, su cosa avviene prima della sanzione penale, sulle problematiche che si vivono all’interno del Carcere, sulle alternative alla Reclusione e sul reintegro in società.

Riportiamo la testimonianza dell'alunna Sabrina Tinelli e delle sue emozioni vissute durante gli incontri:

«La mia classe ed io ci siamo recati presso la casa di reclusione presente nel medesimo comune della nostra scuola. Uno dei motivi che mi ha spinta ad aderire al progetto è stato la possibilità di osservare una realtà che mi incuriosisce in maniera diretta.

Ci siamo confrontati con i detenuti Alberto, Dario, Riccardo, Giovanni e Fabrizio ponendogli alcune domande: “Come affrontate la convivenza nel carcere? Ci sono scontri tra di voi? Quali sono state le vostre prime sensazioni?”.

Alberto ha risposto: “Ho impiegato circa due mesi per adattarmi a convivere con persone sconosciute e, soprattutto, in una cella piccolissima. L’impatto è stato abbastanza sconvolgente. Non sei nella tua casa, con i tuoi spazi, le persone a cui vuoi bene e la tua privacy. Volere o volare qui ci passerai un po' di tempo e, quindi, ti rassegni. Non ci sono scontri tra noi ma è normale trovare la persona con cui vai d’accordo e quella con cui non sei compatibile. È come avviene fuori di qui, ma non puoi farci nulla perché questa è una convivenza forzata”.

Giovanni ha risposto: “Sono un padre di famiglia di 47 anni e mi aspettano ancora 16 anni qui dentro. Ai miei due figli, un po' più grandi di voi, ribadisco sempre di non fare i miei stessi errori; mi mancano. Stando qui la prima cosa in assoluto che senti è proprio la mancanza degli affetti”.

Devo dire che per me l’impatto è stato abbastanza forte anche perché l’intera struttura mette una certa angoscia. È come se fosse un mondo a parte ed io mi sono sentita piccola e piena di paure. Gli sguardi dei detenuti erano profondi e nel confronto la tensione è subito calata e ho percepito sincerità nei loro volti. Non penso di poter mai riuscire a capire come loro possano sentirsi ogni giorno, ma ho potuto percepire tanta sofferenza e tanta voglia di non sbagliare più».