Domenica 08 Dicembre 2019
   
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Auser Turi: sette anni di indifferenza

Il presidente Antonio Conte

Antonio Conte: "Speriamo che la prossima amministrazione sia pronta al dialogo"

Oltre 110 associati e sette anni di vita all'attivo. Questi sono i numeri dell'Auser Turi, l'associazione guidata dal presidente Antonio Conte che, al netto di tante soddisfazioni faticosamente conquistate, è stata costretta a scontrarsi con l'indifferenza delle istituzioni.

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«In questi sette anni - racconta Conte - non siamo mai stati ascoltati. Abbiamo anche dovuto sentirci dire da qualche amministratore che "gli anziani non hanno bisogno di niente". Un approccio miope, che dimostra quanto poco si comprendano le debolezze che la terza età incontra e quanto ancor meno si tenga in considerazione la risposta fondamentale che l'Auser fornisce con la propria attività di volontariato, svolta senza alcuno scopo di lucro e spesso rimettendoci di tasca propria».

L'Auser, proprio in virtù delle politiche di "invecchiamento attivo" da sempre messe in campo, si qualifica come interlocutore privilegiato per ogni amministratore che intenda attuare una strategia socioculturale inclusiva, che non finisca per relegare ai margini una porzione importante dei turesi. È la prima linea per contrastare il fenomeno della solitudine degli anziani, alimentando una rete di relazioni e scambi che funga da paracadute contro una deriva peculiare della modernità. Una risorsa preziosa che, tuttavia, si trova a operare in un assordante silenzio: a parte qualche promessa da marinaio e il vuoto cicaleccio, l'associazione - sebbene svolga un ruolo di utilità sociale - autofinanzia ogni iniziativa e sostiene persino i costi della sede dove opera.

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«Amici e colleghi lamentano che, a fronte di tanti locali di proprietà comunale inutilizzati, si possano contare sulle dita di una mano i beni pubblici destinati alle associazioni culturali. Una legittima doglianza - aggiunge Antonio Conte - che portiamo avanti da tempo. Ad esempio, avevamo chiesto un piccolo spazio presso il Polivalente per allestire uno sportello d'ascolto dedicato agli anziani, realtà che esiste in quasi ogni Comune. Spazio che ci è stato negato perché quegli ambienti, dopo i lavori di restauro, sono stati assegnati giustamente alle politiche giovanili».

Probabilmente, come ci fa notare il presidente dell'Auser, sarà sfuggito che buona parte delle attività laboratoriali dell'associazione, rigorosamente gratuite, si rivolge proprio ai giovani, promuovendo quel passaggio di conoscenze necessario a creare un ponte tra una generazione e l'altra in nome della reciproca solidarietà. «Predichiamo tutti i giorni che "la cittadinanza non ha età" - rimarca Conte - e che ogni accorgimento indirizzato agli anziani è un investimento per l'intero paese. I soci dell'Auser non hanno bisogno di "far carriera" ma vogliono solo adoperarsi per i giovani, mettere al servizio della comunità il proprio bagaglio di esperienze e capacità».

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«Le nostre aspettative - conclude il presidente dell'Auser - sono quelle di rinsaldare e rinnovare la comunità come realtà solidale plurale, aperta e inclusiva. Turi da oltre trent'anni è un paese immobile che ragiona a "comparti stagni": ognuno persegue il proprio obiettivo in solitudine e la pletora di iniziative non diventa valore aggiunto ma arida somma di eventi che hanno il fiato corto. Chiunque vincerà le elezioni comunali dovrà uscire da questi vecchi schemi e, superando egoismi e individualismi, lavorare al cambiamento risolvendo un problema alla volta per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. Noi continueremo a far sentire la nostra voce, a chiedere che i nostri progetti possano essere valorizzati, sperando che la prossima amministrazione sia più predisposta al dialogo delle precedenti».

Un auspicio che condividiamo pienamente. Senza nessuna presunzione di retorica, siamo convinti che gli anziani siano i custodi della storia collettiva, escluderli equivale a ignorare il passato in cui affondano le radici del presente e i fiori del futuro, consegnando a chi ci seguirà quella che i sociologi dell'informazione definiscono "modernità senza memoria".

FABIO D'APRILE

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