Mercoledì 22 Maggio 2019
   
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Breve storia della costituzione di "Casa delle Idee"

Nuccio Gargano

Intervista a Nuccio Gargano, presidente del progetto di "amministrazione condivisa"


Ci racconta la storia della costituzione di Casa delle Idee?

«Questo dovrebbe essere il terzo anno. Casa delle Idee (d'ora in poi CdI, ndr) è iniziata nel 2016. Noi come associazione Conturband avevamo bisogno di una sede per le prove e le attività di laboratorio. Appoggiati con l'associazione Orpheo nei locali sotto le scuole medie per qualche anno, arrivò il Commissario e ci disse di uscire e nessuno in quel momento aveva le carte in regola. In quel momento c'era anche il Kismet che gestiva il laboratorio urbano "Bande a parte" presso il Chiosco dei Francescani, e siamo stati un anno in quella sede. Quell'esperienza si è chiusa perché il cofinanziamento durava 5 anni. Dove saremmo andati? Io avevo analizzato il territorio e il Comune non aveva la possibilità di accontentare tutti. Ma nessuno ne avrebbe usufruito in maniera costante. Così chiedo ad altre associazioni, che magari avevano le nostre stesse esigenze, di condividere uno spazio tutti insieme.

Senza farlo apposta, in quel periodo il Comune stava lavorando al bando di amministrazione condivisa, i soggetti potevano essere privati o associazioni. Il Comune convocò tutte le associazioni, c'erano 50 persone a quella riunione. Cominciai a parlare con altre associazioni ed eravamo una decina di persone quando abbiamo presentato il progetto, avendo il principio che gli spazi che avremmo avuto in gestione sarebbero stati condivisi tra di noi. Cioè nessuno delle associazioni doveva avere ad uso esclusivo un locale, ma dovevano ruotare, proponendo al Comune di far fronte alle spese di mantenimento della struttura, che non dovevamo gravare sulla collettività.

Era passato un anno dal momento di presentazione del nostro progetto e l'approvazione, anche per questioni interne alla maggioranza. Turi aveva mostrato segni di innovazione, però forse all'interno della maggioranza c'era qualcuno che aveva una idea più ristretta. I locali comunali, così come sono adesso le cose, li gestisce il Comune, ma devi avere le risorse e il personale; di solito il Comune non può far fronte a questo e preferisce assegnare la gestione ad enti che operano sul territorio.

Nel dicembre del 2016 parte la CdI, condivisa da 6 associazioni a cui poi se ne sono aggiunte altre. Perché il principio era che tutte le associazioni che sposavano questo principio di sharing, di condivisione, potevano avvicinarsi e chiedere l'uso della struttura. Ad ognuno viene sottoposto il regolamento che prevede che bisogna calendarizzare ogni evento, in modo che non ci si sovrapponga. Fino ad ora l'esperimento ha funzionato, perché mettere insieme tante teste non è facile. Però in questo caso con un organizzazione buona, tranne piccoli inghippi, gli spazzi sono stati sempre aperti».

 

Quante associazioni ci sono in questo momento?

«Quelle che hanno costituito "Casa delle Idee" sono sei: Conturband, Artemista, Girasole, Giovanni Maria Sabino, Didiario e Viandante. Poi però si sono avvicinati TuriAttIva, l'associazione Dario Danese e radio Mistral.

Nessuna di queste ha chiesto di entrare nell'organizzazione che noi vorremmo estendere anche per promuovere il messaggio dell'amministrazione condivisa. Mentre all'inizio qualche associazione, non voglio fare nomi, andò dal comune e chiese "la sede ad uso esclusivo", cosa che era impossibile.

All'inizio chiunque si è affacciato noi lo abbiamo accolto. Sfido chiunque a dire che ha trovato le porte chiuse. Per esempio, all'inizio, alcuni individui sono entrati nell'organizzazione, come Daniela Angelillo che ci propose di fare una zona di coworking e noi inserimmo nel nostro atto costitutivo questo tipo di attività».

 

Sulla libreria nella "Casa delle Idee" c'è stata qualche polemica?

«Parecchie polemiche. Sicuramente è stato uno dei punti cruciali che ha creato un po' di scompiglio, perché veniva vista come un'attività prettamente commerciale e si diceva che all'interno dei locali comunali non si può fare un'attività commerciale. Quando in realtà ci sono altri esempi.

Comunque il settore libreria non è cartolibreria, come qualcuno, magari qualche rivenditore, pensa. L'attività svolta mira a fare cultura, promuovendo rassegne letterarie in maniera continuativa. Da noi vengono ogni mese due - tre ospiti a presentare libri, e non sono autori locali ma nazionali. Alina riesce a fare eventi che non gravano su nessuno, il che io mi chiedo anche come faccia. Non è facile, perché devi coprire i costi. Qualcuno pensa che quella sera si vendano 200 libri. No, a mala pena si riescono a coprire i costi. Quindi alla fine anche l'attività della libreria è un'attività culturale, dove l'aspetto della vendita dei libri è così marginale che comunque rientra nell'attività non a scopo di lucro.

Sulla Casa delle Idee alcuni hanno mormorato e ci sono stati diversi controlli che hanno fatto emergere che tutto era in regola. Altri, pochissimi, non fanno critiche ma illazioni. Mentre ci sono idee, molto sottaciute e non portate ad un dibattito pubblico chiaro, su come si dovrebbe gestire un immobile pubblico.

Perché qualcuno ha un modello migliore di questo per la gestione di uno spazio pubblico? Tutti sono bravi a dire facciamo le consulte cittadine, oppure mettiamo insieme tutte le associazioni. Ma di fatto che significa mettere insieme tutte le associazioni? Noi questo esperimento lo stiamo facendo in pratica e non è facile. Perché se non c'è lungimiranza ed elasticità, ci troviamo a litigare per una stanzetta. Però, ho detto, basta stare insieme tra persone corrette, dove non c'è da spartirsi niente, perché dove c'è da spartirsi qualcosa è più sicuro che si va incontro a litigi. Io una cosa del genere l'ho sempre avuta in mente e sono sempre stato ottimista, e poi i fatti parlano».

ANTONIO ZITA

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